Lacrime di coccodrillo sui detenuti palestinesi: no ai rettili nel fossato, gli animali si rispettano
di Luca Foschi
La Corte Suprema ha sospeso il trasferimento dei predatori dopo il ricorso di un gruppo animalista. Avrebbero dovuto impedire le evasioni da una prigione nel Negev

Sono tutti salvi, per il momento, i feroci prigionieri evasori e gli indifesi coccodrilli. Gloria alla democrazia. Domenica la Corte distrettuale di Gerusalemme ha imposto un’ingiunzione temporanea che impedirà il trasloco di una corposa squadra di zannuti predatori nei fossati già ricavati intorno alla prigione di Ketziot, pregevole struttura detentiva costruita fra i miraggi desertici del Negev. Scopo dell’iniziativa, lanciata dal ministro israeliano della Sicurezza Itamar Ben-Gvir, principe del sionismo religioso e armato, era quello di affidare la sicurezza di un’ala del carcere occupata dai miliziani palestinesi all’infallibile plotone rettile. Se il bianco lenzuolo annodato alle sbarre fosse sfuggito ai secondini, ai fari delle torrette e all’iper-tecnologia concentrazionaria, coppie di opalescenti occhi a filo d’acqua avrebbero senza dubbio rilevato la presenza degli anomali natanti, i lunghi nasi arpionato l’odore denso del terrore, le mandibole giurassiche messo fine alla fuga. Per fortuna il bistrattato medioevo riesce sempre a mettere una pezza ai fallimenti della postmodernità. Nel malcapitato caso in cui, come la statistica suggerisce, ai palestinesi segregati fosse venuto meno l’ardire, l’acquario sarebbe andato a aggiungersi ai colpi di teatro persecutori di Ben-Gvir, più volte ritratto nel corso dell’ultimo anno durante le sue mediatiche discese infernali, fieramente Cerbero, Minosse e Caronte a un tempo: le minacce a un emaciato, irriconoscibile Marwan Barghouti, il “Mandela palestinese”, le immagini di Gaza distrutta appese ai lugubri corridoi carcerari, gli spot girati durante le ispezioni improvvisate alle celle dei miliziani di Hamas, legati, bendati e genuflessi, proprio come gli equipaggi internazionali della Flotilla diretta a Gaza. Lo spettacolo oltre il diritto, la campagna elettorale in forma di girone dantesco.
Non tutti però abboccano alla subliminale rappresentazione della vendetta. È stata una petizione del gruppo “Lasciate vivere gli animali” a gettare un sasso nell’ingranaggio. I giudici si sono visti costretti a considerare i coccodrilli specie protetta, inadatta a popolare le insalubri vasche della prigione. Un mese fa, la ministra dell’Ambiente Idit Silman, ignorando il suggerimento dell’Autorità della natura e dei parchi, perplessa per il destino degli animali, dell’ambiente, dei lavoratori e dei prigionieri, aveva riclassificato i rettili come «animali selvatici allevati dall’uomo», quindi perfettamente a loro agio fra le paludi artificiali. «Le denunce sui possibili danni ai coccodrilli richiedono un approfondimento e giustificano un ordine che blocchi il trasferimento, così come qualsiasi attività volta a individuare o preparare gli animali per lo spostamento», ha scritto il giudice Avraham Rubin nella sentenza. Ben-Gvir e Silaman sono chiamati a rispondere entro mercoledì, poi la sentenza definitiva. Eppure tutto era pronto, aveva reso noto il ministero della Sicurezza, dalle procedure di assistenza ai rettili alle celle per il loro sacrosanto riposo. Costo totale, appena 7 milioni di dollari. Tempi difficili, se anche la “South Florida detention facility”, meglio nota come “Alligator Alcatraz”, la prigione per migranti statunitense, è stata chiusa il 25 giugno dopo nemmeno un anno di vita. Struttura temporanea, troppo onerosa ed esposta alle recriminazioni umanitarie e ambientaliste. Amari, incomprensibili cedimenti. Nel sito di “Lasciate vivere gli animali” non compaiano tuttavia coccodrilli festanti e insuperbiti, tanto meno palestinesi, soppiantati curiosamente dal pastore tedesco Bronson, che «merita felicità», e dall’adorabile gattino Rashrash. A loro i migliori auguri per una rapida adozione in una casa calda e accogliente, fornita di un rifugio avulso dal fragore che spargono i tamburi della guerra. Uomini e coccodrilli, com’è noto, si faranno bastare le lacrime.
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