C'è una Pasqua anche nella famiglia: amarsi e ricominciare sempre daccapo
di Luciano Moia
Tra conflitti, malattie e nuovi inizi, la vita domestica attraversa ogni giorno il suo Venerdì e la sua Pasqua: una spiritualità coniugale che nasce dall’esperienza concreta dell’amarsi e del ricominciare. Abbiamo chiesto come si costruisce a due coppie impegnate sulla prima linea della formazione
e dell’accompagnamento delle famiglie. Ecco cosa ci hanno risposto

Nella devozione popolare la vita della famiglia cristiana è associata quasi sempre ai racconti della Natività, alla tenerezza del bambino nella mangiatoia e alla quotidianità della santa famiglia di Nazareth. È nel mistero della Pasqua però che noi possiamo rintracciare una sorta di percorso spirituale della famiglia. Convivialità, sofferenza, morte, redenzione, salvezza sono momenti che ci parlano della vita di coppia e di famiglia. Lo comprendiamo però solo se ci stacchiamo dai riferimenti clericali e devozionali che da sempre ci hanno costretto a guardare alla spiritualità coniugale e familiare come una prassi di serie B. Non stiamo esagerando, purtroppo è così. Quando mai si è pensato di trasformare in cammino di ascesi la quotidianità familiare con tutto il suo carico di speranze e di sofferenze, di normalità e di bellezza? Così, lungo i secoli, modalità molto distanti dalla vita di coppia e di famiglia, modellate sulla vita dei maestri di preghiera, dei grandi asceti, dei mistici, sono state indicate come soluzioni senza alternative, o quasi. Tanto che, se si scorre l’elenco dei santi e dei beati, quelli sposati sono esigua minoranza: in epoca moderna, ci sono solo Louis e Zelie Martin, i genitori di santa Teresa di Lisieux. Tra i beati troviamo Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi. Tra i venerabili Sergio Bernardini e Domenica Bedoni, modenesi, genitori di 10 figli. Lo scorso 23 marzo, papa Leone ha proclamato venerabile Giuseppe Castagnetti, a lungo sindaco di Prignano nel Modenese, padre di 12 figli. Figure esemplari, anche se forse un po’ distanti per stile di vita e per contesto sociale da una coppia dei nostri giorni. Lui, lei, un figlio quando va bene, parentele sfilacciate, scarsi collegamenti con la comunità, lavori complicati in un quadro urbano non sempre agevole. La spiritualità di una famiglia così non può che faticare a ritrovarsi nei parametri più tradizionali. In occasione della Pasqua, abbiamo pensato di provare noi a tracciarne i possibili confini, proponendo un’analogia tra gli eventi pasquali e l’esperienza coniugale e familiare con l’aiuto di due coppie esperte proprio di spiritualità: Enza e Mauro Barlettani, responsabili nazionali dell’Equipe Notre Dame, e Maria e Gianni Salerno, responsabili internazionali di Famiglie Nuove dei Focolari.
Nella vita di coppia e di famiglia si sperimenta spesso simbolicamente il passaggio dalla morte alla vita e si verifica concretamente che la risurrezione può diventare un nuovo inizio. Lo si vede nei piccoli dissidi quotidiani, quando dopo un litigio, si trova la strada per ricucire il rapporto. Ma anche negli eventi più drammatici, dopo aver superato una malattia importante, dopo che un figlio che si credeva perduto ha ritrovato la sua strada, dopo aver recuperato il rapporto con un familiare da cui ci avevano diviso gravi incomprensioni. Qual è la vostra esperienza a questo proposito?

