Il bracciante 19enne stroncato da malore e il divieto di lavorare nelle ore più calde
Un 19enne stroncato dall'alta temperatura nel Cremonese. La Flai: «Niente lavoro almeno fino alle 17 quando le condizioni sono così estreme». Anche martedì bollino rosso in 25 città

«Nel 2026 non si può morire di lavoro... Bisogna capire bene cosa è accaduto». Fabio Singh, segretario della Flai Cgil di Cremona, cerca risposte. Il decesso di un bracciante romeno di 19 anni nelle campagne di Stagno Lombardo è tutto da chiarire. L’unico punto fermo sembra essere il caldo atroce che incombe sulla pianura padana: una fornace, specialmente per chi fatica per ore nei campi. Dal 14 giugno , rimarca la Flai Cgil, almeno 16 lavoratori agricoli hanno perso la vita, di cui 5 stroncati dalle temperature troppo elevate.
Il ragazzo, secondo quanto ricostruito dai carabinieri, si è sentito male verso le 17, quando il termometro segnava 37 gradi, e poi è morto in serata in ospedale. «L’ordinanza regionale prevede lo stop delle attività tra le 12.30 e le 16 - riflette Singh - ma è evidente che in queste condizioni eccezionali andrebbe prolungata almeno di un’ora: il calore di fatto resta lo stesso fino a sera».
La dinamica del dramma resta tutta da capire: il giovane era impegnato nella raccolta dei pomodori, iniziata a metà luglio, che però solitamente non avviene in modo manuale. «L’intera zona è caratterizzata dalla raccolta meccanizzata del prodotto - sottolinea Singh - non è chiaro se la vittima si trovasse sul terreno o a bordo di un macchinario». Il 19enne (le cui generalità non sono ancora state rese note per rispetto della famiglia, che si sta cercando di rintracciare) lavorava con contratto regolare per un’azienda piacentina, che probabilmente ha terreni in affitto nei campi cremonesi. Va però verificato se le sue mansioni prevedevano di essere impiegato proprio in quel luogo e a quell’ora. Sarà poi l’autopsia a stabilire le cause del decesso. Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil invitano a verificare eventuali «condizioni estreme, da considerare nel caso una grave e insopportabile violazione del diritto a un lavoro dignitoso e rispettoso delle regole».
Il gran caldo non dà tregua all’intero Centro Nord: ieri le temperature hanno oscillato nuovamente ben sopra ai 35 gradi fino a sera inoltrata. Un problema non solo per i lavoratori ma anche per anziani e bambini rimasti in città. E la situazione non sembra destinata a migliorare a breve. Fino a domani si prevedono infatti 25 città, su 27 monitorate, col bollino rosso di allerta del ministero della Salute per le ondate di calore. Per registrare un lieve calo delle temperature bisognerà attendere il 7 agosto, quando dovrebbero scatenarsi alcuni temporali specie sulle Alpi.
Intanto però aumenta il rischio degli incendi. Ieri è proseguita la lotta contro il rogo che nell'Aquilano va avanti dal 22 luglio e che finora ha distrutto oltre 74 ettari di prateria e boschi: in azione cinque canadair e un elicottero della protezione civile. Le fiamme si sono riattivate più volte a causa del caldo e del vento, dal territorio del comune di Lucoli, con il fronte del fuoco lungo chilometri che si è avvicinato alle frazioni del comune dell'Aquila, di Roio Piano, Roio Poggio e Santa Rufina.
Grande preoccupazione anche negli allevamenti. «Il periodo estivo comporta fisiologicamente un calo della produzione di latte - spiega Luciano Nucci, presidente di Confcooperative Toscana - , ma temperature come quelle di queste settimane aggravano enormemente il problema e aumentano le difficoltà delle aziende zootecniche».
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