Social e minori, Meta fa troppo poco per impedire ai bambini di andare su Instagram

di Gabriele Rosana, Bruxelles
Lo conferma l'indagine della Commissione Ue, che accusa le piattaforme di violare la legge sui servizi digitali (DSA) per l'accesso ai servizi da parte degli under 13. Rischio multe miliardarie
April 29, 2026
Social e minori, Meta fa troppo poco per impedire ai bambini di andare su Instagram
«Meta non fa abbastanza per impedire che i minori di 13 anni utilizzino Facebook e Instagram». Dopo un’indagine durata due anni - e mentre si intensifica il pressing dei governi per la fissazione di un’età minima per accedere ai social -, la Commissione europea ha rilevato che il colosso digitale di Menlo Park viola il Digital Services Act (Dsa), la normativa Ue a tutela dei minori online, «per non aver diligentemente identificato, valutato e mitigato i rischi di accesso ai propri servizi da parte di chi ha meno di 13 anni». La soglia di età non è casuale, ma è la stessa individuata dai termini e condizioni d’uso di Meta per accedere ai suoi due social più popolari. «Nonostante ciò, le misure messe in atto dalla società per far rispettare queste restrizioni non sembrano essere efficaci», spiega l’esecutivo europeo: «Non impediscono adeguatamente ai minori di 13 anni di accedere ai loro servizi né identificano e rimuovono tempestivamente i profili già creati».
Nel momento di apertura dell’account, ad esempio, bambine e bambini possono auto-dichiarare una data di nascita falsa, ha ricordato in conferenza stampa la vicepresidente esecutiva della Commissione con delega al Digitale Henna Virkkunen. Secondo «una grande quantità di prove in arrivo da tutta l’Ue, circa il 10-12% di chi ha meno di 13 anni accede a Instagram o Facebook», finendo esposti a contenuti ed esperienze ritenuti inappropriati per la loro età - prosegue la valutazione di Bruxelles - visto che «i più piccoli sono più vulnerabili ai potenziali danni delle piattaforme online». «I termini e le condizioni non dovrebbero essere semplici dichiarazioni scritte, ma piuttosto la base per un'azione concreta a tutela degli utenti», ha insistito Virkkunen nel corso di un punto stampa all’Europarlamento di Strasburgo.
La contestazione preliminare delle violazioni non porta con sé conseguenze punitive immediate per Meta. La società di Mark Zuckerberg ha adesso la possibilità di rispondere alle accuse e proporre misure correttive per evitare una sanzione che può arrivare fino al 6% del fatturato globale annuo. In una nota, Meta si è detta in disaccordo con le conclusioni Ue, ma pronta a una «collaborazione costruttiva»: «Continuiamo a investire in tecnologie per individuare e rimuovere gli utenti che non raggiungono l'età minima richiesta. La prossima settimana condivideremo ulteriori informazioni su nuovi strumenti in fase di implementazione». Si tratta del secondo “richiamo” di Bruxelles per proteggere i minori nell’ambito del Dsa, dopo che a febbraio aveva accusato TikTok di danneggiare gli adolescenti con meccanismi di design che creano dipendenza e tengono incollati allo schermo (il cosiddetto “rabbit hole effect”). Nel quadro dell’indagine avviata nel 2024, per Instagram e Facebook resta aperto un filone parallelo proprio sui rischi di dipendenza legati al design.
Anche se i funzionari europei ci tengono a precisare che l’esame tecnico è slegato da valutazioni politiche, la tempistica dell’annuncio non sembra essere stata lasciata al caso. Nel corso dello stesso punto stampa in cui ha annunciato gli sviluppi contro Meta, Virkkunen ha presentato una raccomandazione (cioè un atto non vincolante per gli Stati membri) che illustrerà nel corso della giornata a Cipro ai ministri dei Ventisette riuniti per un Consiglio Telecomunicazioni informale, e con cui la Commissione esorta i governi ad accelerare l’introduzione dell’app europea per la verifica dell’età e renderla disponibile entro la fine di quest’anno. Appena due settimane fa, Bruxelles aveva comunicato di aver concluso la fase di messa a punto tecnica dello strumento di verifica dell’età «facile da usare, open source e gratuita», scaricabile su smartphone, pc e tablet (ogni Stato potrà decidere se rendere disponibile autonomamente o integrare nel portafoglio digitale).
«Una verifica dell’età efficace e rispettosa della privacy è il prossimo tassello del puzzle che stiamo per completare, mentre lavoriamo per uno spazio online in cui i nostri figli siano al sicuro e in grado di utilizzarlo in modo positivo e responsabile, senza limitare i diritti degli adulti». Le piattaforme online non saranno obbligate a usare questo sistema, ma dovranno in tal caso dimostrare di avere un’alternativa perlomeno con gli stessi standard per impedire ai minori di accedere ai contenuti loro vietati, come la pornografia online o il gioco d’azzardo. Un panel di esperti è al lavoro a livello Ue per decidere se fissare anche un’età minima per iscriversi ai social: per ora alcuni governi valutano ipotesi comprese tra i 14 e i 16 anni. Se l’iniziativa andrà in porto, sarà attraverso questa app che gli utenti dovranno dimostrare di aver superato la soglia anagrafica. I tecnici Ue sono convinti che l’utilizzo sarà intuitivo: per attivare il sistema, basterà scattare una foto al passaporto o alla carta di identità e, quindi, fare un selfie di conferma. A Bruxelles paragonano l’app al pass sanitario che, durante il picco della pandemia di Covid-19, permetteva di viaggiare e andare al ristorante o al cinema dimostrando di essere in regola con le vaccinazioni. 

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