Palestina, Hamas apre al disarmo e tratta con Abu Mazen: è la prima volta

A sorpresa, secondo indiscrezioni del New York Times, il movimento islamico fondamentalista avrebbe intavolato un negoziato con Fatah e l'Anp, dicendosi pronto a consegnare migliaia di fucili. Il peso degli ultimatum dopo la fragile tregua del 10 ottobre e il nodo irrisolto delle Brigate Al-Qassam, che possiedono l'arsenale più pesante
April 21, 2026
Palestina, Hamas apre al disarmo e tratta con Abu Mazen: è la prima volta
Miliziani di Hamas per le vie di Gaza / Reuters
Per la prima volta dal cessate il fuoco del 10 ottobre scorso Hamas ha offerto segnali espliciti sulla disponibilità a cedere parte del suo arsenale di Gaza. Secondo quanto riportato dal New York Times, che ha intervistato due funzionari residenti nella Striscia, il movimento islamico sarebbe pronto a consegnare gli armamenti delle forze di polizia, compresi migliaia di fucili automatici.
Il proposito, incluso fra le risposte in forma scritta date al giornale americano dai due rappresentanti, costretti all’anonimato da ragioni di sicurezza, arriva in una fase cruciale dei negoziati in corso al Cairo. Qui Hamas sta discutendo con i rappresentanti del Board of Peace i termini del disarmo, la cessione delle funzioni amministrative e il ritiro delle truppe israeliane che ancora occupano il 53% dell’enclave. Il movimento islamico, che la settimana scorsa si è visto recapitare un ultimatum per l’accettazione del programma, previsto per domenica e poi lasciato cadere, ha lamentato importanti squilibri a favore di Israele, accusato di non aver rispettato i termini relativi alla prima fase della “tregua”, fra i quali la cessazione totale delle operazioni militari, il flusso minimo dei beni umanitari e quello delle persone, in particolar modo i malati. La rara intervista al New York Times non lascia intendere con chiarezza se a cedere le armi saranno, oltre alle forze di polizia, anche i servizi speciali di sicurezza. Nessun riferimento viene fatto a proposito del possibile disarmo delle Brigate al-Qassam, in possesso delle armi più pesanti, come i razzi e i missili anti-carro. Poco si conosce delle nuove forze dell’ordine che verranno dispiegate nella Striscia, al cui addestramento hanno partecipato Egitto, Giordania e Unione Europea.
La nebbia è calata anche sulla Forza internazionale di stabilizzazione (Fis), il contingente previsto dai 20 punti sottoscritti a Sharm el-Sheikh in ottobre e confermato dalla risoluzione 2.803 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. L’iniziale volontà di partecipazione di vari Stati è venuta meno con il progressivo emergere delle difficoltà relative al completo disarmo, che confligge per le fazioni palestinesi con il desiderio di mantenere un certo controllo su Gaza, con il pericolo rappresentato dai gruppi sostenuti da Israele, la minacciosa presenza dell’Idf oltre la Linea gialla, e il silenzio intorno alla nascita di uno Stato palestinese indipendente, punto appena sfiorato da piani e risoluzioni.
In questo quadro il disarmo parziale potrebbe rappresentare un tentativo di allentare la pressione internazionale, ma anche un concreto passo avanti nel difficile dialogo portato avanti al Cairo. A sostegno di questa ipotesi il resoconto del giornale egiziano al-Shorouk, secondo il quale Hamas e Fatah, partito egemone nell’Autorità nazionale palestinese di Ramallah e nell’Olp, avrebbero di recente tenuto a Gaza una serie di inusuali incontri durante i quali sono stati discussi, con esiti incoraggianti, il disarmo e la cessione del governo.
Il primo timido, simbolico segnale di un possibile riavvicinamento dei partiti rivali potrebbe essere l’inclusione di Deir al-Balah nelle elezioni municipali del 25 aprile. La città di 70.000 abitanti, toccata meno di altre dalla guerra, sarà l’unica a recarsi alle urne insieme ai palestinesi della Cisgiordania. È la prima volta che accade dalla “guerra civile” del 2007. Hamas non ha presentato candidati, che la legge elettorale voluta dal presidente Abu Mazen ha obbligato a sottoscrivere il programma nazionale dell’Olp, dal quale il movimento islamico è storicamente escluso. La logistica del voto è stata concordata fra Ramallah e Tel Aviv e, in attesa della nuova polizia di Gaza, la quiete intorno alle urne sarà garantita da una compagnia di sicurezza privata.

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