La famiglia fuori dal bosco

di Sofia
Di chi sono i bambini? E gli anziani? Chi si prende cura di chi? Dal Giappone a Palmoli, per arrivare a noi
March 29, 2026
Shannon Gorman and Brendan Fraser in “Rental family”, il film dedicato al fenomeno dei familiari in affitto
Shannon Gorman and Brendan Fraser in “Rental family”, il film dedicato al fenomeno dei familiari in affitto

Numero #12| 15.3.2026

È uscito poco meno di un mese fa anche nelle nostre sale il film Rental family. Nelle vite degli altri della regista Hikari, incentrato su un fenomeno ormai diffuso in Giappone: le agenzie che “affittano” parenti a chi non ne ha. Un padre per la recita di scuola, due nonni per una festa di compleanno, una zia o un fidanzato per un pranzo importante. Si paga e, per un certo tempo, qualcuno interpreta il ruolo di famiglia. Se non lo sai, non si tratta di una trovata cinematografica: agenzie simili nel Paese del Sol Levante, segnato da una drammatica denatalità e dal conseguente stravolgimento delle dinamiche familiari all’insegna della solitudine, esistono davvero e le loro attività anzi proliferano. È il caso di Ossan rental (letteralmente “noleggia uno zio”), un servizio di affitto di figure maschili over50 disponibili ad affiancare i più giovani in qualche commissione, accompagnarli a un evento istituzionale o a una festa, praticare con loro uno sport o anche aiutarli a studiare: sul sito dell’agenzia e sui social network ci sono anche centinaia di profili dettagliati dei candidati, con tanto di fotografie e descrizioni di gusti e interessi.
Triste? Sì, abbastanza. Eppure, visto l’andamento della curva demografica su scala mondiale, è in una realtà simile che dovremmo abituarci a vivere in futuro (sempre che non si rinunci anche alla necessità fisica di accompagnarci con qualcuno e ci si accontenti, come purtroppo sempre più spesso accade, dell’IA). La parentela d’altronde, almeno secondo l’antropologia, non è soltanto una questione biologica: è una rete di cura, memoria e responsabilità che dà alle persone un posto nel mondo. Si è genitori, fratelli, figli di qualcuno, ma anche membri di una storia, parte di una comunità. Quando questa rete si assottiglia, il rischio è che anche il senso di custodia reciproca si indebolisca. Qualche domanda scomoda: chi si accorge degli anziani, quando la rete familiare e sociale si fa più fragile? E chi dei bambini? Le possibili risposte non riguardano solo il Giappone delle “famiglie in affitto”, ma anche noi. E sono le stesse di cui abbiamo sentito l’esigenza pensando alla vicenda della famiglia nel bosco, a cui abbiamo deciso di dedicare questo numero di Sofia. Se ti sei perso gli altri, li trovi tutti qui. Se non sei ancora iscritto, fallo adesso in due passaggi: prima registrati qui, poi vai nella sezione Newsletter sul sito di Avvenire e clicca su Sofia. Ti serviranno due minuti.
Adesso cominciamo.

