Il destino del Donbass resta lo scoglio del primo trilaterale Usa-Russia-Ucraina

di Elena Molinari, New York
Dopo mesi di contatti indiretti, i rappresentanti di Kiev e Mosca si incontrano negli Emirati con i delegati statunitensi. Zelensky: ricevuto da Trump nuovi missili per il sistema Patriot
January 23, 2026
Il destino del Donbass resta lo scoglio del primo trilaterale Usa-Russia-Ucraina
Il presidente Zayed al-Nahyan (al centro) riceve ad Abu Dhabi il delegato Usa Kushner, il russo Kostyukov, e l’ucraino Umerov / REUTERS
Ucraini, russi e americani allo stesso tavolo, per la prima volta. La nuova tornata di colloqui sulla guerra alle porte d’Europa, iniziata questa mattina, dovrebbe proseguire per due giorni e segna una svolta nei colloqui fra le parti, almeno nel suo formato. «Negli Emirati si sono incontrate le delegazioni ucraina, americana e russa. È un fatto importante e storico», ha sottolineato Volodymyr Zelensky su Telegram, annunciando poi di aver ottenuto da Donald Trump l’impegno a fornire ulteriori missili Patriot per il sistema di difesa aerea di Kiev. «Ho parlato con il presidente Trump e ho ricevuto, non dirò quanti, missili PAC-3 per il sistema Patriot», ha dichiarato il presidente ucraino. I Patriot statunitensi si sono dimostrati le armi più efficaci per contrastare i missili russi durante la guerra. È il terreno, infatti, che continua a dettare l’agenda: nelle stesse ore, nuovi attacchi russi hanno aggravato quella che Kiev definisce la più pesante emergenza energetica dall’inizio del conflitto, con blackout e tagli a riscaldamento in diverse città mentre le temperature restano ben sotto lo zero.
Proprio poiché un cessate il fuoco appare ancora lontano, il dato politicamente più rilevante della nuova fase del negoziato, dunque, è la sua formula. Per la prima volta dall’invasione su larga scala del 2022, ad Abu Dhabi, ucraini e russi discutono con gli americani in un formato esplicitamente trilaterale. Dopo mesi di contatti indiretti e tentativi di mediazione separati, l’incontro “a tre” segna un salto di livello perché certifica che Mosca accetta di misurarsi all’interno della cornice americana. A parte questo, però, Vladimir Putin non ha preso ulteriori impegni. Nei colloqui con gli Usa, ha riferito Ushakov, il presidente russo ha sottolineato che Mosca è «sinceramente interessata» a una soluzione diplomatica, ma «finché questo non sarà raggiunto, continuerà a perseguire con coerenza gli obiettivi dell'operazione militare speciale». Il leader del Cremlino non indietreggia neanche sulle sue condizioni massimaliste sui confini, sulla Nato e sulla smilitarizzazione di Kiev.
Un fatto che Zelensky ha sottolineato: si discute di “parametri” per la fine della guerra e ora, ha detto, «ma dovrebbero arrivare almeno alcune risposte dalla Russia». Quest’ultima – ha aggiunto – deve dimostrare di voler davvero interrompere un conflitto «che lei stessa ha iniziato». L’Ucraina sa che l’Amministrazione Trump spinge per un accordo e che rischia di trovarsi trascinata verso un compromesso doloroso in termini di perdite territoriali.
Non è un caso che proprio il Donbass è stato indicato come tema centrale della due giorni. Mosca insiste perché Kiev ceda interamente l’area orientale e ritiri le sue forze, ponendo la resa territoriale come condizione «molto importante» per qualsiasi cessate il fuoco. Il punto di rottura è la richiesta russa all’Ucraina a rinunciare a porzioni di territorio che, dopo quattro anni di guerra d’attrito, non è riuscita a prendere. Mosca respinge anche una futura presenza Nato in Ucraina e chiede che Kiev rinunci alla prospettiva di adesione. Zelensky ha già escluso di «regalare» aree che l’esercito ucraino ha difeso a costo di enormi perdite, e i sondaggi nel Paese indicano un consenso limitato a concessioni territoriali. In questa dinamica, la Russia resta ancora una volta l’attore che parla meno e ha meno fretta, presentandosi come «disponibile al dialogo» mentre continua a colpire infrastrutture e civili per accelerare la fatica interna ucraina e la stanchezza occidentale.
A complicare il quadro è la cornice politica statunitense. Trump da settimane alimenta l’idea di poter «chiudere presto» e spinge per un’intesa che gli consenta di rivendicare un risultato. Il presidente ucraino, allora, prova a bilanciare: in assenza di “compromessi” di Mosca, insiste sulle garanzie di sicurezza di cui Kiev ha bisogno per impedire una nuova invasione dopo un eventuale accordo. Zelensky sostiene che un’intesa con Washington sulle garanzie sia pronta e che manchi solo data e luogo per firmare, ma non ha reso noti i dettagli dell’architettura.
Da Abu Dhabi, dunque, al di là del formato, per ora non è emerso un contenuto nuovo e concreto: il negoziato resta infatti inchiodato agli stessi punti di mesi fa e una tregua rimane lontana. Intanto Kiev risponde agli attacchi russi alle infrastrutture energetiche colpendo depositi di petrolio, come avvenuto ieri nella città di Penza, nella Russia occidentale, dove un drone ha causato un incendio.

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