La Renania certifica il crollo della Spd. Vince la Cdu, l'ultradestra fa il suo record

di Vincenzo Savignano, Berlino
Dopo 35 anni i socialdemocratici perdono leadership e guida del governo del land della Renania Palatinato. Ne esce indebolita la coalizione di governo
March 23, 2026
La Renania certifica il crollo della Spd. Vince la Cdu, l'ultradestra fa il suo record
Gordon Schnieder, vincitore per la Cdu in Renania / Reuters
Dopo 35 anni i socialdemocratici perdono leadership e guida del governo del land della Renania Palatinato. Nel land occidentale, che come capoluogo ha Magonza, confinante con Belgio, Lussemburgo e Francia, regione nel cuore dell’Europa, ha vinto la Cdu (31%) con il suo candidato ministro-presidente, Gordon Schnieder, scavalcando la Spd crollata di quasi 10 punti percentuali al 25,9%. Ieri sera il volto stanco e triste, quasi sfiduciato, di Alexander Schweitzer, candidato dei socialdemocratici, ha descritto il momento complesso che sta vivendo il suo partito, sconfitto in una delle storiche roccaforti. Oltre al crollo della Spd, anche in Renania Palatinato va segnalata la scomparsa del partito liberale Fdp (2,3%). Fuori dal parlamento regionale anche la sinistra radicale della Linke (4,4%), che non supera lo sbarramento del 5%. E attenzione: la destra ultranazionalista di Afd ha più che raddoppiato i suoi voti, raggiungendo il 19,5%, il suo miglior risultato di sempre in un land della Germania Ovest. «Ora saremo una forte opposizione. Abbiamo 24 deputati e possiamo esercitare un potere significativamente maggiore. Abbiamo anche la possibilità di istituire commissioni parlamentari d'inchiesta, ad esempio, per indagare sulla gestione della pandemia di coronavirus da parte del governo regionale. E lo faremo sicuramente», ha dichiarato Jan Bollinger, capogruppo parlamentare dell'Afd e candidato di punta nell'assemblea legislativa regionale.
Dal voto di ieri quindi ne esce rafforzata la Cdu, ma indebolita la coalizione di governo con una Spd ormai caduta nella crisi più profonda, forse della sua storia, e l’avanzata di Afd non è più un timore, bensì un fatto concreto. La Cdu di Merz avrà 9 ministri-presidenti su 16 nei länder tedeschi, con la cancelliera Angela Merkel erano arrivati anche 10, hanno sottolineato media ed analisti tedeschi, continuando ad alimentare il confronto Merz-Merkel che sembra infastidire l’attuale cancelliere. Tuttavia il cancelliere sembra uscire rafforzato da queste elezioni regionali primaverili nel Baden-Württemberg, dove la Cdu ha comunque guadagnato, e in Renania Palatinato, dove tornerà ad avere un ministro-presidente dopo 35 anni. Merz ha nuovamente confermato l’intenzione di portare avanti le riforme promesse soprattutto dello Stato sociale e delle pensioni. Non è preoccupato delle accuse di media ed istituti economici per i mancati investimenti ed utilizzo dei fondi straordinari creati dal debito record. Il capo del governo di Berlino, anche alla vigilia del voto, ha ribadito ciò che aveva detto ad inizio legislatura: «Riforme ed investimenti in infrastrutture finanziate dal debito arriveranno, ma ci vorrà del tempo, bisogna aspettare il 2026».
Ma ora il vero problema di Merz è la Spd in crisi, già ieri sera si è incontrato con il ministro delle Finanze, vicecancelliere e leader socialdemocratico Lars Klingbeil. La debolezza e i malumori interni della Spd potrebbero far deragliare o rallentare i progetti di riforma di Merz e dell’Unione Cdu/Csu. L’avvio delle riforme viene considerato fondamentale dai cristiano-democratici anche in vista delle elezioni regionali di settembre nei länder orientali della Sassonia-Anhalt e del Meclemburgo-Pomerania, dove Afd, secondo gli ultimi sondaggi, se si votasse oggi sarebbe ampiamente il primo partito, ottenendo il 39 ed il 34%. A settembre si vota anche nella capitale Berlino, dove la Cdu potrebbe confermarsi primo partito, ma Afd potrebbe scavalcare la Spd per un sorpasso storico, quasi umiliante per i socialdemocratici e per tutto il mondo politico tedesco, che non è riuscito ad arginare in nessun modo l’avanzata della destra ultranazionalista. Alternative für Deutschland non è più uno spauracchio, non è più un voto di protesta, bensì il presente e probabilmente il futuro politico della Germania. In media un elettore su quattro oggi nella Repubblica federale tedesca vota per Afd. Nei länder orientali uno su tre, in alcune regioni uno su due.

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