Il Papa: servono dialogo e risposte per l’Ucraina e il Libano. Non è giusta la guerra in Iran
di Giacomo Gambassi, inviato sul volo papale
Leone XIV arriva in Spagna per il suo quarto viaggio apostolico. Il dialogo con i giornalisti sul volo papale: preoccupato per l'Ucraina, troppe le vite che muoiono. Il racconto del dialogo con i leader religiosi del Libano. «La guerra giusta è un concetto venuto meno. La Chiesa ha un messaggio per tutti. Qui per dire l’amore di Dio, la carità e il rispetto della dignità umana»

«La Chiesa ha un messaggio per tutti». Leone XIV arriva in Spagna per il suo quarto viaggio apostolico internazionale del pontificato. E il suo pensiero va non solo alla nazione che visita da oggi ma anche al mondo intero e alle tensioni che lo attraversano. Nell’aereo papale che lo porta a Madrid, dialogando con i giornalisti, parla delle guerre che più volte sono entrate nei suoi appelli alla pace. «Sono preoccupato per l’Ucraina», spiega. Perché «la situazione peggiora con il passare del tempo, dopo quattro anni e mezzo» di conflitto. Impasse dei negoziati, fanno notare i cronisti. «Ma adesso anche negli Stati Uniti alcuni vogliono dare il loro appoggio», aggiunge. Poi, a chi gli chiede quale messaggio rivolgerebbe al presidente russo Vladimir Putin che ha rifiutato l’incontro con il leader ucraino Volodymyr Zelensky, risponde citando l’enciclica “Magnifica humanitas”pubblicata la scorsa settimana: «Occorre promuovere i negoziati. Bisogna veramente spingere per arrivare a una conclusione della violenza e trovare una soluzione. Troppe vite ormai stanno morendo». Poi la guerra in Iran che il vice-presidente statunitense J.D. Vance ritiene si configuri come guerra giusta. Ancora una volta il Papa richiama “Magnifica humanitas”: «Penso che il tema sia stato affrontato con molta chiarezza: viene meno il concetto di guerra giusta. Una teoria che deriva dai secoli passati quando non si immaginavano le armi e la capacità di distruzione che ha l’uomo di oggi. Tutto questo lo dico nell’enciclica». E ancora il Libano. «Sono in contatto con i leader religiosi che ho incontrato» durante il viaggio dello scorso anno in Medio Oriente. E fa sapere: «Stiamo cercando una risposta. Tuttavia la situazione è molto complessa».
Sette i giorni in Spagna, fra Madrid, Barcellona e le isole Canarie, approdo della rotta atlantica dei migranti. Non è un caso che al Papa vengano consegnate in aereo alcune lettere scritte a Lampedusa e una croce fatta con i legni delle barche dei migranti arrivate sull’isola del Mediterraneo, tappa della visita in programma il 4 luglio. Il “tour” spagnolo inizia con la cerimonia di accoglienza e il benvenuto del re Felipe VI di Borbone all’aeroporto. Un viaggio che, racconta il Papa ai giornalisti al seguito, ha al centro «l’amore per Dio, la carità e il rispetto per ogni essere umano». Quindi ricorda: «Sono venuto molte volte qui in passato». Il viaggio è per «incontrare i fedeli» ma anche «tutta la società». E parla dei giovani, tema che sta a cuore al Pontefice. «Condividendo la gioia della fede, possono dare un messaggio molto buono». E con i giornalisti scherza sulla grande affluenza di ragazzi a Madrid: «Vogliono vedere Bad Bunny o il Papa? Penso che alcuni siano qui anche per il Papa. E questo dice abbastanza. Perché i giovani sono alla ricerca di un quid in più. Si rendono conto che c'è un vuoto e una mancanza di senso. Forse la mia visita può aiutare a risvegliare qualcosa in loro». A chi gli domanda se tifi per il Real Madrid o il Barça, Leone XIV dire sorridendo: «Facile: il Papa è per tutte le squadre. Ma Prevost predilige il Real Madrid».
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