Benzina, chi abbassa i prezzi e chi no. Sul caro energia, imprese e governo avanti piano
di Paolo Viana
Circa il 60% degli impianti di distribuzione ha ridotto i prezzi, resta un 11% che continua ad aumentarli. Il ministro Pichetto Fratin al convegno per i 70 anni del Cesi: non sappiamo quale sarà il quadro tra 20 giorni

Mettete le cinture, perché si guida a vista: sulla durata del decreto per il blocco delle accise, il governo può solo dire, come ha fatto ieri il ministro Gilberto Pichetto Fratin «vediamo man mano, perché non sappiamo quale sarà il quadro fra 20 giorni». Il titolare dell’Ambiente e della Sicurezza energetica interveniva al convegno per i 70 anni del Cesi, che per decenni ha affiancato operatori e istituzioni nello sviluppo delle reti elettriche e oggi è, tra l’altro, uno dei principali produttori mondiali di celle solari ad alta efficienza per applicazioni spaziali. Una cerimonia pensata in tempo di pace per un confronto sull’energia rinnovabile e che si è aperta con l’assillo delle pompe di benzina. In un giorno, secondo varie fonti, il decreto ha prodotto un calo intorno ai 14-15 centesimi al litro: stando al Mimit, il gasolio self service si è posizionato a 1,978 euro al litro contro i 2,123 euro al litro del giorno prima (-14,5 centesimi). La benzina venerdì mattina era a 1,734 euro al litro contro 1,885 euro al litro del giorno precedente (-15,1 centesimi). In autostrada, sempre al self service, il gasolio si trovava a 2,048 euro al litro contro 2,190 (-14,2 centesimi), la benzina a 1,812 euro al litro contro 1,967 (-15,5 centesimi). Quasi il 60% degli impianti di distribuzione in Italia (12.107 punti vendita) ha ridotto i prezzi, adeguando quelli consigliati di 24,4 centesimi di euro al litro. Solo l’11,4% degli impianti li ha ancora aumentati.
A soffrire non sono solo gli automobilisti. Gli attacchi iraniani hanno messo fuori uso il 17% della capacità di esportazione di gas naturale liquefatto dal Qatar e l’Italia cerca altri fornitori. «Stiamo parlando con tutti» ha detto il ministro, precisando però che «la posizione del governo italiano è quella dell’Unione Europea, che non mette assolutamente in discussione il blocco» delle importazioni di gas russo, precisando che gli stoccaggi non sono in emergenza e che saranno ricostituiti entro metà aprile.
Le imprese premono e «chi non ha contratti a prezzo fisso predeterminato soffre tantissimo» ha ammesso Pichetto Fratin, tradendo una certa esasperazione di fronte alle domande dei giornalisti sui prezzi: «Faccio il ministro, non il mago».
A dare la misura dell’incertezza ci ha pensato durante il dibattito al Cesi l’amministratore delegato di A2A Renato Mazzoncini, rivelando che, in questo momento, sul mercato elettrico, «se un cittadino chiedesse di firmare un contratto a prezzo fisso biennale, troverebbe una media attuale di prezzo alto e un prezzo al 2027 ancora basso, quindi può chiudere più o meno al prezzo che c’era fino a un mese fa. Il decreto bollette ha un po’ abbassato le curve al 2027, poi la guerra ha rialzato tutto ma la media è rimasta così. Il problema è che sta iniziando a calare la liquidità: un conto sono i prezzi, un altro quanto dal punto di vista finanziario c’è disponibilità di coprire questi contratti. Quindi, se tutti i cittadini corressero a fare un contratto fisso a due anni non saremmo in grado di farlo, perché di fatto non c’è più liquidità per riuscire a farlo: i mercati finanziari stanno iniziando a preoccuparsi di non riuscire a fare la previsione giusta. Siamo in un momento di volatilità enorme e in queste situazioni i mercati finanziari stabilizzano, però entro una forchetta, una dimensione che ritengono possibile. E questa si sta stringendo. Più passano i giorni e più timore il timore di una situazione come quella di ieri, di una guerra lunga e che questo effetto dei prezzi alti si prolunghi c’è».
La temperie di queste ore ha dunque condizionato il confronto al Cesi. Il ministro ha chiarito che la linea delle rinnovabili non sarà abbandonata ma «vista la crescita della domanda dobbiamo mantenere il gas come accompagnamento e in certi periodi incrementarlo». Pichetto Fratin è tornato a insistere sull’apertura al nucleare – indicando esplicitamente Edison e Enel – e ha auspicato l’approvazione della legge delega entro l’estate. «Abbiamo bisogno di un mix più bilanciato di oggi» si è limitato a dire Nicola Monti, ad di Edison. Anche Flavio Cattaneo, ceo di Enel, ha invitato a puntare sulla crescita delle rinnovabili (nucleare compreso), ma ha sottolineato che «non potremo mai avere un incremento di rinnovabili uguale a quello della Spagna, perché il nostro territorio ha caratteristiche morfologiche diverse». Si è mostrata più ottimista Giuseppina di Foggia, ad di Terna: «Nel breve e medio termine per l’indipendenza energetica non vediamo altro che l’integrazione delle rinnovabili. Per la sicurezza ma anche per l’impatto sulla bolletta degli italiani: il mix migliore sarebbe 80% di solare e eolico e 20% da fonti programmabili come il nucleare a bassa emissione».
© RIPRODUZIONE RISERVATA