Maria e Gianni: È vero, pur essendo una bella avventura, la vita di famiglia in generale presenta anche tanti momenti difficili, sfidanti, nei quali si sperimenta il buio, la fatica, il fallimento. Può avvenire nella quotidianità delle relazioni, che a volte diventano difficili e lasciano l’amaro in bocca. Ci succede anche nel rapporto di coppia, di non capirci, di non accettare il difetto dell’altro, di non essere davvero pronti ad amarci fino in fondo, come abbiamo promesso durante il rito del matrimonio. E in quei casi ci sentiamo tristi “fino alla morte” come si dice che sia stato Gesù nell’orto degli Ulivi. La grande chance che abbiamo però, sempre a nostra disposizione, della quale abbiamo sperimentato la bellezza, è “rimetterci nell’amore, “scegliere” di amare, ricominciare. A volte basta fare solo un piccolo passo concreto verso l’altro, ma con il cuore “cambiato”: per esempio mi succede che dopo una discussione animata o un litigio, superando la frustrazione della frattura dell’armonia tra noi e decidendo di voler ricominciare, trovo il modo di fare un passo concreto per andare incontro a mio marito: può essere scrivergli un messaggio per chiedere scusa o andarlo a svegliare con un caffè.

Enza e Mauro: Tante volte l’insidia delle piccole infedeltà tra di noi, le delusioni per le aspettative su chi amiamo, alcune malattie importanti, hanno caratterizzato momenti in cui le nostre certezze hanno vacillato. Ci siamo sentiti come i discepoli il Venerdì Santo: quel Gesù che era la loro “speranza” e al quale avevano visto fare cose grandi, sembrava sconfitto. L’episodio del Vangelo che sentiamo più vicino alla nostra esperienza è quello dei discepoli di Emmaus. Gesù risorto è vicino a noi due, sempre, ci guida nella comprensione della realtà, ma le vicissitudini della vita qualche volta sono stati impedimenti a vedere che la morte è stata vinta per sempre. Ma Lui ci ha sempre aspettato, ci ha sempre parlato con pazienza nella preghiera, ha sempre atteso che il profumo della Pasqua tornasse a farci riaprire gli occhi e a far risorgere la luce del sacramento che ci unisce.
Come state cercando di realizzare insieme, nella vita di coppia, il vostro progetto di bene, di giustizia, di fraternità?
Maria e Gianni: Entrambi abbiamo conosciuto già da ragazzi la spiritualità dell’unità dei Focolari, nella quale abbiamo trovato le risposte alle domande di senso della nostra adolescenza; per questo ci siamo impegnati a vivere il Vangelo nella nostra vita, sperimentando la gioia di essere cristiani. Perciò fin da quando ci siamo fidanzati abbiamo sentito che il nostro rapporto d’amore, pur basato su un fortissimo sentimento, desideravamo avesse il timbro della presenza di Gesù tra noi: quella che Lui promette a “due o più” riuniti nel Suo nome, cioè nel Suo Amore. Così abbiamo cercato di essere una famiglia aperta a chi ci sta intorno per vivere la dimensione della fraternità che Gesù ci insegna, partendo dall’ aiutare nelle piccole cose chi aveva bisogno; per esempio, all’inizio del nostro matrimonio abbiamo più volte ospitato da noi conoscenti che venivano al Nord (all’epoca abitavamo a Milano) per cercare lavoro, favorendo poi il loro inserimento nella città. Abbiamo fatto, insieme ai nostri 5 figli, scelte di aiuto e vicinanza a chi era in necessità.
Enza e Mauro: Abbiamo incontrato le Equipes Notre Dame dopo qualche anno di matrimonio ed è stato un grande dono che Dio ha voluto fare alla nostra coppia, fondamentale nel sostenere e guidare la costruzione del nostro cammino insieme, attraverso gli impegni personali e di coppia che aprono al confronto e al sostegno in equipe (un’equipe è formata da 5/7 coppie e un consigliere spirituale). Così abbiamo imparato a vivere la quotidianità confermando il nostro “sì”, riscoprendoci ogni giorno. Il nostro “dovere di sedersi“ (dialogo di coppia alla presenza del Signore che avviene mensilmente) ci permette di togliere ogni maschera e mostrare quello che siamo. E tutto questo ha sviluppato in noi una grande consapevolezza del valore del nostro sacramento. Non facciamo cose straordinarie e siamo tutt’altro che perfetti, ma crediamo che Dio ci ha voluti insieme ed insieme ci sentiamo responsabili di testimoniare il Suo amore in famiglia, nel lavoro e nel servizio alla comunità.
