Così i terroristi dello Stato Islamico hanno raso al suolo una chiesa in Mozambico
di Luca Foschi
L'assalto giovedì scorso nella provincia di Capo Delgado. La testimonianza delle suore e del vescovo. La comunità cristiana è sotto choc
«Hanno bruciato la chiesa, la casa dei padri scolopi, l'asilo...», racconta ad Avvenire da Nacala suor Laura Malnati, provinciale delle suore missionarie comboniane del Mozambico. Giovedì pomeriggio i miliziani di Ahlu al-Sunna wa al-Jama’a, gruppo locale affiliato alla galassia fondamentalista dello Stato islamico, hanno assaltato il villaggio di Meza, nel distretto di Ancuabe, provincia settentrionale di Cabo Delgado. «Hanno dato alle fiamme le strutture del villaggio. Per fortuna i padri sono stati avvisati per tempo, e sono riusciti ad abbandonare Meza prima che arrivassero i terroristi», aggiunge suor Laura. I miliziani, ha spiegato monsignor António Juliasse, vescovo di Pemba, capoluogo di Cabo Delgado, sono arrivati intorno alle 16 e sono entrati nella parrocchia di São Luís de Monfort, simbolo, dal 1946, della presenza cattolica nella regione. «Tutto è stato ridotto in macerie. Durante l’attacco i civili sono stati catturati e utilizzati come uditorio per messaggi d’odio. I missionari sono al sicuro, ma la comunità è sotto choc», anche se, ha poi affermato monsignor Juliasse, «la fede di questo popolo non sarà mai distrutta».

In dicembre, in occasione della visita del segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, il vescovo di Pemba aveva tracciato un bilancio della violenza jihadista subita dal territorio: «Più di 300 cattolici sono stati uccisi, la maggior parte per decapitazione», tra catechisti, animatori parrocchiali e fedeli. Dall’inizio degli attacchi terroristici, nel 2017, sono state distrutte 117 chiese e cappelle, di cui 23 solo nel corso del 2025. Dopo il rallentamento registrato negli ultimi mesi, dovuto principalmente alla stagione delle piogge, che rendono le incursioni più difficoltose, gli Shaabab hanno ripreso a colpire la provincia di Cabo Delgado, roccaforte storica nel nord del Mozambico. Il 23 aprile i miliziani hanno preso d’assalto il villaggio di Mitope, nel distretto di Mocìmboa da Praia, uccidendo sette soldati mozambicani e dando alle fiamme la caserma dopo aver sottratto armi e munizioni. L’avamposto militare era stato recentemente costruito per garantire il ritorno delle persone che avevano abbandonato l’area a causa di precedenti attacchi.

Ahlu al-Sunna wa al-Jama’a nasce intorno al 2007 nella città costiera di Mocìmboa da Praia, setta ribelle sulla quale influiscono predicatori, guerriglieri e mezzi provenienti dal Kenya e dalla confinante Tanzania. Condannati dagli altri gruppi musulmani, repressi dalle forze di sicurezza statali, passano al jihad armato nel 2017, conquistando vaste aree di Cabo Delgado. L’insurrezione viene soffocata nel 2021 grazie alla missione Samim, composta da truppe di Sud Africa, Botswana, Angola e Tanzania, e all’intervento fondamentale dell’esercito ruandese, che ancora supporta quello mozambicano con il dispiegamento di oltre 4.000 uomini. La guerra, che ancora dura, è costata al Mozambico più di 6.000 morti e almeno un milione di sfollati. I miliziani, fortemente ridotti nel numero (si parla oggi di poche centinaia), hanno trovato riparo nelle foreste e cambiato strategia, dedicandosi a rapide, diffuse e imprevedibili incursioni condotte da piccoli drappelli.
All’aggressione di Meza e Mitope devono nell’ultimo mese aggiungersi, secondo l’ultimo report di ACLED, sito di monitoraggio internazionale dei conflitti, altri 10 attacchi, durante i quali sono state uccise nove persone. Nella notte fra il 6 e il 7 settembre 2022, nel corso di un raid sul villaggio di Chipene, i miliziani di Ahlu al-Sunna uccisero suor Maria De Coppi, italiana di 84 anni, che operava in Mozambico da 60. A metà marzo il governo ruandese ha reso noto di essere pronto a ritirare i suoi soldati se la missione di contenimento non riceverà risorse finanziarie sufficienti. Il contributo dell’Unione Europea è stato fino a oggi di 23 milioni di dollari, un decimo, sostiene Kigali, di quanto necessario.
Cabo Delgado è la provincia più arretrata del Mozambico, a sua volta descritto dall’ultimo report della Banca Mondiale come il secondo Paese più povero al mondo. I territori del nord, tuttavia, sono ricchi di minerali e gas naturale. L’Eni opera dal 2017 nei giacimenti offshore chiamati “Coral South”, e si appresta ad avviare l’estrazione nel sito gemello “Coral north”, distante appena dieci chilometri. In gennaio la compagnia francese Total ha annunciato la ripresa dei lavori di costruzione legati al proprio progetto estrattivo, interrotti nel 2017 a causa dell’insurrezione degli Shaabab. Si prevede un investimento di 20 miliardi di dollari.
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