«Liberare la democrazia dalle manipolazioni digitali». Il manifesto di Piano B

di Redazione romana
Il testo firmato da 20 intellettuali e professori contro lo strapotere degli algoritmi nelle piattaforme social. «La guerra ibrida passa anche dalla disinformazione»
March 22, 2026
«Liberare la democrazia dalle manipolazioni digitali». Il manifesto di Piano B
(Habeas mentem, habeas faciem)
Per una democrazia libera dalla manipolazione digitale La democrazia non vive solo di voto. Vive di confronto pubblico tra idee e ragioni diverse,  di accesso equo all’informazione, alla qualità della stessa, vive di fiducia reciproca e di riconoscimento della dignità di ogni persona. La guerra ibrida non passa solo da carri armati e cyberattacchi: passa anche da disinformazione, cioè dal sabotaggio della fiducia. Quando i fatti diventano “opinioni” e ogni istituzione è dipinta come nemica, la democrazia perde il suo carburante: consenso informato e responsabilità. Le notizie palesemente “false” vengono diffuse in nome di un singolare pluralismo in cui le fake news vengono dipinte come “verità alternative”. L’obiettivo non è convincerti di una verità, ma stancarti fino al cinismo: “tanto sono tutti uguali”. Per questo difendere la democrazia oggi significa anche difendere spazi pubblici verificabili: media credibili, trasparenza e alfabetizzazione digitale.
Oggi, però, nello spazio digitale questo confronto è sempre più deformato. Le piattaforme non sono più semplici strumenti di comunicazione: sono diventate infrastrutture decisive della vita democratica. Attraverso sistemi di profilazione e algoritmi di raccomandazione, esse determinano cosa vediamo, cosa viene reso invisibile, quali contenuti vengono premiati e quali penalizzati. La tutela del dato è tutela della persona: chi controlla i dati può influenzare scelte, prezzi, servizi e perfino opportunità.
Servono regole chiare su raccolta, governance e uso, minimizzazione, sicurezza e responsabilità: senza, la fiducia digitale evapora. In molti casi, questi meccanismi favoriscono ciò che genera attenzione immediata: indignazione, rabbia, conflitto, odio. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: cresce la polarizzazione, si indebolisce la fiducia, si deteriora la convivenza civile. La manipolazione non avviene solo attraverso la censura: avviene anche attraverso l’amplificazione selettiva, l’opacità, la distorsione sistematica del dibattito pubblico. Le elezioni democratiche sono sempre più esposte alle campagne di disinformazione spesso messe in campo proprio dalle autocrazie. Un ecosistema digitale costruito per massimizzare il tempo di permanenza e la monetizzazione dell’attenzione mette a rischio principi fondamentali della nostra convivenza e della nostra Carta costituzionale, in particolare gli articoli 1, 2, 3 e 21: sovranità popolare, solidarietà, uguaglianza, libertà di espressione e dignità umana.
Per questo chiediamo un quadro di regole democratiche che non limiti la libertà di parola, ma garantisca trasparenza, responsabilità e controllo pubblico su infrastrutture private che oggi condizionano lo spazio pubblico. Chiediamo in particolare: 
- Trasparenza sugli algoritmi che determinano la visibilità e la diffusione dei contenuti, e sul funzionamento dei sistemi di raccomandazione. 
- Responsabilità effettiva (cominciando dal riconoscimento del ruolo editoriale delle piattaforme) per chi progetta e gestisce sistemi che incentivano odio, illegalità e disinformazione, attraverso modelli di business fondati sull’amplificazione del conflitto. 
- Accesso ai dati per la ricerca e controlli indipendenti, affinché sia possibile valutare con strumenti scientifici l’impatto delle piattaforme sul dibattito pubblico e sulla salute democratica.
- Protezione reale dei minori online, con standard verificabili e sanzioni proporzionate in caso di inadempienza.
- Identità riconoscibile nelle discussioni pubbliche digitali, per ridurre l’impunità e contrastare l’uso dell’anonimato come strumento di intimidazione, manipolazione e aggressione sistematica.
- Chatbot e sistemi di intelligenza artificiale chiaramente identificabili, per impedire che interazioni artificiali si confondano con il confronto tra cittadini.
- Regole antitrust efficaci, per contrastare monopoli e concentrazioni di potere che riducono pluralismo, concorrenza e libertà di scelta.
- Educazione al digitale dei minori e degli adulti, per sviluppare e aumentare le capacità individuali e comunitarie di uso efficace ed emancipativo del digitale, integrandolo nella vita e nel lavoro, senza subirne gli effetti di minorizzazione e riduzione delle libertà.
Nel 1679 l’Habeas Corpus Act del 1679, un principio affonda le radici nella Magna Carta del 1215, nasce lo Stato di diritto. Il principio afferma che nessuno può essere privato della libertà personale senza una base legale e senza un controllo immediato di un giudice. In questo senso rappresenta una delle garanzie fondamentali contro l’arbitrio del potere esecutivo e uno dei pilastri delle democrazie costituzionali moderne. E’ arrivato oggi il momento, nell’era delle piattaforme digitali, di affiancare a questo principio quello dell’habeas mentem e dell’habeas facies. Le piattaforme vogliono trasformarci in fegato e bile, noi crediamo alla sovranità delle nostre menti e dei nostri cuori e alla bellezza dei nostri volti. Dobbiamo essere noi, società civile a decidere lo spartito e la musica da suonare.  La libertà non è solo poter parlare. È poter discutere senza essere manipolati.
(in ordine alfabetico) Leonardo Becchetti, Marco Bentivogli, Luigino Bruni, Carla Collicelli, Chiara Giaccardi, Enrico Giovannini, Elena Granata, Luca Jahier, Mauro Magatti, Alfredo Marra, Eugenio Mazzarella, Ugo Morelli, Vittorio Pelligra, Ernesto Preziosi, Ermete Realacci, Alessandro Rosina, Roberto Rossini, Valentina Rotondi, Paolo Venturi, Giorgio Vittadini

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