Il report di Amnesty 2026 è un atto di denuncia contro i «bulli che governano»
di Nello Scavo
Dall'attacco "illegale" di Usa e Israele all'Iran ai centri di detenzione per i palestinesi, fino agli stupri di massa nel Congo orientale, il "prontuario" delle violazioni dei diritti umani nel mondo

Non è solo un rapporto sui diritti umani, ma un atto d’accusa contro «una nuova era, guidata dall’assalto al multilateralismo, al diritto internazionale e ai diritti umani, da parte di bulli che governano affidandosi a ideologie razziste e suprematiste». Quello di Amnesty per il 2026 è un prontuario delle tragedie che verranno: guerre, repressioni, persecuzioni religiose, attacchi alla giustizia internazionale, smantellamento delle garanzie sociali. «Dopo l’attacco illegale degli Usa e di Israele, che ha provocato la rappresaglia indiscriminata dell’Iran, il conflitto si è trasformato in una guerra contro i civili», afferma Agnès Callamard, segretaria generale dell’organizzazione. Gaza è il crocevia. Amnesty parla di «genocidio israeliano contro i palestinesi» e lo inserisce in una continuità di apartheid, occupazione e violenza strutturale. Ma Gaza non è solo un luogo: è un metodo che, in varia misura, viene esportato in Palestina come nel Libano meridionale. Nel 2025 in Cisgiordania sono stati censiti 849 blocchi stradali e posti di blocco. Si sono aggiunti 86 nuovi avamposti illegali e 54 insediamenti approvati dal governo, oltre ai 371 già esistenti. Più di 1.600 attacchi violenti di coloni sono stati registrati nei primi dieci mesi del 2025. Ombre anche sui centri di detenzione, dove tra ottobre 2023 e novembre 2025 almeno 98 palestinesi sono morti sotto custodia israeliana.
Una prova dell’impunità dei leader arriva dall’Ucraina. Amnesty richiama «322 casi di esecuzione» di prigionieri di guerra ucraini da parte delle forze russe dal 2022. Nel solo dicembre 2025 il 67% delle uccisioni di civili ucraini si concentrava vicino alla linea del fronte, quasi il 30% per effetto di droni guidati a distanza. Nel dossier si leggono le testimonianze di chi è riuscito a tornare dal territorio controllato dai russi: tra loro un ex prigioniero che, dopo 33 mesi in cattività, pesava 40 chili. Ma il dossier non denuncia soltanto i crimini attribuiti alla Russia. Dice che una parte del potere globale non si limita più a sfuggire alla giustizia: prova a delegittimarla. Le sanzioni americane contro procuratori e giudici della Corte penale internazionale trovano eco nei provvedimenti del tribunale di Mosca, che in contumacia ha condannato i giudici internazionali a 15 anni di carcere. La mancata esecuzione di mandati di arresto - dal libico Almasri in Italia a Putin e Netanyahu che viaggiano all’estero senza temere di venire catturati e processati - racconta questo precipizio. Non si vuole solo evitare il processo: si lavora per screditare il tribunale.
Nasce così un ordine che non si regge solo sulla capacità militare, ma su un linguaggio politico che trasforma il diritto in ostacolo, la società civile in nemico, la solidarietà in sospetto. C’è anche il richiamo alla visione esposta all’inizio del 2026 dal segretario di Stato Usa Marco Rubio: un’alleanza occidentale di popoli cristiani guidata dagli Stati Uniti. «Oltre ai comportamenti predatori di Trump, Putin e Netanyahu - spiega Riccardo Noury, portavoce di Amnesty Italia - ci sono tragedie ignorate come quella del Sudan, teatro della più grave crisi umanitaria contemporanea, con fonti locali che parlano di oltre 200.000 vittime». Per non dire del Congo orientale. «Oltre 81.000 stupri» sono stati commessi tra gennaio e settembre, con un aumento del 31,5% rispetto allo stesso periodo del 2024. Una sopravvissuta ha riferito l’avvertimento dei miliziani: «Qualsiasi donna venga nel campo, noi la stupreremo».
Ci sono poi le pagine dedicate all’Italia e al suo nervo scoperto. «La cooperazione in tema di migrazione con Libia e Tunisia è proseguita nonostante le prove di gravi violazioni dei diritti umani». Roma «non ha consegnato alla Corte penale internazionale (Cpi) un cittadino libico arrestato in base a un mandato della Cpi stessa». Il riferimento è al generale Almasri, accusato dei peggiori e più perversi crimini. A questa impunità si è aggiunto, a novembre, il rinnovo del memorandum con Tripoli. Con la cosiddetta guardia costiera libica che ha aperto il fuoco contro navi umanitarie, usando anche una motovedetta «sovvenzionata dall’Ue, donata dall’Italia». Amnesty parla di almeno 26.940 persone intercettate in mare e riportate in Libia, dove migranti e rifugiati sono trattenuti in condizioni «crudeli e disumane».
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