La famiglia fuori dal bosco

Delle disavventure della cosiddetta “famiglia nel bosco”, iniziate attorno a una casa isolata tra i colli dell’Abruzzo, hai senz’altro sentito parlare. In tv e sui giornali il caso è quasi più seguito della guerra in Medio Oriente. Se proprio ti servisse un riassunto brevissimo, in ogni caso, eccolo qui: si tratta di una coppia di genitori di origine straniera (inglese lui, australiana lei) che avevano scelto per se stessi e per i propri tre bambini una vita appartata, lontana dalla civiltà e dai suoi agi, oltremodo spartana, nella cui quotidianità si sono affacciati i servizi sociali prima e poi il Tribunale per i minorenni dell’Aquila. Disponendo (le lancette devono tornare alla sera del 20 novembre scorso) l’allontanamento dei figli e il loro inserimento in una struttura educativa. Da quel momento il caso ha superato rapidamente i confini giudiziari, trasformandosi in terreno di scontro.
Due le narrazioni, opposte. Da un lato l’accusa allo Stato, percepito come un potere che irrompe nella vita privata delle famiglie e ne dispone a suo piacimento. Dall’altro la difesa delle istituzioni, chiamate invece a proteggere i minori. In mezzo, però, è accaduto qualcosa di più profondo e inquietante: i tre bambini sono scomparsi dal centro della scena. Sono diventati simboli, prove a sostegno di una tesi, strumenti di battaglia politica o mediatica, pericoli da cui difendersi, ancore a cui aggrapparsi. Tutto insomma, fuorché bambini.
Ora, il diritto minorile europeo e quello italiano nascono esattamente per evitare che i figli diventino oggetti della volontà degli adulti. Il principio su cui si regge l’intero sistema è uno soltanto, l’avrai sentito ripetere fino a stancarti: il superiore interesse del minore. Significa che ogni decisione – giudiziaria, educativa, sociale – deve avere un unico obiettivo: garantire a quel bambino di avere ciò che gli serve per crescere in modo sano, sicuro, libero. Peccato che quando questo principio entra nel dibattito pubblico, emerga spesso un equivoco. Si parla cioè di diritti dei genitori sui figli. In realtà il diritto contemporaneo ha rovesciato la prospettiva: i figli possiedono diritti propri, che gli adulti (genitori compresi) hanno il compito di rispettare.
Come funziona il sistema che in Italia protegge l’infanzia e l’adolescenza? È un sistema imperfetto, certo, come ogni istituzione umana. Ma è un sistema che vive della collaborazione tra tribunali, servizi sociali, scuole, comunità educative, famiglie e famiglie affidatarie. Un sistema che interviene quando alcuni diritti fondamentali dei minori – la salute, l’istruzione, la socializzazione, la sicurezza – risultano compromessi. Nel racconto mediatico si vede quasi sempre soltanto l’ultimo anello di questa catena: l’allontanamento. Si tratta della misura più visibile, più decisiva, quindi della più discussa anche. In realtà rappresenta una tappa estrema, preceduta da tentativi di sostegno, accompagnamento, mediazione. Se una famiglia arriva a una situazione così drammatica da richiedere l’intervento del tribunale, significa che qualcosa nella rete sociale si è logorato lungo il cammino. Perché la tutela dei minori nasce molto prima delle decisioni giudiziarie: nei servizi territoriali, nella scuola, negli ospedali, tra le forze dell’ordine, nelle relazioni di quartiere o di vicinato, nella capacità di una comunità di accorgersi quando una famiglia attraversa una fatica.
Il caso della famiglia nel bosco, allora, racconta soprattutto un fallimento: quello di una società che si accorge dei bambini soltanto quando la crisi esplode. Ed è una storia che parla a tutti, fuori dal bosco. Alle istituzioni, chiamate a migliorare strumenti e tempi dell’intervento. Alla politica, che dovrebbe proteggere i minori dalla tentazione di trasformarli in argomento di propaganda e mettere in campo dibattiti e leggi all’altezza della sfida. Ai media, custodi di un racconto capace di influenzare profondamente l’opinione pubblica. Alla comunità adulta, nel suo insieme.
Crescere un bambino non è mai una faccenda solo privata: è sempre una responsabilità collettiva. E al centro c’è il bambino! Ciascuno, per parte sua e nel rispetto dell’altro, dovrebbe tornare ad assumersela. Sarebbe bello che si cominciasse adesso, in Abruzzo, da questa famiglia, da questi piccoli.

🧰 La cassetta degli attrezzi

A metà tra la bussola e l'archivio
Lontani da casa: nella situazione dei bambini della famiglia nel bosco di Palmoli ci sono nel nostro Paese altri ventimila minori di cui però nessuno parla. A cui non vengono dedicati servizi e talk show, che non suscitano il minimo interesse da parte della politica. Una contraddizione che la dice lunga sulla sensibilità a circuito variabile verso il dramma dei minori fuori famiglia e dei loro genitori.
Dati: premessa, i dati mancano (d'ora in avanti saranno raccolti per legge). Per darti un'idea dell'entità del fenomeno, i giudici decidono di intervenire per allontanare un minore dalla propria famiglia più di 20 volte al giorno. Oltre 8mila casi in un anno, secondo l’unico dossier sugli allontanamenti diffuso nel 2019 dall’allora ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, sull’onda del caso Bibbiano. Quasi il 70 per cento avvengono al Centro-Nord, solo un terzo al Sud. Quanto ai minorenni in carico ai servizi sociali territoriali, sono 330.884, pari al 38,5 per mille della popolazione minorile residente in Italia. Oltre 20mila invece, lo si diceva all'inizio, quelli ospiti di strutture residenziali, mentre in affidamento familiare se ne trovano 12.733.
Rischi: isolamento sociale, difficoltà educative e scolastiche, condizioni abitative o sanitarie problematiche, situazioni di grave conflitto o trascuratezza.
Risorse: i servizi sociali territoriali (che offrono supporto educativo, psicologico ed economico alle famiglie in difficoltà), l'affido familiare (grazie a cui si accoglie temporaneamente un minore in un’altra famiglia, mantenendo il legame con i genitori), le comunità educative (strutture che ospitano i minori quando non esistono alternative immediate).
Questo è il momento per fermarti, sospendere il giudizio sulla vicenda di Palmoli (se ne hai uno) e conoscere quello di cui stiamo parlando in maniera approfondita grazie alla nostra raccolta di domande e risposte di senso fatta apposta per te. È uno strumento più che mai utile in questo caso, che vale la pena condividere con chi ti sta vicino e nella tua comunità.

