Il 7 ottobre ricordiamo che il male non dovrebbe esistere
Francesco ci chiede ancora di non aver timore di avvicinarci all'altro, di scendere dal cavallo dell'orgoglio e della presunzione per abbracciare la lebbra di un mondo corrotto, armato, egoista

Il male, ogni male, non ha mai una ragione, non può avere una ragione. Perché allora esiste il male? Ho provato in questi ultimi giorni a cercare risposte a domande che scavano la coscienza. Non ho trovate parole forse perché cercavo soluzioni concrete e immediate. Ho trovato rifugio a tanti pensieri nel ricordo delle ultime ore di San Francesco, celebrando il transito nell'ottavo centenario della sua nascita al cielo. Mentre si avvicinava sorella morte, il Santo della povertà con grande lucidità lodava Dio, ringraziava l'Onnipotente per il dono della vita e del Creato, dava profondità all'amore e alla fratellanza, chiedeva pace per il mondo. Mi sono chiesto cosa avrebbe aggiunto oggi per ricordare il terzo triste anniversario di lutti, di dolore, di devastante disumanità per vite divise da odio e da vendetta. Francesco ci chiede ancora di non aver timore di avvicinarci all'altro, di scendere dal cavallo dell'orgoglio e della presunzione per abbracciare la lebbra di un mondo corrotto, armato, egoista.
Il Santo di Assisi si fa fratello che conforta chi vuole aiutare e non ha altro che le sue mani per salvare vite, per alleviare sofferenze fisiche ai bambini mutilati nei corpi e nella serenità dell'infanzia. Ho sentito la presenza del Santo della pace pochi giorni fa, a Pietrelcina, incontrando i bambini e i giovani della terra di San Pio. San Francesco si fa bambino che chiede di portare un abbraccio ad un altro bambino lontano e gli offre tutto quello che ha: una banconota di piccolo taglio donata da un cuore grande alla sofferenza ingiusta di innocenti. È così difficile amare senza distinzioni, usando la forza di un abbraccio e delle parole invece della crudeltà di armi che uccidono? È davvero impossibile unirsi per vivere e per rispettare la vita e non per cercare il potere, dividendo?
Francesco di Assisi, santo già in vita, ha offerto al mondo il cambio di visione e di prospettiva: la conversione nasce da un cuore puro, che vede l’amore di Dio nel Figlio che è fratello e amico, che cura e che custodisce la vita e la natura. Il Poverello di Assisi riconosce e ci fa riconoscere la ricchezza della vita in un corpo malato, fragile, apparentemente inutile secondo i canoni imposti oggi ad una umanità confusa. Circondato dai suoi frati e dall’amore dei poveri che aveva tanto amato, il messaggio del Santo di Assisi arriva forte e chiaro a noi dopo otto secoli. È un aiuto umile, un sostegno semplice e potente a chi perde la speranza in tempi che non aprono le braccia al perdono reciproco, alla pace giusta che nasce dalla riconciliazione con sé stessi e con il prossimo più vicino. Il 3 ottobre abbiamo celebrato il passaggio dalla morte corporale alla vita in Dio, e celebriamo con San Francesco la bellezza dell’abbraccio con il bene nel rispetto della vita e nella tutela della natura. Il 7 ottobre ricordiamo la mancanza di una ragione per l’esistenza del male, ricordiamo il sacrificio di tanti, il dolore di molti, l’urgenza di vivere, amando.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Seguici anche su Google Discover di Avvenire




