Trump è finito nella trappola della guerra. E non sa dire perché ci si è infilato

di Fabio Carminati
Mettiamo a confronto tutte le versioni e le previsioni del presidente americano sul conflitto in Iraq: sono affermazioni confuse e contraddittorie. A che punto è la notte? Difficile capirlo
April 1, 2026
Donald Trump
Donald Trump
«L’operazione durerà tre o quattro settimane» (1 marzo 2026). «Sta andando alla grande, siamo in anticipo sui tempi» (11 marzo 2026). «Ormai la guerra è finita» (17 marzo 2026). «La guerra finirà in 2-3 settimane» (1 aprile 2026). Tutte queste le versioni dei giorni dispari, per quelli pari invece le previsioni diventano minacce, gli alleati sono traditori, il regime è ormai finito. 
Mai come in questa guerra, la prima di lunga durata dopo altri nove bombardamenti su sette nazioni al culmine del suo ritorno alla Casa Bianca, Donald John Trump è apparso confuso, per certi versi pericolosamente spaesato e soprattutto conscio di essere stato trascinato in una trappola: da parenti, alleati (o presunti tali) e analisti sempre più accondiscendenti. Dopo poche settimane, a partire dal 28 febbraio, si è accorto che due miliardi di dollari al giorno sono troppi anche per il «Paese più forte del mondo», l’America First.
Troppi anche per il mondo che ogni giorno ne brucia venti volte tanti in borsa e alle pompe di benzina dei distributore; troppi anche per chi vede lievitare il prezzo del greggio e non può cavarlo dalle cisterne delle petroliere intrappolare nello Stretto di Hormuz. Troppo per un presidente che tra otto mesi affronterà il voto più delicato della sua storia politica, quello di mid term. Dal quale potrebbe uscire a pezzi: “zoppo”, con Camera e Senato non più controllabili e il suo sogno di perpetuare se stesso scricchiolare se non scomparire.
E a questo punto del conflitto, con un regime che, in Iran, è rimasto per ora al suo posto, con Israele che ha risposto al fronte interno con la pena di morte, e con il mondo che si prepara (lo dicono gli analisti delle principali istituzioni finanziarie) a una recessione peggiore di quella di Lehman Brothers o del Covid, la risposta che tutti questi si attendono non è ancora arrivata: perché?

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