🖋️ Scritto in piccolo

Lo spazio a misura di bambino
La storia del piccolo Ryan parla di determinazione, creatività e generosità: per anni il 13enne ha raccolto lattine di alluminio, che in Inghilterra vengono ancora pagate un tot al chilo, mettendo da parte l’equivalente di 20mila dollari poi distribuiti in beneficenza. Una vicenda che ha conquistato la prima pagina di Popotus, l'inserto settimanale di Avvenire dedicato ai bambini.
A proposito di Popotus, il 23 marzo compirà 30 anni e noi gli stiamo organizzando una grande festa, a cui sei invitato anche tu: si svolgerà sabato 18 aprile, dalle 9.30 alle 11, al Muba di Milano. I bambini potranno incontrare chi realizza il giornale, fare domande, condividere curiosità e partecipare a un momento speciale con foto ricordo. I grandi, insieme ai piccoli, potranno partecipare a un’esperienza immersiva per esplorare legami, relazioni e punti di vista attraverso il gioco e la scoperta, in uno spazio pensato per stimolare curiosità e meraviglia. I posti sono limitati, quindi procedi al più presto a compilare questo form.

📱 Chi ti influencer?

Famiglie sui social e in Rete
La famiglia Cardaropoli, il giorno della laurea di Arnold
La famiglia Cardaropoli, il giorno della laurea di Arnold
Dimentica le statistiche, i saggi, le analisi sociologiche. Arnold Cardaropoli, 24 anni, quasi 800mila follower su TikTok e oltre 100mila su Instagram, è diventato negli ultimi anni una delle voci più originali nel racconto social dell’adozione. La sua storia parte da una frase che è già una dichiarazione di poetica familiare: «Mi chiamo Arnold, sono stato adottato, e la mia famiglia è un casino. Tutte le famiglie lo sono». È lo stesso incipit del suo libro, Mamma, stai calma!, ma è anche il tono dei suoi video: ironico, leggero, spesso esilarante. Eppure dietro le risate passa qualcosa di molto serio. Ce lo ha raccontato.

