In Nigeria è stato ucciso un sacerdote
e assaltata una parrocchia

Padre Oyetoro è stato trovato accoltellato lungo una strada In una regione del Sud. Uomini armati hanno fatto irruzione in una parrocchia e rapito tre persone: un seminarista è riuscito a liberarsi
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August 4, 2026
In Nigeria è stato ucciso un sacerdote
e assaltata una parrocchia
Un ritratto di padre Oyetoro / Fides
La Nigeria (e non solo quella del Nord) precipita nuovamente nel buco nero dei rapimenti di massa, degli omicidi mirati, del caos organizzato. Nell’ultima settimana la Chiesa è finita nel mirino dei cosiddetti “bandits” almeno due volte in pochi giorni. La prima con l’uccisione a colpi di machete di padre Samuel Opeyemi Oyetoro, massacrato il 29 luglio lungo la Church Road, ad Ajaokuta, nello Stato di Kogi. Il sacerdote si trovava in visita in una parrocchia non lontana dalla sua, nel centro-sud della Nigeria, dove cristiani e musulmani convivono. La chiave confessionale dunque non spiega il dramma. Solo oggi la comunità di Santa Maria di Egbe, alla quale apparteneva padre Samuel, può piangere il suo sacerdote colpito ripetutamente con l’arma bianca. Il secondo episodio violento – il rapimento di tre uomini, due dei quali seminaristi nella chiesa del villaggio – risale a domenica scorsa nella parrocchia di St Joseph, nell’Enugu State, sempre al Sud.
«Stava piovendo e ci stavamo preparando per andare in chiesa – ha raccontato un testimone ad una testata locale –. All'improvviso abbiamo visto la gente correre verso di noi gridando che un seminarista e altri fedeli erano stati rapiti. I sequestratori erano in sette, tutti armati di fucili AK-47. Ma abbiamo dovuto fermarci: come potevamo inseguire uomini armati a mani nude?», racconta un testimone a Premium Times. Uno dei due seminaristi, secondo le fonti, sarebbe stato liberato, mentre l’altro e il giovane laico si trovano ancora nelle mani dei criminali, ma la comunità cristiana locale non si arrende e vuole riportarli a casa. Dal 2 agosto ad oggi il villaggio di Inoyi si è mobilitato nella ricerca degli scomparsi: il comando di polizia locale in una nota dice di aver schierato «agenti, guardie forestali e anche membri del Neighbourhood Watch», i volontari della vigilanza di quartiere. L’autodifesa è diventata la norma in un Paese immenso, dove operano decine di gruppi armati e dove il Clingendael Institute descrive una commistione articolata tra jihadismo, banditismo e milizie locali.
L’ipotesi più verosimile è che i rapimenti siano a scopo estorsivo. Non si fermano alle chiese cristiane e preoccupano seriamente la Nigeria di Bola Tinubu, frammentata e difficile da controllare. L’ultimo rapimento di massa è avvenuto nel Nord Ovest, a Zamfara, di gran lunga la regione più insicura: ben 52 persone sono state rapite nella notte tra sabato e domenica scorsa.
Un gruppo di uomini armati in motocicletta ha fatto irruzione nel villaggio di Kasuwar Daji, nell’area di Kaura Namoda. Secondo le testimonianze raccolte dall’ Afp il primo obiettivo era una base militare ai margini della comunità, poi il commando si è spinto più dentro nel villaggio. «Sono passati di casa in casa, rapendo molte persone», ha raccontato all’ Afp uno dei residenti, Ahmad Usman. «Hanno portato via le mogli dei miei due figli e rapito anche due ragazze adolescenti della mia famiglia». I vescovi nigeriani hanno più volte denunciato che «il sangue dei cittadini nigeriani, cristiani e musulmani, continua a scorrere mentre i responsabili restano impuniti». Il vero bersaglio di gruppi armati senza volto è una popolazione inerme costretta a difendersi da sé.

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