Non solo Hormuz: perché la chiusura di Bab el-Mandab può strozzare l'economia mondiale

È lo scenario più temuto dagli analisti: la chiusura contemporanea dei due stretti, dopo le minacce degli Houthi di allargare i fronti del conflitto in Iran
April 1, 2026
Sostenitori degli Houthi partecipano a una protesta contro gli Stati Uniti e Israele e in solidarietà con il popolo palestines
Sostenitori degli Houthi partecipano a una protesta contro gli Stati Uniti e Israele e in solidarietà con il popolo palestinese/ ANSA
C’è solo un incubo peggiore, per l’economia mondiale, della chiusura dello Stretto di Hormuz. La chiusura contemporanea dello Stretto di Hormuz e dello Stretto di Bab el-Mandab. Uno scenario già minacciato dagli Houthi, che si sono detti pronti ad aprire un nuovo fronte di una guerra che è sempre più un conflitto concentrato sulle infrastrutture vitali: dall’energia all’acqua. “La chiusura effettiva e simultanea dello Stretto di Hormuz e di Bab el-Mandab causerebbe gravi disagi alle catene di approvvigionamento globali e all'economia mondiale”, ha scritto il sito di analisi The Conversation. Secondo il think tank Chatham House "qualsiasi interruzione prolungata farà aumentare i costi di trasporto marittimo, i prezzi del petrolio e metterà ulteriormente a dura prova una fragile economia globale già provata dagli effetti della guerra in Iran".
Lo Stretto di Bab el-Mandab - che collega il Mar Rosso con il golfo di Aden e quindi con l'Oceano Indiano – è considerato uno dei passaggi marittimi più strategici e, al tempo stesso, vulnerabili al mondo. Perché esposto a una serie di rischi “strutturali”: instabilità politica, minacce armate, attività criminali, tensioni geostrategiche. Una miscela esplosiva - che con la guerra in Iran che si infilata in un vicolo cieco – che, di fatto rende, lo Stretto una delle vie di transito più pericolose per il trasporto marittimo globale. Il passaggio riveste oggi un ruolo fondamentale nel commercio globale, già fortemente sofferente per la chiusura “selettiva” dello Stretto di Hormuz: è l'unico accesso marittimo diretto al Canale di Suez, il principale collegamento tra Europa e Asia. Ogni anno vi transita tra il 10% e il 12% del commercio marittimo internazionale con migliaia di navi che trasportano merci essenziali.
Nel 2023, 9,3 milioni di barili al giorno di petrolio greggio e liquidi petroliferi hanno attraversato lo stretto, quasi il 12% del petrolio trasportato via mare a livello globale, secondo l'Energy Information Administration statunitense. Solo lo Stretto di Malacca, con 24 milioni di barili al giorno, e lo Stretto di Hormuz, con 21,8 milioni, hanno trasportato più petrolio greggio quell'anno. Tale flusso è calato drasticamente nel 2024 a circa 4,1 milioni di barili al giorno, dopo che gli attacchi degli Houthi contro le navi hanno interrotto il traffico. Gli effetti si sono estesi oltre lo stretto stesso. I flussi attraverso il Canale di Suez e l'oleodotto Suez-Mediterraneo sono diminuiti da 8,8 milioni a 4,8 milioni di barili al giorno. Secondo l'Agenzia Internazionale dell'Energia, nel 2025, circa 4,2 milioni di barili di petrolio greggio e liquidi petroliferi hanno attraversato lo Stretto ogni giorno, pari al 5% della produzione mondiale. Nell'ultimo trimestre del 2025, circa il 40% delle 3.426 navi che hanno attraversato il Canale di Suez trasportava combustibili fossili.
Il blocco di questo imbuto, largo circa 30 chilometri nel suo punto più stretto, provocherebbe effetti a catena. Dall’aumento dei tempi di percorrenza - circumnavigare l'Africa passando per il Capo di Buona Speranza comporta un aumento dei tempi di percorrenza dai 10 ai 15 giorni – all’aumento dei costi - dai premi assicurativi per le "zone di guerra" al carburante extra per le rotte più lunghe e le misure di sicurezza a bordo aumentano le spese logistiche. Inevitabile poi la perdita di una quota delle merci trasportate: i prodotti deperibili (come frutta, medicinali o vaccini) possono diventare invendibili a causa dei ritardi prolungati.  Per non parlare dei rischi umani. Gli equipaggi che navigano nell'area sono esposti ad attacchi di droni, lanci di missili, tentativi di rapimento. Altrettanto sensibili le ricadute geopolitiche. Secondo l'Atlantic Council, con l'effettiva chiusura dello Stretto di Hormuz, l'Arabia Saudita dipende sempre più dalle rotte del Mar Rosso per mantenere le esportazioni di petrolio verso l'Asia. "In assenza della rotta del Mar Rosso, i flussi di petrolio del Golfo potrebbero arrestarsi completamente dopo un paio di settimane di guerra".

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