Euroscettico, fan di Orbán, aperto a Mosca: chi è Rumen Radev, che ha trionfato in Bulgaria
L'ex pilota militare e già presidente, ha conquistato una vittoria senza precedenti puntando su una dura campagna contro corruzione e oligarchie. Contrario all’euro e al sostegno militare a Kiev, si dice favorevole a riaprire un dialogo pragmatico con Putin

È un trionfo come non si vedeva da trent’anni in Bulgaria per Rumen Radev, 62 anni, l’ex presidente ed ex pilota militare filorusso definito «l’Orbán di Sofia». Perché al voto di questa domenica, l’ottava elezione in cinque anni, ha raggiunto addirittura la maggioranza assoluta, potendo così governare da solo. Secondo la Commissione elettorale centrale, con il 68,3% dello spoglio ultimato, la sua «Bulgaria progressista» (una coalizione di tre partiti di orientamento formalmente socialdemocratico) ha raggiunto il 44,5%, che gli dà intorno ai 131-134 seggi sui 240 complessivi. Al secondo posto viene la coalizione anti-corruzione Pp-Db, che ha ottenuto il 14%. Crolla Gerb-Sds del potente ex premier Boyko Borissov, che si ferma al terzo posto al 13,1%, con un tracollo di 11 punti rispetto al 2024. Dps, il partito dell’oligarca sotto sanzioni Usa e britanniche Delyan Peevsky, è intorno al 5%. A sorpresa, riesce a entrare per un soffio anche il partito più esplicitamente filorusso, Vazrazhdane (4,5%), pur subendo un drastico crollo rispetto al 2024. Elevata, per gli standard bulgari, anche l’affluenza, che ha superato il 50%, la più alta dal 2021, mentre nel 2024 si era fermata al 39%, segno che questa volta i bulgari hanno visto una reale speranza di cambiamento. Radev ha vinto soprattutto per una campagna all’insegna della lotta senza quartiere alla corruzione e allo «smantellamento» delle oligarchie che controllano il Paese. «Questa – ha scritto su Facebook – è una vittoria della speranza sulla sfiducia, sulla libertà sulla paura. È una vittoria della moralità». Borissov si è congratulato con il vincitore. «Vincere le elezioni – ha però aggiunto – è una cosa, governare è un’altra».
Certo è che i risultati provvisori smentiscono in parte i sondaggi della vigilia, che prevedevano sì una vittoria di Radev, ma lo vedevano non oltre il 40%, rendendo così necessaria una coalizione di governo, l’ipotesi principale era la formazione anticorruzione Pp-Db. Non sarà così: Radev potrà governare da solo, senza dover dunque venire a patti con un partner. Il che dovrebbe comunque consentire un governo stabile, dopo che la Bulgaria ha visto sette premier succedersi dal 2021. Con Pp-Db si dovrebbe alleare però per alcune riforme costituzionali, che richiedono una super-maggioranza di 160 seggi. Anzitutto, quella del Consiglio giudiziario supremo considerato soggetto a corruzione e un eccessivo controllo politico. Riforma che Radev ha indicato come prioritaria. Incerta rimane l’azione di Radev nel quadro dell’Ue. L’ex presidente ha più volte espresso ammirazione per il premier ungherese Viktor Orbán, sbaragliato il 12 aprile dal rivale Peter Magyar, soprattutto sul fronte dell’Ucraina, proponendo inoltre la Bulgaria come mediatore per un riavvicinamento a Mosca, con la promessa di acquistare petrolio russo. Radev è inoltre contrarissimo all’introduzione dell’euro nel Paese (in vigore dal primo gennaio scorso). A Bruxelles tuttavia non si registrano particolari inquietudini, sono in molti a ritenere che Radev non sarà problematico quanto il leader magiaro. «La Bulgaria – ha affermato lo stesso ex presidente – si sforzerà di proseguire la sua via europea». Tuttavia, ha aggiunto, «una Bulgaria forte e un’Europa forte hanno bisogno di spirito critico e pragmatismo. L’Europa è stata vittima della sua propria ambizione di essere leader morale in un modo ormai governato da nuove regole». In un’intervista alla catena bTv, Radev ha ribadito che la Bulgaria, «paese povero, non ha interesse» a pagare per armi e finanziamenti a Kiev, «ma non ho intenzione di porre veti» a Bruxelles, ha precisato.
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