L'America vota su Trump: i numeri, le parole-chiave e gli scenari possibili
di Redazione Esteri
Breve guida alle elezioni di midterm di oggi negli Stati Uniti, che sono un test sulla popolarità del presidente e che potrebbero cambiare il volto del Congresso: ecco per cosa si vota, quali sono gli equilibri in gioco, quali le sfide più sentite dall'opinione pubblica. Sono già 55 milioni i cittadini statunitensi che si sono espressi, 24 milioni dei quali attraverso il voto postale

Qui di seguito una breve guida al voto di midterm negli Stati Uniti: le parole chiave, i numeri, le incognite, gli scenari internazionali e i carburanti
LE PAROLE CHIAVE
Affordability
Il costo della vita – letteralmente “sostenibilità economica di beni e servizi” – è stato uno dei temi centrali della campagna elettorale. Nell’ultimo anno, 4 americani su 10 non hanno potuto sostenere almeno una spesa essenziale tra cure, trasporti, affitto, alimenti (dato Pew research Center). L’inflazione corre: a settembre, i prezzi dei beni risultano aumentati del 3,7%. Una persona su due ha rinunciato a curarsi e il 50% non ha un’adeguata assicurazione sanitaria (era il 46% nel 2022). Per Reuters/Ipsos, il 76% dei cittadini attribuisce i peggioramenti alle politiche di Trump.
Data center
L’Amministrazione Trump ha sostenuto la costruzione di data center, un altro tema centrale per il midterm. Solo nel 2026 colossi come Meta, Google, Amazon e Microsoft hanno pianificato di investire fino a 700 miliardi per nuovi centri. Ma gli impianti consumano acqua, suolo ed elettricità: la protesta è forte sia tra le comunità rurali conservatrici che tra gli ambientalisti di sinistra. Si va al voto in 38 giurisdizioni locali anche per 41 proposte di legge per ritardare, vietare o regolamentare i data center.
Gerrymandering
Sul ridisegno dei collegi elettorali si è svolto uno dei principali scontri della campagna elettorale. Cambiare i confini significa redistribuire gli elettori di ciascun un partito e modificare le probabilità di vittoria. A luglio del 2025, Trump ha chiesto al Texas di svolgere questa operazione per favorire i repubblicani. In California i dem hanno risposto facendo lo stesso. Altri Stati hanno seguito. Grazie alle nuove mappe, i repubblicani ritengono di poter conquistare fino a 13 seggi aggiuntivi; i democratici, 10.
I NUMERI
435
I seggi in palio alla camera, che si rinnova del tutto. Si cambia anche un terzo del Senato (35 seggi) e si eleggono 36 governatori
55 milioni
Gli americani che hanno già votato alle elezioni di metà mandato: sono circa 10 milioni in più rispetto al 2022
24 milioni
Gli americani che hanno utilizzato il voto postale: tra loro c'è anche il Papa. Altri 31 milioni hanno votato di persona
7
Gli Stati-chiave per il controllo del Senato: sono il Texas, il Kansas, il Michigan, il Maine, l'Ohio, l'Alaska e l'Iowa
2,4 milioni
La cifra record, in dollari, raccolta domenica dal candidato democratico del Michigan El-Sayed: è stata il frutto di ben 65mila donazioni
80%
La probabilità che il partito democratico conquisti il Senato, oltre alla camera, secondo l'esperto americano di sondaggi Nate Silver
LE INCOGNITE
Gli elettori ispanici
Nel 2024 Trump ha ottenuto un sostegno storico dagli elettori ispanici. Negli ultimi due anni però la loro fiducia è crollata. Le deportazioni di massa, la violenza dell’Ice e le promesse tradite di crescita economica fanno prevedere un netto calo dei consensi: secondo sondaggi del Wall Street Journal, il 53% voterà dem. Si calcola che in 12 dei 37 collegi più contesi, la loro presenza sia molto significativa.
Il “fattore Trump”
Noto per la sua “imprevedibilità”, Trump ha più volte smentito i sondaggi. Tuttavia se i democratici conquistassero il Congresso – come molti sondaggisti prevedono –, dovrebbero fare i conti con le mosse del tycoon. Che ieri, in un’intervista, ha detto che diventerebbe «Mr Veto»: boccerebbe, cioè, ogni loro proposta legislativa. «A un certo punto, probabilmente, faremo accordi», ha spiegato. Il gradimento del presidente è ai livelli più bassi mai registrati: 31%, secondo Reuters.
GLI SCENARI INTERNAZIONALI E I CARBURANTI
Benzina e Hormuz
Dall’inizio della guerra contro l’Iran, il prezzo del petrolio negli Usa è aumentato di circa il 50% e quello della benzina alla pompa del 42%. Per sbloccare la situazione nello Stretto di Hormuz – da cui passava il 20% del petrolio mondiale – stanno proseguendo gli sforzi diplomatici mediati dal Qatar. Secondo Axios, sabato il premier israeliano Netanyahu ha chiesto a Trump di riprendere i raid contro Teheran subito dopo il voto.
Gas russo e Ucraina
Gli Usa stanno sostenendo la ripresa della vendita del gas russo in Europa tramite intermediari statunitensi. La proposta – secondo il Wall Street Journal – è stata portata a Kiev e Mosca dagli inviati Kushner e Witkoff: nella loro prospettiva, sarebbe un incentivo per far accettare a Vladimir Putin un cessate il fuoco. La mossa rappresenterebbe un’opportunità per gli investitori americani. Il portavoce russo Dmitrij Peskov ha commentato che «è improbabile che se ne possa parlare adesso».
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