Cosa accadrà ora nello Stretto di Hormuz?

Al di là della retorica che avvolge l’accordo tra Usa e Iran, un punto sembra rimanere fermo: la guerra non ha scalfito la sovranità di Teheran sulle acque "contese"
April 8, 2026
Una mappa dello Stretto di Hormuz
Una mappa dello Stretto di Hormuz/ REUTERS
E ora? Cosa accadrà nello Stretto di Hormuz, il vero nodo attorno al quale si sono addensate le minacce apocalittiche, scioltesi ieri – inaspettatamente – con l’accordo di tregua raggiunto tra Usa e Iran? Al di là dei proclami e dei toni trionfalistici nei quali hanno indugiato le due parti in causa, quale destino attende “il punto di strozzatura energetico” più critico al mondo, attraverso il quale – prima del divampare del conflitto - transitava un quinto delle riserve mondiali di petrolio, qualcosa come 20 milioni di barili al giorno, un flusso poi fortemente rallentato?
Dalla sua (totale) riapertura dipenderà lo stato di salute dell’economia globale, già “ammaccato” dal rimescolamento provocato da 41 giorni di guerra: i prezzi del petrolio schizzati alle stelle, le catene di approvvigionamento messe a dura prova, i governi di mezzo mondo costretti a ripensare la propria sicurezza energetica. L'Agenzia statunitense per l'informazione energetica (EIA) ha avvertito che i prezzi del carburante potrebbero continuare a salire per mesi anche dopo la riapertura dello Stretto.
Al di là della nebulosa che ancora avvolge l’accordo, un punto sembra fermo: la guerra non ha scalfito la sovranità di Teheran sullo Stretto. Secondo quanto riportato dalla Cnn, il Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale di Teheran ha rilasciato una dichiarazione in cui riafferma la presenza nel piano iraniano in 10 punti di "questioni fondamentali", tra le quali primeggia proprio il "passaggio regolamentato attraverso lo Stretto di Hormuz sotto il coordinamento delle Forze Armate iraniane". Questo garantirebbe all'Iran una "posizione economica e geopolitica unica", si legge nella dichiarazione.
Stessa posizione è stata espressa dal ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi: il passaggio “sicuro” attraverso lo Stretto resta sotto “la gestione militare iraniana”. Secondo alcune fonti riportate dal Guardian, il piano consentirebbe all'Iran e all'Oman di imporre una tassa fino a 2 milioni di dollari per nave sulle imbarcazioni che transitano attraverso le acque contese. L’Iran utilizzerebbe poi il denaro ricavato “per la ricostruzione”.
Da parte sua Trump, che ha parlato di "un’età dell'Oro in Medio Oriente", ha assicurato che "gli Stati Uniti aiuteranno a gestire l'accumulo di traffico nello Stretto di Hormuz”. Una “lettura” il cui ancoramento nella realtà appare al momento labile. Una cosa in vece resta certa. Se i colloqui di pace dovessero naufragare e le armi dovessero riprendere il sopravvento, Teheran potrebbe nuovamente agire la leva della chiusura “selettiva” dei flussi attraverso le acque dello Stretto. E spingere il mondo, di nuovo, nel baratro energetico.

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