Il ragazzo salvato dopo 106 ore: così in Venezuela la speranza risorge tra le macerie

Aaron Levi Castillo, 21 anni, estratto vivo grazie a un'operazione durata 48 ore, eseguita insieme alle brigate di soccorso di Messico ed El Salvador Ma cresce la rabbia per i ritardi
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June 29, 2026
Il ragazzo salvato dopo 106 ore: così in Venezuela la speranza risorge tra le macerie
Un membro di una squadra di soccorso cammina tra le macerie di un edificio a La Guaira, in Venezuela/ Ansa
Centosei ore sotto le macerie. Aaron Levi Castillo, 21 anni, non ha ceduto alla morte. Era ancora vivo quando i soccorritori lo hanno prelevato dalle macerie. «Tieni duro, fratello», dicono gli operatori, dandosi man forte tra loro. Siamo a Caraballeda, La Guaira, dov'era situato l'edificio Opp 25. Castillo è stato poi accolto dagli applausi dei residenti. In fondo, se lui è vivo, pure altri possono farcela, pensano. C'è un inedito pezzo di America Latina in nell'operazione, durata 48 ore, ed eseguita dalle brigate di soccorso de El Salvador, Messico e Venezuela. Persino Nayib Bukele (El Salvador) si commuove: «Grazie Dio, perché hai permesso questo miracolo». È un «miracolo» anche per gli amici di Castillo, tra cui Darly Mendez, che gli scrive: «Un giorno avvererai il tuo sogno di fare il cantante». Salva anche Marlene, 80enne, recuperata a Playa Grande dai una squadra dell'Ecuador.
Presenza massiccia anche degli Stati Uniti, con mezzi pesanti e oltre duecento soldati in missione per «riaprire il porto de La Guaira». Attivi anche soccorritori israeliani e argentini. «È tregua diplomatica con Caracas», dice l'analista Laura Núñez Marín su Infobae. «Paradossalmente – spiega –, i nemici di un tempo sono quelli più vicini a Caracas». Questione di umanità, là dove gli stessi operatori Usa ammettono di non aver mai visto qualcosa di simile, pur avendo affrontato altri disastri naturali. Inoltre, oggi è stato recuperato il corpo del connazionale 58enne Enzo Cuomo, che si trovava nell’edificio Petunia (Los Palos Grandes). Manca però una maggiore presenza di Caracas, che non riesce a coordinare gli sforzi in campo. «È il dramma di un'autorità politica formale con scarsa legittima sociale», commenta l'economista Benjamín Tripier a El Nacional. Cresce così il divario tra élite politica e popolo. Fenomeno confermato dalla spontaneità degli aiuti, che la gente vuole consegnare direttamente o attraverso la Chiesa cattolica, rimasta l'unica istituzione su cui la popolazione fa ancora affidamento.
«Qui non si tratta di giudicare, ma di fare auditoría social (ascolto sociale, ndr), garantendo trasparenza, come previsto dalla Costituzione», spiega ad Avvenire il segretario generale dei vescovi venezuelani José Antonio De Conçeiçao Ferreira. «La solidarietà non manca, ma serve organizzazione, anche in vista dei mesi che verranno», ha aggiunto. Le tensioni si manifestano anche nelle strade, nelle proteste di cittadini e volontari e le forze dell'ordine, incapaci di rispondere alle urgenze della popolazione. «Dovevate portare una pala o un picco, non i fucili», ha commentato domenica un volontario a Caraballeda. «Le vostre divise sono per difendere il Paese – ha proseguito –. E il Paese è questo qui (le macerie, ndr)». A peggiorare le cose è la partecipazione di alcuni agenti in furti e saccheggi presso le strutture abbandonate. La crisi è tale da spingere la presidente ad Interim, Delcy Rodríguez, a sospendere le classi in tutto il territorio nazionale: «C'è ancora molto timore». Ed è vero. Anche perché la terra trema tutti i giorni: altre due scosse si sono registrate solo ieri, alle 7.01, a Caracas e a Guarenas. E, come se non bastasse, il Paese fa i conti con inondazioni nello Stato di Portuguesa, causa 114 millimetri di pioggia. In particolare nel municipio Guanare, già provato dal sisma. «Soltanto nel municipio Monseñor José Vicente de Unda ci sono almeno 100 famiglie colpite», fa sapere la Protezione civile. La tempesta perfetta, in una Nazione che va di crisi in crisi. Lo sa la leader dell'opposizione, María Corina Machado, che coglie l'occasione per annunciare il suo rientro a Caracas. «È mio dovere accompagnare il popolo - ha detto durante un'intervista a Fox News . Dobbiamo stare insieme per abbracciarci, per piangere e vivere insieme il lutto, ma anche per darci forza, in questo momento difficile». Fonti statunitensi hanno subito preso le distanze dall'annuncio della premio Nobel. A tal punto che alti funzionari dell'amministrazione Trump hanno riferito a Bloomberg che l'eventuale ritorno di Machado porterebbe solo ulteriore tensione a Caracas, rischiando scontri con il governo Rodríguez e, soprattutto, deviando l'attenzione dalle operazioni di soccorso.
Già settimana scorsa gli Usa hanno annullato altro tentativo della leader di recarsi in Venezuela attraverso Curaçao. Qui però vale l’immagine del dito e la luna, là dove le rivendicazioni di Machado sono il riflesso di un malcontento sociale più ampio. Che non andrebbe ignorato.

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