L'impegno con i giovani, il matrimonio, la malattia: storia di Federico Bazzan, 26 anni di vita e di luce

La storia del rodigino Federico Bazzan, educatore, catechista, marito, raccontata per la prima volta. Una vita breve quanto spiritualmente intesa. Le prefazioni dei vescovi Pavanello e Pompili
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June 7, 2026
Federico Bazzan assieme a don Oreste Benzi
Federico Bazzan assieme a don Oreste Benzi
Quando un ragazzo muore a 26 anni, stroncato da un melanoma, anche la fede più salda può vacillare e i perché si affollano. Il volto sorridente e gli occhi luminosi di Federico, però, spazzano via dubbi e domande già soltanto a guardare la copertina del volume che ne ripercorre la breve ma intensa parabola esistenziale, appena edito da Ares e scritto a quattro mani dai giornalisti Emilia Flocchini e Matteo Liut. Sulla copertina di Federico Bazzan. Le stagioni della felicità (pagine 304, euro 18), appunto, c’è un particolare dello scatto scelto insieme alla moglie Sara Isolan come immagine di copertina del libretto delle nozze, celebrate il 10 settembre 2005, quando la malattia era una presenza incombente da quasi un anno: la diagnosi risaliva al dicembre dell’anno precedente. A Sara, maestra d’asilo conosciuta tre anni prima durante un camposcuola organizzato dai frati cappuccini, il marito ha consegnato una promessa prima di morire: «Ricordati che io sarò sempre con te, non ti lascerò mai». La sera prima del matrimonio aveva scritto: «A volte e soprattutto in questi ultimi giorni, siamo arrivati a guardare verso il cielo e a dire: “Signore, perché?”. Il perché di certo non lo abbiamo trovato, ma abbiamo scoperto ogni volta che accanto a noi c’è qualcuno che ci ama che ci porta ogni giorno all’Amore del Padre».
Parole che riassumono l’approccio alla vita di Fede, detto anche Chicco: educatore (missione condivisa con Sara insieme a quella in Africa, dove vanno per un periodo tramite la Comunità Papa Giovanni XXIII), animatore, catechista, membro della Gi.fra (Gioventù francescana), bancario di professione. Familiari e amici, colleghi, sacerdoti e religiosi lo descrivono «trascinatore» e «catalizzatore». Nato il 3 luglio 1981 a Rovigo, nella frazione di Granzette, e vissuto dopo il matrimonio a Oppeano (Verona), dove muore il 3 agosto 2007, testimonia: «Puoi dire di avere un pizzico di fede solo nel momento in cui sai accettare serenamente tutti i momenti della vita, tutte le situazioni belle, tutte le situazioni brutte, la gioia della condivisione e del sorriso, ma anche la tristezza e la disperazione dei momenti bui... Non è facile ma io, come tutti, la sto cercando». Ed è quello che ha fatto pure durante le chemio, con gli adolescenti che continuavano ad andare a casa sua.
Pierantonio Pavanello, vescovo di Adria-Rovigo, annota nelle prime pagine del volume che Federico «ha saputo “trasfigurare” i vari ambiti della sua esistenza con la luce che gli veniva dalla fede e dal rapporto con il Signore Gesù: tutto riceveva in lui uno splendore diverso, a dimostrazione che la vita cristiana non mortifica l’umano ma lo porta alla sua pienezza». E il vescovo di Verona, monsignor Domenico Pompili, scrive nella prefazione: «Non l’ho conosciuto di persona. Tanti, però, me ne hanno parlato come di una persona eccezionale e le pagine di questo libro lo confermano: in Federico c’era qualcosa di sproporzionato, nel senso più bello e più promettente del termine». Il sottotitolo del libro riprende e assume anche nella sua struttura (scandita da Estate, Autunno, Inverno e Primavera) quella dello spettacolo ideato dallo stesso Bazzan con i Clown4, gruppo di animazione per i giovani di Oppeano, «una metafora che Federico aveva scelto per descrivere il cammino umano. È una scelta felice – commenta il presule – perché le stagioni non si giudicano né si commentano: si attraversano. Ognuna ha la sua luce e la sua ombra, la sua promessa e la sua perdita. Quello che cambia è il modo in cui le si abita».

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