Perché i 70 miliardi per l'Ice sono un successo di Trump (dopo i due stop su Ucraina e Iran)
di Elena Molinari, New York
Il sì alla legge sull'immigrazione, che stanzia un maxi-investimento per la controversa agenzia federale protagonista dei casi di Minneapolis, consente al tycoon di mantenere le promesse sull'ordine pubblico nei confronti della base Maga. A preoccupare la Casa Bianca restano però le inattese divisioni avvenute al Congresso tra i repubblicani sui dossier di politica estera

Una vittoria in casa, due avvertimenti dall'estero. Donald Trump ha ottenuto ieri dal Senato il via libera al maxi-pacchetto da 70 miliardi di dollari che finanzierà fino al 2029 la sua offensiva contro l'immigrazione. Ma mentre il presidente consolidava il principale tema della sua agenda interna, il Congresso lo sfidava su Ucraina e Iran, approvando due provvedimenti contrari alle posizioni della Casa Bianca.
Il sì alla legge sull'immigrazione rappresenta comunque un successo politico per Trump e per la leadership repubblicana. Il provvedimento garantisce infatti nuovi fondi per l'Immigration and Customs Enforcement (Ice) e per la Border Patrol e consente al presidente di presentarsi agli elettori come il leader che continua a mantenere la promessa di rafforzare le frontiere. E questi restano punti fondamentali per mobilitare la base conservatrice e Maga in un anno elettorale in cui il controllo del Congresso è in bilico.
Il voto, tuttavia, non elimina le settimane di tensioni interne al Grand Old Party che lo hanno preceduto. I democratici hanno sfruttato il dibattito parlamentare per costringere i senatori repubblicani a pronunciarsi su alcune delle iniziative più controverse della Casa Bianca. Al centro dello scontro c’era soprattutto il fondo da 1,8 miliardi di dollari voluto da Trump per compensare le «vittime di persecuzioni politiche e fiscali» da parte del governo federale.
Molti repubblicani lo vedono con sospetto, temendo che possa essere utilizzato dal presidente per elargire favori ai suoi alleati o per risarcire persone coinvolte nell'assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021. Per questo diversi senatori hanno tentato, senza successo, di limitarne la portata. Tra loro Susan Collins, Lisa Murkowski, Dan Sullivan, Jon Husted e Bill Cassidy. Quest'ultimo ha persino proposto di destinare eventuali risarcimenti esclusivamente agli agenti che difesero il Congresso durante l'attacco, ma la sua iniziativa è stata respinta.
Non meno controversa è la richiesta presidenziale di un miliardo di dollari per il nuovo salone da ballo della Casa Bianca. Anche su questo tema alcuni repubblicani si sono uniti ai democratici nel tentativo di imporre limiti al progetto, senza riuscire a fermarlo. Il malessere, tuttavia, è emerso chiaramente durante le votazioni. La vittoria parlamentare, inoltre, non elimina i problemi giudiziari dell'Amministrazione sul fronte migratorio. Sempre ieri il giudice federale John McConnell, nel Rhode Island, ha annullato una serie di misure migratorie introdotte dall'Amministrazione, sostenendo che abbiano lasciato migliaia di immigrati in una situazione di «limbo legale indeterminato». La decisione apre un nuovo fronte per una Casa Bianca che continua a scontrarsi con i tribunali sulla gestione dell'immigrazione.
Se sul terreno della politica interna Trump è comunque riuscito a ricompattare il partito, il quadro cambia quando si passa alla politica estera. Giovedì la Camera ha approvato un nuovo pacchetto di sostegno all'Ucraina da 9,8 miliardi di dollari tra prestiti, assistenza militare e nuove sanzioni contro la Russia. Diciotto repubblicani hanno votato insieme ai democratici, sfidando apertamente la posizione della Casa Bianca, che continua a opporsi a leggi che potrebbero compromettere la relazione del presidente con Mosca.
Ancora più significativa, dal punto di vista politico, è stata l'approvazione alla Camera di una risoluzione che limita i poteri di guerra del presidente in Iran e impone una nuova autorizzazione del Congresso per continuare conflitto. Anche in questo caso alcuni repubblicani si sono schierati con i democratici, permettendo il via libera alla misura. Questa dinamica potrebbe diventare più evidente con l'avvicinarsi delle elezioni di metà mandato. Sui temi della politica interna i parlamentari repubblicani continuano infatti a mostrare una propensione ad allinearsi con Trump. Il presidente mantiene un controllo significativo sulla base elettorale conservatrice e pochi esponenti del suo partito vogliono essere visti come i candidati che hanno ostacolato un piano contro l'immigrazione illegale.
Sui dossier internazionali, invece, il costo politico del dissenso è inferiore. Le guerre in Iran e Ucraina mobilitano meno direttamente gli elettori rispetto all'inflazione, all'immigrazione o alla sicurezza interna. Questo incoraggia alcuni repubblicani a esprimere posizioni autonome. Anche se per Trump il bilancio della settimana resta positivo, dunque, le votazioni su Ucraina e Iran mostrano che, fuori dai temi che parlano direttamente alla sua base elettorale, la disciplina repubblicana è meno automatica dell'inizio del mandato.
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