A Hong Kong va in scena la "giustizia" cinese: a processo tre attivisti pro-democrazia

La colpa dei dissidenti? Aver promosso le veglie per ricordare la strage di Tienanmen. Accusati di sovversione, rischiano fino a 10 anni di carcere
January 22, 2026
Si è aperto a Hong Kong il processo contro tre attivisti pro-democrazia
Si è aperto a Hong Kong il processo contro tre attivisti pro-democrazia/ Ansa
Dovranno attendere 75 giorni Chow Hang-tung (40 anni), Lee Cheuk-yan (68) e Albert Ho (74) per conoscere la sorte che li attende. E sapere se la loro esistenza sarà stritolata dall’impietosa macchina della giustizia di Hong Kong. Tanto potrebbe durare il processo iniziato oggi davanti all'Alta Corte di Hong Kong: i tre attivisti sono accusati di aver tramato per “sovvertire il potere statale”, ai sensi della legge sulla sicurezza introdotta nel 2020 dalla Cina. Ho si è dichiarato colpevole, mentre gli altri due attivisti si sono detti non colpevoli. I tre, che facevano parte dell'ormai vaporizzata Hong Kong Alliance - , il gruppo, scioltosi nel 2021, che per lungo tempo ha organizzato la veglia annuale per le vittime del massacro di Piazza Tienanmen del 1989 a Pechino -, rischiano fino a 10 anni di carcere. Sono in custodia dal 2021. Secondo l'accusa la richiesta dell'Alleanza di "porre fine al regime monopartitico" comporta atti che violano la Costituzione cinese, vale a dire l'uso di "mezzi illegali" per sovvertire il potere statale. Come sottolinea il Guardian, la legge, introdotta nel 2020, “ha un tasso di condanna vicino al 100%”. La veglia annuale per le vittime di Tienanmen è stata a lungo l'unico evento commemorativo di massa celebrato sul territorio cinese. Nel 2019, secondo gli organizzatori, la veglia richiamò in piazza 180mila persone. La scure delle misure anti Covid nel 2020 ha decretato la fine della mobilitazione.
"La giustizia risiede nel cuore delle persone e la storia ne sarà testimone", è stato il commento di Tang Ngok-kwan, ex membro di spicco dell'Alleanza.
“Questo caso non riguarda la sicurezza nazionale, ma la riscrittura della storia e la punizione di coloro che si rifiutano di dimenticare le vittime della repressione di Tiananmen", ha dichiarato Sarah Brooks, vicedirettrice regionale di Amnesty International per l'Asia. Per Mark Clifford, presidente della Committee for Freedom in Hong Kong Foundation, "il regime cinese non si fermerà davanti a nulla per cancellare la storia e mettere a tacere coloro che cercano di mantenere viva la verità su Tienanmen. Chow Hang-tung, Lee Cheuk-yan e Albert Ho sono coraggiosi patrioti che hanno dedicato la loro vita a rappresentare il popolo cinese, a cui sono stati negati i diritti fondamentali. Purtroppo, sono anche il simbolo di quanto sia caduto in disgrazia il sistema giudiziario di Hong Kong, un tempo rispettato, perseguitato per aver chiesto di mantenere le promesse fatte al popolo di Hong Kong”.
Pechino ha inferto un doppio, mortale, colpo ai movimenti per la democrazia a Hong Kong. Il 30 giugno 2020, ha introdotto la "Legge sulla sicurezza nazionale", che criminalizza la secessione, la sovversione, il terrorismo e la collusione straniera e si applica ai reati commessi sia all'interno e all'esterno di Hong Kong. Il 23 marzo 2024 è entrata in vigore l'ordinanza sulla “Salvaguardia della sicurezza nazionale”, che ha sostituito la legge sulla sedizione risalente all'era coloniale, ampliandone lo spettro con l’introduzione dei reati di tradimento, insurrezione, sabotaggio, interferenza esterna, sedizione, furto di segreti di Stato e spionaggio.

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