Perché la casa a Braunau dove nacque Hitler è diventata un commissariato di polizia
di Giovanni Maria Del Re, Vienna
Dopo anni di discussione è stato inaugurato l'ufficio nell'edificio dove venne al mondo il dittatore il 20 aprile 1889. Obiettivo: evitare "pellegrinaggi" di neonazisti. Le polemiche e le critiche per questa scelta non mancano

Quella che fu la casa natale di Adolf Hitler a Braunau, in Austria, da adesso in poi sarà un commissariato di polizia. La nuova sede è stata inaugurata questo 22 luglio, al termine di discussioni durate anni. Il nodo centrale per le autorità austriache è stato questo: evitare che l’edificio, dove il fondatore del Terzo Reich nacque il 20 aprile 1889 dal funzionario di dogana Alois Hitler e sua moglie Klara, diventasse un luogo di “pellegrinaggio” per neonazisti di mezzo mondo. Anche se, a dire il vero, Hitler passò in questo edificio solo i primi mesi della sua vita, prima che la famiglia si trasferisse altrove. «L’obiettivo – ha dichiarato il capo del dipartimento storico del ministero dell’Interno di Vienna Stephan Miczoch – è impedire qualsiasi associazione con Adolf Hitler eliminando qualsiasi mistica».
È la fine di un lungo percorso e di una ridda di discussioni e polemiche su che cosa fare di questo storico edificio, che dal 1938 al 1945, durante il Terzo Reich, era stato posto sotto tutela monumentale come “Casa di nascita del Führer". Dal 1952 era stato restituito ai proprietari originari (dal 1912) e utilizzato per varie strutture, tra cui anche un istituto tecnico. Dal 1977 al 2011 era stato poi utilizzato dall’ong di aiuto ai disabili “Lebenshilfe”. Nel 2011 l’ong chiede all’ultima proprietaria, Gerlinde Pommer, di poter effettuare modifiche strutturali per rendere la casa accessibile ai disabili, ma la Pommer rifiuta qualsiasi modifica. L’edificio rimane vuoto fino al 2016, quando il Parlamento austriaco approva l’espropriazione della struttura con 310.000 euro di compensazione (saliti poi a 810.000 dopo un ricorso alla Corte suprema austriaca da parte della proprietaria).
Da quel momento dilaga la discussione su che farne. Viene creata una commissione per identificare il progetto migliore. Due cose vengono subito escluse: la creazione di un museo, che avrebbe comportato il rischio di diventare esattamente ciò che si voleva evitare, e cioè una calamita per i neonazisti, ma anche l’abbattimento, visto che non si può eradere una parte così drammatica della storia austriaca e tedesca. Alla fine, restavano due ipotesi: una struttura di aiuto sociale o, appunto, un commissariato.
È passata la seconda versione. «Con l’utilizzo della casa da parte della polizia – diceva già nel 2019 l’allora ministro dell’Interno Wolfgang Peschorn – lanciamo un inequivocabile segnale che questo edificio viene sottratto per sempre al ricordo del nazismo», sottolineando inoltre che «oggi la polizia incarna lo Stato di diritto e il rispetto dei diritti umani». Vincitore del progetto di ristrutturazione è stato lo studio di architettura Marte Marte, che ha deciso di ripristinare l’edificio nel suo aspetto di circa il 1750 (con doppio tetto a spiovente anziché uno solo) e di riverniciare di bianco la facciata (precedentemente gialla), con l’idea di allontanare l’immagine della casa da quella che aveva al momento della nascita di Hitler. Il tutto è costato 20 milioni di euro (contro i 5 inizialmente stimati).
Non tutti sono d’accordo con questa scelta. «Questa trasformazione – ha dichiarato Robert Eiter, del comitato austriaco di Mauthausen (l’ex lager nazista) – non scoraggerà nessun neonazista tentato dal pellegrinaggio. Noi ogni anno al memoriale di Mauthausen teniamo una cerimonia per dire: ma più. Ecco, qui a Braunau dicono al contrario: dimentichiamo il più presto possibile». Polemiche destinate a continuare.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Seguici anche su Google Discover di Avvenire 