⌛ Tempo al tempo

Cose da leggere, vedere, ascoltare e fare in famiglia
• Fuori dal bosco servirebbero tanti papà come Nathan secondo Massimo Gramellini, che al padre di Palmoli ha dedicato uno dei suoi “Caffè” sul Corriere. È di fatto l'unica riflessione davvero sensata che abbiamo letto in questi giorni di delirio mediatico.
• Niente deliri sulle pagine di Avvenire per fortuna, dove fin dall'inizio della vicenda abbiamo provato a far ragionare tutte le parti coinvolte: assistenti socialigiudicila difesa della famigliail Forum delle associazioni familiari.
• I bambini hanno imparato in fretta a scendere in campo per difendere i propri diritti, senza aspettare i grandi. Le bambine soprattutto.
• Marta, poi, s'è superata: a 25 anni è andata all'Onu a raccontare la sindrome di Down e a rivendicare il diritto di vivere da sola. Il diritto di provarci, il diritto di sbagliare. Una storia incredibile.
• Per tutelare la salute e la sicurezza dei più piccoli molti Paesi del mondo stanno decidendo di vietare loro i social network, seguendo l'esempio dell'Australia. Alla base dei divieti, però, ci sono i sistemi di verifica dell'età che richiedono la raccolta di dati sensibili per supportare le informazioni biometriche. Stiamo sottovalutando questa schedatura digitale dell'universo-mondo? Secondo questo articolo del Guardian, sì.
• In Francia a difendere i diritti dei bambini pensa da qualche anno a questa parte il Collettivo infantista. Daniele Zappalà ha incontrato a Parigi la sua fondatrice, Claire Bourdille, e l'ha intervistata.
• A proposito di solitudine e di persone in affitto (parenti e non), sembra che sempre più donne decidano di fidanzarsi con un Chatbot in mancanza di principi azzurri ideali. Ne ha scritto Forbes, delineando scenari decisamente inquietanti.
• Se poi sono i bambini, ad affezionarsi ai giocattoli dotati di Intelligenza artificiale, è proprio un guaio. Ecco tutto quello che devi sapere in proposito.
• Ha diritto di giocare al sicuro la piccola Rahaf, la bimba di 3 anni di Gaza che ha perso entrambe le gambe in un bombardamento e che è diventata protagonista del nuovo episodio di Ms Rachel - Toddler Learning Videos. Il canale Youtube, che supera i 18 milioni di iscritti e ha accumulato oltre 13 miliardi di visualizzazioni coi suoi video pensati per neonati e bambini in età prescolare, è la creatura dell'educatrice americana Rachel Accurso.
• Brutte notizie sul fronte della fertilità: in Europa non è mai stata così bassa (e i dati italiani sono sempre più preoccupanti). Dell'importanza dei buoni esempi per invertire la rotta demografica abbiamo parlato in una Sofia dedicata alla maternità, qualche settimana fa: adesso c'è la cantante Rose Villain a mostrare il suo bel pancione e sul significato di questa immagine ha ragionato Massimo Calvi.
• Che esempi anche Cécile e Brenna, mamme paralimpioniche! Scopri chi sono.
• Sempre meno bambini, sempre più anziani. All'Italia serve un piano.
• A proposito di anziani, di giovani e di possibili canali di comunicazione tra generazioni, abbiamo fatto un viaggio nel mondo dell'uncinetto. Che, se non lo sai, sta spopolando in tutto il mondo insieme ad altre attività manuali che sembravano destinate a scomparire.
• Giovani e relazioni, l'Istituto Toniolo ha scattato una fotografia in chiaroscuro della cosiddetta Generazione Z che dovresti guardare anche tu.
• Il 19 marzo, oltre alla festa del papà, saranno i 10 anni dell'esortazione apostolica dedicata alla famiglia da papa Francesco, Amoris Laetitia. Ti avevamo già segnalato alcuni approfondimenti usciti su Avvenire: nei prossimi giorni ne troverai altri. Sabato prossimo a Roma l'Ufficio nazionale per la pastorale della famiglia dedicherà all'anniversario anche un convegno.
• Chiesa in campo accanto alle famiglie anche al convegno nazionale “Noi, comunità e progetto di vita”, organizzato a Bergamo dal Servizio Cei per la pastorale delle persone con disabilità. Si comincia sempre il 19 marzo, in questo caso a Sotto il Monte, nei luoghi di san Giovanni XXIII.
• Vale un ascolto, e anche più di uno, il bel podcast di Avvenire dedicato alle storie di chi non vede. Si intitola Al buio.

La storia di Michele, morto a 7 anni, e del bene che continua a fare

Papà Davide e mamma Adrianna, la storia del loro amore, l'arrivo di un figlio tanto desiderato, la scoperta della sua malattia. Come una famiglia può affrontare il dolore più grande e trasformarlo in speranza per gli altri.

Il nostro padre ignoto e i padri anormali

Non sempre la paternità coincide con il sangue: a volte nasce dalla cura, dalla fedeltà, dalla capacità di esserci. Vai all'undicesima puntata.

Le Giornate del Fai con tutta la famiglia

Ville, monumenti, parchi. Tornano le Giornate Fai di primavera e devi solo decidere dove andare. Coi tuoi. 

🗣️ La tua Sofia

La famiglia non si racconta da sola, servi anche tu
Hai una storia da raccontare? Una domanda da farci o una riflessione che vuoi condividere a proposito di tutto quello di cui abbiamo parlato fino ad ora?
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Grazie di averci aperto la porta di casa.
Torneremo da te domenica 29 marzo.
👋 Alla prossima!
La redazione di Avvenire con Viviana Daloiso e in questo numero: Massimo Dezzani, Nicoletta Martinelli, Giuseppe Matarazzo, Luciano Moia, Chiara Vitali

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