In Giappone debutta l'affido condiviso in caso di separazione
di Cinzia Arena
La norma rivista dopo 80 di affido esclusivo ad un solo genitore anche per le critiche internazionali in caso di padri stranieri di fatto esclusi dalla vita dei figli

Un ruolo paritario per entrambi i genitori: sembra scontato ma non lo è. Il Giappone ha da oggi una nuova legge che consente, dopo il divorzio, l’affidamento congiunto dei figli, con l’obiettivo di permettere a mamma e papà di continuare a svolgere un ruolo nella loro crescita in un contesto di modelli familiari sempre più diversificati.
Si tratta della prima modifica apportata alla normativa sull’affidamento da quasi ottant’anni, dal lontano 1947. Il codice civile giapponese permette ora ai genitori divorziati di scegliere tra affido esclusivo e affido congiunto, superando il sistema precedente che consentiva l’affidamento a un solo genitore, nella stragrande maggioranza dei casi la madre. La nuova legge ha valore retroattivo e può essere applicata anche a persone che hanno già divorziato.
La riforma arriva dopo le critiche internazionali rivolte al Giappone per i tanti casi di sottrazione dei figli da parte di coniugi giapponesi nei confronti di partner stranieri, con conseguente difficoltà per questi ultimi a mantenere rapporti nel corso del tempo. Secondo i dati del ministero della Giustizia giapponese, nel 2021 i minori con genitori divorziati erano circa 180mila.
La riforma introduce anche nuove misure contro il mancato pagamento del mantenimento, tra cui versamenti provvisori di 20mila yen (110 euro) al mese per ogni figlio nel caso in cui non venga raggiunto un accordo al momento del divorzio. Per affrontare il problema crescente del mancato versamento del mantenimento, la riforma introduce inoltre un privilegio legale che consente a un genitore di rivalersi con priorità sui beni dell’altro, anche senza mediazione del tribunale di famiglia. L’importo massimo è fissato a 80mila yen (437 euro) al mese per figlio.
In linea generale, saranno i genitori a decidere se optare per l’affidamento esclusivo o congiunto, ma in caso di disaccordo interverrà il tribunale di famiglia per stabilire le modalità dell’affidamento.
I sostenitori dell’affidamento congiunto ritengono che il nuovo sistema permetta a entrambi i genitori divorziati di partecipare all’educazione dei figli secondo i detrattori invece c’è il rischio di una minore protezione dei bambini in caso di abusi o violenze domestiche.
Nei casi in cui vi sia il sospetto di violenza domestica o abusi da parte di uno dei genitori, l’altro otterrà l’affidamento esclusivo. Restano però dubbi sulla capacità dei tribunali di famiglia di valutare correttamente queste situazioni.
Associazioni a tutela delle vittime di violenza domestica hanno espresso non poche preoccupazioni per il rischio che l'affido condiviso possa costringere le vittime a mantenere contatti con ex partner o genitori abusanti. "Gli abusi psicologici tendono a essere sottovalutati dai tribunali giapponesi", ha dichiarato all'agenzia Afp Shiho Tanaka, responsabile di un gruppo di supporto per genitori single. Dello stesso avviso l'avvocata Harumi Okamura, secondo cui il sistema di mediazione "privilegia l'ascolto paritario delle parti e, in nome della neutralità, non segnala i comportamenti abusivi".
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