Il ritorno sul mercato energetico della Russia è l'ultima carta prima della bancarotta
Putin non ha risorse né per la macchina bellica, né per tenere a galla l’economia. Dal 2021 le spese della Difesa sono aumentate del 325%

È tutta una questione di elezioni di Midterm alle porte, partendo da una posizione disperata, e di soldi, che terribilmente mancano nella Finanziaria russa 2027. Ecco il quadro generale in cui vanno inseriti l’accordo tra Trump e Putin sulla vendita agli Stati Uniti di carburante diesel da parte della Russia e “l’intesa” sulla tregua tra Mosca e Kiev, che si sarebbero impegnate a non bombardare i siti dell’energia. Fondamentale è comprendere quali sono le circostanze sinora impreviste che hanno accompagnano la Russia nelle aperture americane in presenza di una situazione economico-finanziaria interna davvero complicata. Come soluzione di tutti i problemi, grazie a Trump, il Cremlino punta ora al bersaglio grosso, ossia al suo ritorno sul mercato energetico mondiale. Ancora recentemente l’India aveva rallentato l’acquisto di petrolio russo per paura delle sanzioni Usa. È inutile nasconderlo: senza i proventi realizzati all’estero grazie alla vendita del suo “oro nero” e del gas, Putin non solo non ha i soldi per la sua macchina bellica ma neanche quelli per mantenere a galla il Paese.
Un esempio: l’“alleata” Cina ha fatto finora orecchie da mercante alle proposte del Cremlino su costruzioni comuni di gasdotti e acquisto della materia prima prodotta. Meglio non dipende più da un solo acquirente. Basta comunque guardare le cifre contenute nella Finanziaria federale 2027 per capire le difficoltà in cui si dibattono oggi i russi. Il budget per la Difesa (205 miliardi di dollari) sarà del 26% superiore al previsto: ossia 375% in più rispetto a quello del 2021, prima dell’intervento in Ucraina. Per gli analisti tedeschi il Cremlino ha speso negli ultimi 5 anni per l’“Operazione militare speciale” 692 miliardi. Per il 2027 sono previsti tagli alla Sanità del 5,5%, alla Scuola del 5,4%, ai Programmi sociali del 6%. Si potrebbe continuare ancora a lungo. Un ultimo dato significativo: di 12 volte sono state ridotte le spese della lotta contro il cancro. «L'economia civile russa è in fase di stallo, è un dato di fatto», afferma Natalja Zubarevich, professoressa all'Università Statale di Mosca, che aggiunge: «Se la si misura in tonnellate e unità, tutti i materiali da costruzione sono in rosso; i prodotti chimici sono in rosso; l'ingegneria civile è in grave declino; non c'è nulla che possa far pensare a una crescita».
La maggior parte dei settori al di fuori del complesso militare-industriale è in «quasi stagnazione» dalla metà del 2023 ed è entrata in recessione dalla seconda metà del 2024, secondo il “think tank” CMAKS, vicino al Cremlino.
I nodi stanno pertanto immancabilmente venendo al pettine. E la Russia rischia di fare – nel medio periodo – la fine dell’Unione Sovietica, ossia fallire. Nessuno tra imprenditori e specialisti riesce, però, a farsi ascoltare nelle sale del potere moscovita. Anzi. Putin ha chiesto agli oligarchi di «dare una mano» nel corso del tradizionale incontro annuale a porte chiuse. Subito dopo sono iniziate le donazioni; ignota è l’identità dei donatori.
Secondo i dati contenuti in una nota esplicativa della Legge di progetto delle finanze per il prossimo triennio il Tesoro riceverà l’astronomica cifra di 471,1 miliardi di rubli in “contributi” dalle imprese. Secondo testate delle opposizioni russe all’estero, i miliardari si sarebbero spaventati davanti all’ondata di “nazionalizzazioni” di aziende e l’apertura di procedimenti penali contro gli imprenditori. Da qui i soldi “donati”, ma “volontariamente”, ha precisato il punto di riferimento della Confindustria russa Shokhin.
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