Prima le minacce, poi l'annuncio. Trump riapre (forse) i negoziati con l'Iran
di Luca Miele
La decisione del presidente Usa dopo le pressioni dell'Arabia Saudita. Ma per gli analisti è "gioco" già visto

Tutto già visto, ha tagliato corto l’Associated Press. Prima “il cupo avvertimento a Teheran” del presidente Usa, con il quale Donald Trump si è detto sul punto di ordinare alle forze statunitensi di "annientare" le sue centrali elettriche o di impadronirsi di parti fondamentali della sua industria petrolifera se i suoi leader non accetteranno rapidamente le condizioni degli Stati Uniti per porre fine alla guerra. Poi il “ripensamento dell'ultimo minuto”, questa volta su sollecitazione degli alleati del Golfo. Evaporizzato "il più grande attacco dalla Seconda Guerra Mondiale", si punta a riaprire i dossier, compreso quello sul nucleare. Usa e Iran tornano nel pomeriggio – almeno in teoria - al tavolo dei negoziati, trattative sfibrate da una serie, ormai lunghissima, di stop and go, di voltafaccia e ritorsioni reciproche. Siamo, scrive ancora l’Ap, davanti a una carta che il presidente Trump ha già giocato più volte, in questa guerra che ormai langue da cinque mesi e della quale si continua a non indovinare le possibili via di uscita. “La strategia del "duro gioco" – affinata da Trump durante gli anni di competizione nel settore immobiliare newyorkese e poi impiegata in politica – mira a generare progressi nelle trattative attraverso la pressione e il caos. Ma questa tattica si scontra con la teocrazia iraniana, che ritiene di avere una soglia di tolleranza al dolore strategico più alta di quella di Washington”.
Le trattative serviranno a resuscitare il Memorandum d’intesa siglato lo scorso 17 giugno e subito affossato dai raid? Impossibile dirlo. Per ora si sa che la diplomazia prova a riguadagnare terreno. Secondo le ricostruzioni della stampa Usa, la decisione di Trump di annullare gli attacchi sarebbe arrivata dopo che i media statali sauditi hanno riferito che il principe Mohammed bin Salman aveva spinto per una de-escalation. Secondo una persona informata della telefonata avvenuta domenica, che non era autorizzata a rilasciare dichiarazioni pubbliche e ha richiesto l'anonimato, “il principe ereditario ha affermato che un'escalation dei combattimenti potrebbe avere gravi ripercussioni sull'economia globale se Teheran rispondesse a un nuovo bombardamento statunitense prendendo di mira alcuni degli alleati degli Stati Uniti nel Golfo”. Separatamente, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha parlato con alti funzionari sauditi e pachistani in una serie di colloqui. L'obiettivo: dare ossigeno alle trattative.
Resta l’ambiguità e lo spettro del continuo ricorso alla forza. Secondo quanto riportato dalla Cnn, un alto ufficiale del comando militare statunitense che conduce la guerra del presidente Donald Trump contro l'Iran, avrebbe inviato tramite e-mail, un appello ai militari chiedendo alle truppe idee "creative e non convenzionali" per punire l'Iran. "Stiamo cercando nuovi modi creativi e non convenzionali per fare pressione e punire l'Iran", ha scritto un ufficiale del ramo intelligence del Comando Centrale degli Stati Uniti in un messaggio inviato mercoledì a un ampio gruppo di analisti militari. Una seconda fonte ha anche affermato che un alto ufficiale militare statunitense ha inviato il messaggio la settimana scorsa sollecitando nuove idee su come affrontare l'Iran.
Come scrive ancora la Cnn, la richiesta di informazioni "in stile crowdsourcing" è un segnale delle opzioni limitate – e potenzialmente impopolari – a disposizione di Trump per costringere l'Iran a un accordo alle sue condizioni. Sperando di trovare un'alternativa, "il funzionario del Centcom ha avviato una sessione di brainstorming via e-mail per vedere se qualcuno avesse un'idea migliore". La seconda fonte ha affermato che il Centcom sta valutando ogni possibilità, "riconoscendo la necessità di rivalutare la strategia".
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