Essere madri

di Sofia
Le Olimpiadi di Francesca Lollobrigida come spunto, le pari opportunità come traguardo: ma cosa vuol dire parità in famiglia?
February 18, 2026
La pattinatrice Francesca Lollobrigida e il suo bambino, Tommaso
La pattinatrice Francesca Lollobrigida e il suo bambino, Tommaso

Numero #10| 15.2.2026

Lo scorso dicembre una collega giornalista del Tg1, Nathania Zevi, che ha tre bellissimi figli spesso protagonisti dei suoi post sui social network, ha scritto un articolo sulla maternità che ha innescato un vivace dibattito sulle pagine del quotidiano La Stampa. Il senso è più o meno questo: se non facciamo più figli è perché è cresciuta a dismisura la paura di diventare madri, soprattutto a causa della mancanza di buoni esempi.
Insomma, noi mamme della generazione precedente a quella che oggi dovrebbe procreare avremmo – tradendo l’eredità consegnataci dalle nostre, di madri, e dalle nostre nonne – mostrato sempre e solo la parte più faticosa del “mestiere”: fatica, insonnia, solitudine, relegazione sociale e lavorativa. Tutte cose vere, s’intende. Ma forse, ecco, servirebbe far vedere anche l’altra metà del quadro: «Che i figli – scrive Nathania Zevi – non sono un limite, ma un moltiplicatore. Che non dimezzano la libertà, la riscrivono. Che non cancellano l’identità, la completano».
La riflessione, dicevamo, ha sollevato reazioni di segno diverso: c'è chi pensa che l'esempio non serva affatto a riempire le culle, chi rigetta l'ipotesi che la denatalità sia solo “colpa” delle donne o questione femminile. Ma necessità di un racconto diverso a parte, le cose stanno così? Le mamme della cosiddetta Generazione X hanno paura di essere madri? In questi giorni emozionanti di Olimpiadi a campeggiare indiscussa è stata la pattinatrice Francesca Lollobrigida, con la sua corsa a perdifiato contro tutti i protocolli per andare ad abbracciare il suo piccolo Tommaso dopo aver vinto la (prima) medaglia d’oro. I sacrifici immensi che lei stessa ha poi raccontato, la difficoltà di allenarsi con un bimbo piccolo, la mancanza di strutture pensate per le mamme atlete, i virus, la stanchezza, tutto polverizzato di fronte alla gioia immensa della condivisione in quel momento straordinariamente spontaneo, vero.
Non è un caso che tra le migliaia di messaggi che l’hanno sommersa in questi giorni (sembra incredibile, qualcuno anche cattivo), la maggior parte glieli abbiano scritti altre mamme e soprattutto giovani donne che alla maternità finora avevano deciso di rinunciare: «Grazie, ora so che non devo più avere paura». Chissà che – come con Sinner s'è registrato un record di iscrizioni dei ragazzini alle scuole tennis – anche la “Lollo” inneschi il suo mini-boom. Di natalità, non solo di pattinaggio. E che i buoni esempi che ci sono per davvero (tanti!) escano dall’ombra, diventino patrimonio condiviso, pubblico, favoriscano il cambiamento mediatico e culturale da cui può nascere anche quello delle politiche che al nostro Paese continuano drammaticamente a mancare.
Questo numero di Sofia è dedicato a Ilaria e al suo piccolo Giacomo, che questa settimana sono entrati dalla porta della nostra redazione materializzando lo stesso, dirompente messaggio di speranza. La denatalità non è una condanna: smettiamo di crederlo.
Adesso cominciamo.

