Il mondo sta correndo verso “la bancarotta idrica globale”
di Luca Miele
La denuncia in un rapporto dell'Università delle Nazioni Unite: il 70% delle principali falde acquifere è in declino. Si rischia il punto di non ritorno

Il mondo sta correndo verso “la bancarotta idrica globale”. I consumi stanno intaccando ed erodendo “il capitale” idrico naturale – fiumi, laghi, falde acquifere, zone umide, ghiacciai –, a ritmi vertiginosi, esponendoci a conseguenze potenzialmente catastrofiche. L’allarme è contenuto nel "Global Water Bankruptcy: Living Beyond Our Hydrological Means in the Post-Crisis Era”, pubblicato dall’Institute for Water, Environment and Health dell'Università delle Nazioni Unite. Perché bancarotta? Se il “capitale” è l’acqua che la natura fornisce sotto forma di pioggia e neve, il mondo sta “spendendo” più di quanto riesca ad immagazzinare, estraendo acqua a un ritmo più veloce di quanto non venga rigenerato, avvicinando così il punto di non ritorno di un collasso dell’intero “sistema”. Perché un altro “carattere” di quanto sta accadendo è l’irreversibilità: interventi semplicemente “riparativi” potrebbero non essere sufficienti. Il caldo e la siccità, causati dal cambiamento climatico, aggravano poi il problema, riducendo l'acqua disponibile. “In molti bacini e falde acquifere – denuncia il rapporto -, l'uso idrico a lungo termine ha superato gli afflussi rinnovabili e i limiti di esaurimento sicuro, e parti del capitale idrico e naturale sono state danneggiate oltre ogni realistica prospettiva di pieno recupero”.
L’emergenza non risparmia nessuno, artigliando contesti e latitudini diverse: Kabul potrebbe rimanere senz'acqua, Città del Messico sprofonda a un ritmo di circa 50 centimetri all'anno, nel sud-ovest degli Stati Uniti, alcuni Stati “battagliano” su come condividere le acque in diminuzione del fiume Colorado, prosciugato dalla siccità. Il risultato, sottolinea la Cnn, “è il restringimento di fiumi e laghi, l'essiccamento delle zone umide, il declino delle falde acquifere, lo sgretolamento del terreno e la formazione di doline, l'avanzare della desertificazione, la scarsità di neve e lo scioglimento dei ghiacciai”.
Le statistiche contenute nel rapporto sono drammatiche: oltre il 50% dei grandi laghi del pianeta ha perso acqua dal 1990, il 70% delle principali falde acquifere è in declino, un'area di zone umide grande quasi quanto l'Unione Europea è stata cancellata negli ultimi 50 anni e i ghiacciai si sono ridotti del 30% dal 1970. Le ricadute sono altrettanto esiziali. “Miliardi di persone – sottolinea il rapporto - rimangono in condizioni di insicurezza idrica. Quasi tre quarti della popolazione mondiale vive in Paesi classificati come insicuri o con insicurezza idrica critica. Circa 2,2 miliardi di persone non dispongono ancora di acqua potabile gestita in modo sicuro, 3,5 miliardi non dispongono di servizi igienico-sanitari gestiti in modo sicuro e circa 4 miliardi soffrono di grave scarsità idrica per almeno un mese all'anno”.
I costi sono enormi. “I danni legati alla siccità, aggravati dal degrado del suolo, dall'esaurimento delle falde acquifere e dai cambiamenti climatici, piuttosto che dalla sola carenza di precipitazioni, ammontano già a circa 307 miliardi di dollari all'anno in tutto il mondo, una cifra superiore al PIL annuo di quasi tre quarti degli Stati membri delle Nazioni Unite”.
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