La suora aggredita a Gerusalemme, l'arresto e lo sdegno del mondo

Reazioni internazionali di condanna dopo l'episodio di martedì: una religiosa aggredita alle spalle e buttata a terra da un uomo, che ha poi infierito contro di lei
May 2, 2026
Una vasta via piastrellata, con pochissime persone: un uomo aggredisce alle spalle una suora in abito bianco e velo nero
Il momento dell'aggressione della suora, in un fermoimmagine del video registrato da una vicina telecamera di sorveglianza e diffuso dalla polizia israeliana
Le immagini choc di una suora francese brutalmente aggredita per strada a Gerusalemme nei giorni scorsi. Le reazioni di sdegno e condanna a livello internazionale. Gli appelli a porre un argine in fretta alle manifestazioni d’odio verso i cristiani in Terra Santa. I fatti che hanno suscitato il vortice di reazioni delle ultime ore risalgono al pomeriggio di martedì scorso. Nei pressi del Cenacolo, manca all’incirca un quarto d’ora alle 18. Una suora francese 48enne, ricercatrice presso Scuola Biblica e Archeologica di Gerusalemme, avanza con passo svelto per una via pedonale. All’improvviso, come documentano le immagini che hanno fatto il giro del mondo, un uomo irrompe alle sue spalle e la spinge brutalmente con entrambe le mani. La suora cade su un blocco di cemento, urtando. L’aggressore, che indossa abiti tipici degli ebrei conservatori e dei coloni, accenna ad allontanarsi, poi torna indietro per infierire di nuovo contro la propria vittima. Le sferra un calcio a una gamba, sembrando gridarle qualcosa. Sulla scena interviene un passante, un turista israeliano che cerca d’interporsi per fermare l’aggressore. Ne nasce una colluttazione. La ricostruzione precisa è stata possibile grazie alle immagini di una telecamera di sorveglianza, poi divulgate dalla polizia israeliana.
Il post sull'account X della Polizia israeliana. L'attacco della suora nei giorni scorsi nella zona del Tomba di Davide a Gerusalemme - gli agenti del distretto David hanno localizzato il sospettato e lo hanno arrestato con l'accusa di aggressione motivata da razzismo 
L’uomo, un 36enne d’identità non comunicata, è stato arrestato con l’accusa di «aggressione motivata da razzismo». Secondo gli elementi fin qui disponibili, sembra trattarsi proprio dell’ultimo caso di un drammatico copione già visto più volte negli ultimi mesi: un’aggressione anticristiana da parte di ebrei estremisti. Il padre domenicano Olivier Poquillon, direttore della Scuola Biblica e Archeologica di Gerusalemme, ha aggiornato sulle condizioni della religiosa, che è stata ricoverata. Soffre di una forte contusione alla testa ed è rimasta «fortemente traumatizzata». Ma data la violenza dell’aggressione, le conseguenze fisiche potevano essere ancora più gravi. «Seguiremo con attenzione la procedura giudiziaria a livello civile e penale», ha assicurato il domenicano. Il Ministero degli Esteri israeliano, confermando che «è stata aperta un’indagine» contro l’uomo, mantenuto «in custodia cautelare», ha promesso «massimo impegno per salvaguardare la libertà di religione e di culto», nel rispetto dei «valori di rispetto e convivenza».
Intanto, le immagini continuano a fare il giro del mondo e in particolare del web, accompagnate non di rado da commenti sulla piaga dell’intolleranza verso i cristiani in Terra Santa. Nel quadro del suo intervento a Rimini alla 48ma Convocazione nazionale del Rinnovamento nello Spirito, il padre francescano Ibrahim Faltas, della Custodia di Terra Santa, ha commentato l’accaduto con toni preoccupati: «L’aggressione avvenuta a Gerusalemme nei riguardi di una suora francese purtroppo non resta un episodio isolato. Il video mostra una violenza difficile da immaginare nei confronti di una persona pacifica, una violenza che sconvolge per i gesti particolarmente brutali e ripetuti». Ma per il sacerdote egiziano l’arresto da parte delle autorità israeliane «può essere un deterrente per fermare questo genere di violenze e di molestie».
Nelle ultime ore, il dato più citato sul fenomeno è quello fornito dal Religious Freedom Data Center, un ente apolitico creato «da un gruppo di cittadini israeliani» di confessione ebraica per «monitorare, documentare e dare risposta immediata agli incidenti di molestie, violenze e discriminazioni riguardanti le comunità e istituzioni cristiane in Terra Santa». Nei primi 3 mesi del 2026, ci sono stati almeno 31 casi di aggressività o violenza contro i cristiani. Secondo un rapporto anch’esso emanazione della società civile israeliana, il 2025 aveva già segnato un’impennata del 63% di episodi ostili. I più numerosi hanno riguardato sputi (oltre il 50%), davanti a insulti, urla o minacce (18%), azioni contro simboli religiosi (15%), atti di violenza fisica (5%), profanazione di luoghi sacri (3%).
In un’intervista, monsignor William Shomali, vicario generale del Patriarcato Latino ha denunciato il «frutto dell’azione di un piccolo gruppo ideologico pieno d’odio», caratterizzato da «razzismo religioso e da un’educazione impropria». Anche l’Università ebraica di Gerusalemme, reagendo, ha sottolineato che l’aggressione «fa parte di una tendenza preoccupante d’ostilità crescente contro la comunità cristiana e i suoi simboli».
Fra le reazioni internazionali, quelle giunte dalla Francia, erede di una responsabilità storica in Terra Santa, oltre che patria della religiosa aggredita. Il capo della diplomazia, Jean-Noël Barrot, ha chiesto una «punizione esemplare» verso l’aggressore, in modo da «porre fine agli atti anticristiani che si stanno moltiplicando in Terra Santa e che la Francia, impegnata nella sua storica missione di proteggere le comunità cattoliche e i luoghi sacri, non può tollerare in nessuna circostanza». In Italia, il vicepremier Antonio Tajani, titolare della Farnesina, ha chiesto «al Governo israeliano di garantire la libertà religiosa», esprimendo preoccupazione per gli episodi d’avversione in crescita «nei confronti della comunità cristiana in Israele, a Gaza, in Cisgiordania e nel Sud del Libano». Una «energica condanna» è stata espressa pure dalla Spagna, attraverso una nota del Ministero degli Esteri, con cui Madrid chiede a Israele di «garantire la libertà di culto, rispettare lo statu quo in Gerusalemme e adottare misure per impedire questo tipo di atti violenti». Numerose reazioni internazionali sono giunte anche da rappresentanti religiosi.

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