Pari o dispari

Settimana scorsa il Governo ha dato il via libera allo schema di decreto legislativo che recepisce la direttiva europea del 2023 sulla trasparenza retributiva e la parità salariale: nel giro di qualche mese, se non sai bene di cosa stiamo parlando, anche in Italia sarà cioè possibile conoscere i criteri di determinazione del proprio stipendio e i livelli retributivi medi dei colleghi che svolgono lo stesso lavoro, suddivisi per genere.
Per le donne, in particolare, si tratta di una svolta. La legge dovrebbe consentire, gradualmente, di colmare il divario economico che esiste con gli uomini e che nel nostro Paese si attesta attorno al 20%. Ma il punto non è certo solo il denaro. La disparità non comincia in busta paga. Se per anni le donne hanno guadagnato meno – e continuano a farlo – è anche perché hanno lavorato di più altrove: nel campo invisibile della cura, nell’organizzazione silenziosa della vita familiare, nella gestione di tutto ciò che tiene in piedi una casa. È lì che si crea ancora, troppo spesso, il primo squilibrio. E non è un caso che proprio la maternità, quando arriva, diventi per molte una linea di faglia sul piano professionale. Non perché i figli siano un limite, ma perché il sistema – familiare prima ancora che sociale – non è ancora, non dappertutto, non abbastanza pensato per due.
Che cosa intendiamo per parità in famiglia? Sgomberiamo subito il campo dai dubbi: noi non pensiamo affatto che significhi fare le stesse cose, nello stesso modo, con la stessa misura. Piuttosto, che ciascuno in una coppia possa realizzare la propria vocazione – professionale, affettiva, genitoriale – senza che il peso ricada strutturalmente sull’altro soltanto. Parità è lo spazio che si apre perché tu possa studiare, lavorare, sognare, pattinare anche e magari andare alle Olimpiadi mentre l’altro fa la spesa, cucina, lava i panni, mette a letto i bambini. E viceversa. Parità è la scelta di non considerare “aiuto” quello che è responsabilità condivisa. È il passaggio da una logica di concessione a una logica di corresponsabilità.
Le campionesse che abbiamo applaudito a Milano-Cortina – molte di loro madri, non solo Francesca Lollobrigida – non hanno vinto o gareggiato nonostante i figli. Lo hanno fatto dentro un equilibrio che evidentemente sono riuscite a costruire insieme ai loro compagni di vita e che è possibile. Allenamento e cura, medaglie e notti insonni, podio e pannolini: tutto può stare insieme in una gestione reciproca dei tempi, senza eroine solitarie e senza padri spettatori.
Penserai che la stiamo facendo facile. Non è così: la parità si tenta, si mette in pratica ogni giorno, si ricomincia daccapo quando non riesce del tutto. È un modo di camminare insieme. Che tra l’altro contagia anche i figli: se vedranno un padre che va al lavoro, ma che quando è necessario fa anche le pulizie, e una madre che si assenta per un impegno importante e che però si mette anche a stirare, impareranno che la differenza non è gerarchia ma ricchezza. Anche se a volte si litiga. Anche se la differenza tra donne e uomini, tra mamme e papà, c’è, resta.
Ben venga allora la legge che impone trasparenza negli stipendi. Ma la trasparenza dei carichi, delle rinunce, delle opportunità, questa dipende da noi. Se vogliamo che la maternità torni ad essere percepita come un moltiplicatore e non come una sottrazione dobbiamo costruire famiglie in cui nessuno paghi da solo il prezzo delle scelte comuni. In cui il sogno dell’uno diventa progetto dell’altro. La parità, in fondo, è questo: non togliere all’altro spazio per averne di più, ma fare spazio insieme. E forse è proprio da qui che può rinascere anche una cultura della vita.

 🧰 La cassetta degli attrezzi 

A metà tra la bussola e l'archivio
Parità salariale, corresponsabilità domestica, natalità. Parole che sembrano appartenere a capitoli diversi e che invece stanno nello stesso paragrafo. Se vogliamo capire perché la maternità continua a incidere sulle traiettorie femminili, dobbiamo partire dai numeri.
Dati: in Italia il tasso di occupazione femminile si ferma attorno al 52-53%, contro oltre il 70% maschile (uno dei più ampi in Europa); il gender pay gap medio oscilla tra il 10 e il 16%, ma cresce se si considerano carriere discontinue, part-time e minore accesso ai ruoli apicali fino al 20%; le donne dedicano in media circa 5 ore al giorno al lavoro domestico e di cura non retribuito, gli uomini meno di 2 (oltre il 70% del lavoro familiare resta sulle spalle femminili); dopo la nascita di un figlio l’occupazione femminile cala sensibilmente; il part-time è femminile in oltre il 60% dei casi, spesso non per scelta ma per necessità di conciliazione.
Rischi: disparità economica e sociale, maternità come fattore di vulnerabilità professionale strutturale, famiglia come sistema squilibrato.
Opportunità: trasparenza retributiva come strumento per rendere visibili le asimmetrie salariali e offrire strumenti concreti di riequilibrio; congedi parentali realmente condivisi e servizi per l’infanzia diffusi; redistribuzione quotidiana dei compiti domestici; modelli familiari fondati sulla corresponsabilità.
La parità è un equilibrio tutto da costruire, a cominciare dalle nostre case, dalle relazioni che quotidianamente intrecciamo coi nostri cari. Come si fa? Questo è il momento per fermarti e riflettere grazie alla nostra raccolta di domande e risposte di senso fatta apposta per te. Discutine con i tuoi, osserva come vanno le cose nella tua famiglia, parlatene.

