Indigna l'Irlanda la storia di Sakila, morto come George Floyd

Fiori e preghiere sul marciapiede dove è stato immobilizzato da vigilanti, schiacciandolo a terra, un trentenne senza dimora di origine congolese. Un video documenta l’accaduto. Aperta un'inchiesta
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May 23, 2026
Indigna l'Irlanda la storia di Sakila, morto come George Floyd
Un frame del video registrato dai passanti il 15 maggio: Sakila è immobilizzato a terra
È una vera e propria processione quella che da giorni attraversa Henry Street, nel cuore commerciale del centro di Dublino. Davanti alle vetrine di Arnotts, il grande magazzino dove Yves Sakila è stato immobilizzato dagli agenti della security privata del negozio prima di morire, i passanti si fermano in silenzio, pregano, lasciano fiori e candele sul selciato. Qualcuno abbassa lo sguardo verso quel punto dell’asfalto diventato ormai un memoriale improvvisato. Altri restano immobili per qualche istante, mentre intorno la città continua a correre tra autobus, tram e buste dello shopping.
A una settimana dalla morte del 35enne di origine congolese, avvenuta il 15 maggio, le immagini del fermo – riprese dagli smartphone dei passanti – continuano a scuotere l’Irlanda e a evocare, per molti, il ricordo di George Floyd, l’afroamericano ucciso da un agente di polizia durante un arresto a Minneapolis nel 2020. Secondo la ricostruzione fornita dalla Garda, la polizia irlandese, l’episodio è avvenuto dopo il presunto furto di un profumo all’interno del negozio. Durante la fuga Sakila avrebbe urtato un anziano passante prima di essere raggiunto e immobilizzato dagli addetti alla sicurezza privata. I video mostrano chiaramente l’uomo trattenuto sull’asfalto per diversi minuti mentre alcuni presenti gridano agli addetti di fermarsi. In una delle sequenze più discusse, uno degli uomini della sicurezza appare inginocchiato sulla parte superiore del corpo di Sakila. Poco dopo, l’uomo ha perso conoscenza ed è stato trasportato d’urgenza in ospedale, dov’è morto nelle ore successive.
Secondo diverse fonti giornalistiche irlandesi che hanno raccolto testimonianze di amici e familiari, Sakila risiedeva in Irlanda da oltre vent’anni e in passato aveva lavorato nel settore informatico e tecnologico. Negli ultimi anni, però, avrebbe attraversato periodi difficili segnati da precarietà abitativa e gravi problemi personali. La diffusione dei filmati della sua morte ha provocato un’ondata di indignazione nel Paese. Centinaia di persone hanno partecipato a manifestazioni e veglie a Dublino dietro lo slogan “Justice for Yves”. Giovedì scorso la protesta si è spostata di fronte a Leinster House, la sede del parlamento irlandese, chiedendo che le autorità puniscano i colpevoli. Le associazioni antirazziste e i rappresentanti della comunità africana parlano di uso sproporzionato della forza e chiedono di chiarire le responsabilità della security e degli agenti intervenuti in seguito. Il caso ha assunto rapidamente anche una dimensione diplomatica. Il governo della Repubblica democratica del Congo ha espresso «profonda preoccupazione» per la morte del proprio cittadino e ha chiesto alle autorità irlandesi di fare piena luce sull’accaduto, invitando però alla calma per evitare tensioni e scontri.
Sotto pressione politica e mediatica, il primo ministro irlandese Micheál Martin ha definito i video «molto inquietanti» e ha promesso un accertamento completo dei fatti. Le indagini sono state affidate sia alla Garda che al Fiosrú, l’organismo indipendente che supervisiona il comportamento delle forze dell’ordine irlandesi. Anche Arnotts, uno dei grandi magazzini più noti della capitale, ha espresso «profondo rammarico» per quanto accaduto e ha annunciato la sospensione del personale coinvolto, oltre a una revisione interna delle procedure di sicurezza.
Il nodo centrale dell’inchiesta dovrà chiarire se la morte di Yves Sakila è stata provocata direttamente dalle modalità dell’immobilizzazione. L’autopsia preliminare non avrebbe ancora stabilito in modo definitivo le cause del decesso, mentre ulteriori esami sono ancora in corso. Intanto, la Relatrice speciale dell’Irlanda sul razzismo e l’uguaglianza razziale, Ebun Joseph, ha scritto al Ministro della Giustizia sollecitando un’indagine «completa, trasparente, indipendente e tempestiva» sulle circostanze della morte. Joseph sostiene anche che sia arrivato il momento per l’Irlanda di fare i conti con quella che considera una crescente retorica anti-immigrazione che sta erodendo i progressi ottenuti con fatica dal Paese nella lotta al razzismo. Negli ultimi anni le proteste contro gli immigrati sono diventate infatti sempre più frequenti in Irlanda, e sono culminate in una serie di gravi disordini nel centro di Dublino nell’ottobre 2023.

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