Le giravolte di Trump: da «distruzione totale» a «stop completo» degli attacchi in Iran
di Luca Miele
Il presidente Usa, prima evoca "la distruzione totale" del nemico, poi rinvia gli attacchi dopo colloqui "molto buoni e produttivi". Teheran: mineremo tutto il Golfo Persico, pronti a rispondere colpo su colpo

Il cambio di retorica è stato improvviso. E netto. Con una delle tante “piroette” alle quali ci ha da tempo abituato, il presidente Usa Donald Trump è passato, in rapidissima successione, dall’annuncio della (quasi) "vittoria" conseguita sull’Iran, al lancio (sabato) di un ultimatum di 48 ore con annessa minaccia di "colpire e annientare" le centrali elettriche iraniane, al disegno di scenari apocalittici ("pace attraverso la forza”, “ distruzione totale” dell’Iran”). Fino al nuovo colpo di scena: gli Stati Uniti rinviano gli attacchi all'Iran di 5 giorni grazie a colloqui – sono parole dello stesso Trump - "molto buoni e produttivi degli ultimi due giorni riguardo a una risoluzione completa e totale delle nostre ostilità in Medio Oriente". Un passo verso la pace? Un cambiamento di orizzonte concreto? O piuttosto, solo una mossa tattica del presidente Usa per prendere tempo? Per ora c'è da registrare la smentita di Teheran che ha negato che vi siano "negoziati in corso".
Alle minacce del tycoon, il regime degli ayatollah aveva risposto picche. Ieri, Teheran aveva fatto sapere di essere pronto, in caso di attacco, a "distruggere irreversibilmente" le infrastrutture vitali dell'intera regione, compresi gli impianti di desalinizzazione, insieme a "chiudere completamente" Hormuz, dove solo una manciata di navi è riuscita a passare in poco più di tre settimane di conflitto. Posizione ribadita anche oggi. "Avete attaccato i nostri ospedali noi no. Avete attaccato i nostri centri di soccorso, noi no. Avete attaccato le nostre scuole, noi no. Ma se attaccate la rete energetica, noi attaccheremo reti energetiche: risponderemo a qualsiasi minaccia con la stessa intensità”, hanno fatto sapere i Guardiani della Rivoluzione iraniani. Non solo. Il Consiglio di difesa iraniano ha minacciato di posizionare mine marine per bloccare l'intero Golfo Persico se le coste o le isole iraniane venissero attaccate. "Qualsiasi tentativo da parte del nemico di attaccare le coste o le isole iraniane comporterà naturalmente il minamento di tutte le vie di accesso e le linee di comunicazione nel Golfo Persico e lungo le coste con vari tipi di mine navali, comprese le mine galleggianti", si legge nella dichiarazione. "In tal caso, l'intero Golfo Persico si troverebbe per lungo tempo in una situazione praticamente simile a quella dello Stretto di Hormuz".
Negli ultimi giorni Egitto, Qatar e Regno Unito hanno fatto da tramite per lo scambio di messaggi, secondo quanto riferito ad Axios da un funzionario statunitense e da altre due fonti. Egitto e Qatar hanno informato Washington e Israele che l'Iran è interessato a negoziare, ma a condizioni molto rigide, enunciate da Tasnim, l'agenzia di stampa legata ai pasdaran: la garanzia che il conflitto non si ripeta; la chiusura delle basi militari statunitensi nella regione; il pagamento di un risarcimento all'Iran; la fine della guerra contro tutti i gruppi regionali affiliati all'Iran; l'attuazione di un nuovo regime giuridico per lo Stretto di Hormuz e il perseguimento penale e l'estradizione degli operatori dei media anti-iraniani.
Da parte sua, Donald Trump vuole che l'Iran si impegni su sei fronti: nessun programma missilistico per cinque anni; arricchimento dell'uranio pari a zero; smantellamento degli impianti nucleari di Natanz, Isfahan e Fordow; protocolli rigorosi di osservazione esterna per la creazione e l'utilizzo di centrifughe e macchinari correlati che potrebbero favorire un programma di armi nucleari; trattati sul controllo degli armamenti con i paesi della regione che prevedono un limite massimo di 1.000 missili; nessun finanziamento per gruppi affiliati come Hezbollah in Libano, gli Houthi in Yemen o Hamas a Gaza.
Entrambi gli elenchi mostrano chiaramente una distanza al momento incolmabile: l'Iran ha ripetutamente respinto diverse delle richieste americane. Per quanto riguarda le richieste iraniane, secondo un funzionario statunitense Trump considera la proposta di risarcimenti "inaccettabile", mentre secondo un altro funzionario, potrebbe esserci margine di negoziazione in merito alla restituzione dei beni congelati all'Iran.
La guerra, intanto, prosegue su tutti i fronti. Secondo l'emittente irachena Al-Ahd, citata dai media iraniani, un caccia americano è stato colpito nei cieli sopra l'Iran, precipitando poi in Kuwait. Esplosioni sono state avvertite nelle zone centrali, orientali e occidentali della capitale iraniana Teheran e in tutto il Paese, dove sono state attivate le difese aeree. A Bandar Abbas, una stazione radio è stata presa di mira e una persona è stata uccisa. Anche a Khorramabad e Urmia, due zone residenziali sono state colpite, causando vittime tra i civili. Anche a Isfahan, Karaj e Ahvaz si sono udite forti esplosioni. Ad Ahvaz, un ospedale è stato danneggiato dalle esplosioni come riporta al-Jazeera. Complessivamente, la Mezzaluna Rossa iraniana ha affermato che oltre 80mila siti civili sono stati colpiti, alcune sono stati completamente distrutti.
Resta alto l’allarme in tutto il Consiglio di Cooperazione del Golfo. Secondo quanto riportato da al-Jazeera, il ministero della Difesa saudita ha riferito dell'intercettazione di un drone. Gli Emirati Arabi Uniti, poche ore prima, avevano risposto a minacce missilistiche provenienti dall'Iran, invitando i cittadini a rimanere in luoghi sicuri. Riad ha dichiarato stamattina di aver intercettato diversi missili balistici, abbattendone uno in una zona disabitata, scenario purtroppo frequente dato che l'Iran sta tentando di colpire la provincia orientale, dove si trovano gli impianti petroliferi. Ad Abu Dhabi, un uomo è rimasto ferito dalla caduta di detriti in seguito a un'intercettazione. In Qatar, la popolazione si è svegliata con la notizia di un incidente in elicottero in cui hanno perso la vita sette membri dell'equipaggio. È certamente un episodio che avvicina la guerra alle nostre vite.
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