🖋️ Scritto in piccolo

Lo spazio a misura di bambino
Per una parità da rivendicare, eccone una usata come arma. Come se non bastasse essere nati poveri, crescere deprivati e finire arruolati come manovalanza criminale, se la proposta di Javier Milei, il presidente argentino, diventerà legge, i ragazzini verranno giudicati come gli adulti già a 13 anni e a quell’età finiranno in carcere insieme a delinquenti della peggior specie. In pratica condannati a vita, se non alla galera, a vivere e rivivere un’esistenza fatta di mancanze e di diritti ignorati. È a questo che Popotus – il giornale di attualità per bambini, inserto di Avvenire – ha dedicato la sua prima pagina lo scorso giovedì.
E per bilanciare la crudezza di questo argomento, la pagina centrale dell’inserto è dedicata a una passione tutta italiana: gesticolare. Lo provano anche studi e ricerche: siamo il popolo più gesticolante del mondo. Al punto che Bruno Munari, artista e designer, pensò di compilare un vocabolario dei gesti più ricorrenti destinato ai turisti stranieri in Italia. Anche in questo caso lo spunto sono state le Olimpiadi invernali e in particolare lo show inaugurale con il siparietto della comica Brenda Lodigiani.

📱 Chi ti influencer?

Famiglie sui social e in Rete
Il viso di Luca Laudito tra realtà e fumetto 
Il viso di Luca Laudito tra realtà e fumetto 
Se la parità non è soltanto una questione di stipendi ma di sguardi, di tempo condiviso, di responsabilità distribuite, allora la paternità diventa uno dei suoi banchi di prova più esigenti. C’è chi prova a raccontarla, sottraendola tanto alla retorica dell'eroismo quanto a quella della marginalità. È il caso di Luca Laudito, lucadistacco su Instagram, che attraverso il disegno e i social dà voce a dubbi, fatiche e scoperte di una generazione in transizione. Ci siamo fatti spiegare come.

⌛ Tempo al tempo

Cose da leggere, vedere, ascoltare e fare in famiglia
• Chi ha detto che quando si diventa mamme bisogna rinunciare allo sport? O che la gravidanza è un intoppo in una carriera agonistica? Al contrario, sempre più ricerche dimostrano che avere un figlio può esser addirittura un catalizzatore di potenza fisica per le donne, oltre che di resistenza psicologica: scoprilo qui, assieme ad alcune storie di campionesse che sono tornate più forti di prima.
• Un racconto incredibile di cosa significhi, per il corpo di una donna, accogliere e crescere un'altra vita fino metterla al mondo lo ha fatto la scrittrice e giornalista inglese Lucy Jones nel suo libro Matrescenza, che ti avevamo già segnalato in un altro numero di Sofia. Visto l'argomento di cui ci occupiamo oggi, è la buona occasione per leggerne un estratto.
• Quella di Francesca Lollobrigida è una storia a lieto fine: la Federghiaccio ha varato un progetto di accompagnamento e sostegno dedicato alle atlete che decidono di tornare ad allenarsi subito dopo il parto col proprio bimbo accanto. Le cose però sono andate diversamente con la pallavolista del Perugia Asja Cogliandro: la sua vicenda ha fatto molto scalpore l'estate scorsa, il presidente della Fipav Giuseppe Manfredi è stato costretto a richiamare le società e mettere nero su bianco che «la maternità non è una colpa, né un ostacolo». No, non lo è.
• A proposito, per gli atleti (madri e padri) che avessero voluto o fossero stati costretti a portare i propri figli con sé alle Olimpiadi, un asilo nido e uno spazio gioco nei Villaggi non erano mai esistiti fino a Parigi 2024.
• Lontano dai podi e dalle telecamere ci sono tante, troppe mamme invisibili. Scopri la piccola ribellione all'indifferenza della psicanalista Anouchka Grose, che lei stessa ha deciso di raccontare sul Guardian.
• Più padri che madri al centro dei due film che hanno fatto tanto parlare di sé nelle ultime settimane. Di Buen camino ti abbiamo già detto (qui), di Sentimental value ha invece scritto su Avvenire Massimo Calvi, spiegando perché merita d'essere visto.
• Va bene, San Valentino era ieri, però non possiamo non lasciarti qualche spunto per riflettere su che cosa significhi essere innamorati. E poi qualche storia che forse non conosci, più la segnalazione di un videogioco che si sono inventati niente meno che i vescovi spagnoli e che puoi provare tu, proporre ai tuoi figli, o magari ai tuoi nipoti.
• Restiamo in Spagna: il premier Sanchez ha annunciato d'essere pronto a vietare i social network agli adolescenti, seguendo l'esempio dell'Australia. Qualcosa sta seriamente cambiando sul fronte della consapevolezza dei danni delle tecnologie sui più piccoli e torneremo presto a parlarne...
• Di sicurezza online ci siamo ampiamente occupati nell'ultimo numero di Sofia, complice il Safer Internet day che s'è celebrato il 10 febbraio. Ti segnaliamo che Paolo Picchio, il papà di Carolina, grazie al cui impegno il nostro Paese s'è dotato della sua legge contro il cyberbullismo, renderà la sua toccante testimonianza a Milano nei prossimi giorni. Noi ci saremo: tu segnati la data e vieni, se puoi.
• È morto l'attore americano James Van Der Beek, che se sei nata o nato negli anni Ottanta hai sicuramente conosciuto nella celebre serie tv per teenager Dawson's creek. Qui in redazione non conoscevamo la sua storia personale, tranne il fatto che fosse gravemente malato: ebbene, aveva una bellissima, numerosissima famiglia, ed era un padre appassionato e molto presente. Uno dei suoi ultimi video è commovente: guardalo anche tu.
• C’e chi crede che l’attualità sia troppo complessa per essere raccontata ai bambini. Noi, lo sai, siamo convinti del contrario: anche i più piccoli possono – anzi, devono – conoscere quel che accade in un mondo che sarà presto il loro. Ecco perché la nostra collega Ilaria Beretta ha creato il podcast Le notizie della Illy, disponibile ogni sabato su tutte le piattaforme e anche sul sito di Avvenire. Ogni puntata, di circa 15 minuti, è una rassegna stampa in miniatura di 5 notizie della settimana selezionate tra esteri, politica, sport, economia (con qualche curiosità) e raccontate con linguaggio adatto dai sei anni in su. Uno strumento che può essere un punto di partenza per stimolare discussioni in famiglia o in classe..
• Un'altra nostra collega, Annalisa Guglielmino, ha recensito per Sofia un libro che l'ha molto colpita: si intitola Tre buchi nel cuore e raccoglie 33 racconti sul lavoro educativo nelle case d'accoglienza. Case d'accoglienza dove spesso si incontrano i minori stranieri non accompagnati, che nessuno sembra voler prendere in affido.
• Sono i giorni del Carnevale. Guarda un po' cosa si sono inventati gli oratori milanesi, visto che la città è nel pieno delle Olimpiadi invernali.
• Infine, per chiudere il cerchio proprio con le Olimpiadi. Abbiamo capito che, visti i prezzi proibitivi dei biglietti, andarle a vedere dal vivo in famiglia è pressoché impossibile. Ci sono però i Giochi da leggere e guardare con gli occhi della storia, grazie alle diverse mostre e iniziative culturali che raccontano edizioni passate, luoghi, medaglie e curiosità: a Milano alle Gallerie d’Italia, fino al 3 maggio; sempre a Milano, stavolta al Mudec, fino al 28 giugno; e poi a Verona (che ospiterà la cerimonia di chiusura dei Giochi olimpici invernali, il 22 febbraio, e quella di apertura dei Giochi Paralimpici, il 6 marzo) fino al 2 giugno. Organizza la tua visita coi tuoi.

Non solo denatalità, anche poche adozioni. E c'è una ragione

Viaggio nel grande equivoco degli “special needs”, le vulnerabilità dei bimbi senza famiglia che fanno sempre più paura. Servono genitori più preparati, non etichette. Leggi l'analisi.

Il nostro padre ignoto si prepara a Sanremo

L'alfabeto musicale dei figli adolescenti è spesso una selva oscura. Il Festival è l'occasione per addentrarvisi. Vai alla nona puntata.

Tempo di Carnevale. Conosci quello di Ivrea?

Feste e maschere da Venezia a Viareggio fino a Sciacca. La città piemontese però ha una peculiarità, scoprila.

🗣️ La tua Sofia

La famiglia non si racconta da sola, servi anche tu
Hai una storia da raccontare? Una domanda da farci o una riflessione che vuoi condividere a proposito di tutto quello di cui abbiamo parlato fino ad ora?
📩 Scrivici a sofia@avvenire.it
Grazie di averci aperto la porta di casa.
Se ti sei perso i numeri precedenti, li trovi qui. Se ancora non sei iscritto, procedi con il login, poi vai sul sito di Avvenire nella sezione “newsletter” e clicca su Sofia.
Torneremo da te domenica 1 marzo.
👋 Alla prossima!
La redazione di Avvenire con Viviana Daloiso e in questo numero: Ilaria Beretta, Edoardo Castagna, Samuele Cattaneo, Massimo Dezzani, Nicoletta Martinelli, Giuseppe Matarazzo, Luciano Moia, Chiara Vitali

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Temi