La Pasqua ci dice soprattutto che non è la morte ad aver l’ultima parola. Nella vita familiare si fa esperienza spesso di “nuovi inizi”. C’è nella vostra vita familiare un evento tra i tanti che vi ha convinto della necessità di dover ripartire, di voltare pagina per ricominciare?
Maria e Gianni: Nuovi inizi nella vita familiare? Un evento di grande cambiamento per noi è stata la richiesta, 12 anni fa, di poterci trasferire da Milano al Centro Internazionale Famiglie Nuove dei Focolari, vicino a Roma, per essere al servizio delle famiglie di tutto il mondo. Naturalmente è stato un percorso sfidante: si è trattato di fare un discernimento tra noi due, con i figli, con i parenti, organizzandoci anche dal punto di vista economico.... Abbiamo sentito però che si trattava di una chiamata di Dio e per questo ci siamo incamminati per realizzare questo progetto. D’accordo con i figli, si sono trasferiti con noi solo i 2 più piccoli, mentre gli altri 3 hanno proseguito i loro studi restando a Milano. Si è trattato, all’alba dei nostri 52 anni di “fare l’esperienza di un “nuovo inizio”. Maria, ottenuto il trasferimento a Frascati, ha continuato il suo lavoro di insegnante part time, dovendo ripartire nel nuovo ambiente e conciliando il lavoro con l’impegno nella Segreteria di Famiglie Nuove. Gianni ha lasciato il suo lavoro per dedicarsi esclusivamente alle Famiglie Nuove.
Enza e Mauro: La nostra vita insieme ha avuto un momento di svolta importante quando ci siamo ritrovati, piuttosto giovani, entrambi ammalati di tumore, con operazioni chirurgiche ripetute, cure invasive e disturbi permanenti. Facevamo veramente fatica a capire il significato di quello che ci stava accadendo, lo affidavamo al Signore ma eravamo confusi e scoraggiati, nonostante lo sforzo di aiutarci a vicenda e la volontà di tenere tranquille le figlie. Ma il Signore, in realtà, da quell’apparente “fine”, stava preparando un nuovo “inizio”. Mentre eravamo ancora in un momento critico della malattia, ci venne chiesto se ce la saremmo sentita qualche mese dopo di prendere un servizio nel movimento End come responsabili di Settore (organizzazione territoriale formata da 10/15 equipe). Noi? In quelle condizioni? Abbiamo pianto e pregato che il Signore ci facesse capire cosa volesse da noi e intanto Lui ci parlava attraverso amici che ci incoraggiavano a leggere tutto questo come un segno. Alla fine, abbiamo deciso di fidarci e di affidarci, abbiamo creduto che l’esperienza della malattia potesse servirci a vivere con un cuore rinnovato il servizio. Abbiamo fatto i responsabili di Settore, poi i responsabili di Regione, e adesso i responsabili per l’Italia delle End. Un dono che mai avremmo potuto immaginare.
Con la Pasqua, come scrive papa Francesco in Amoris laetitia (318), si realizza «l’alleanza che Dio ha sigillato con l’umanità sulla Croce», e si comprende meglio anche il senso della preghiera comunitaria. Nella vostra famiglia avete messo a punti piccoli gesti quotidiani di preghiera e di riflessione per dare concretezza all’obiettivo di essere piccola Chiesa domestica?
Maria e Gianni: Riguardo l’aspetto della preghiera abbiamo sentito sempre l’esigenza di rivolgerci a Dio per affidargli la nostra vita, sia personalmente che come famiglia. Per questo abbiamo proposto ai figli, fin da quando erano piccoli, di pregare brevemente insieme al mattino, alla sera e anche prima dei pasti.... È stata sempre l’opportunità per ringraziare dei Suoi doni della giornata, per chiedere perdono delle mancanze d’amore ma anche per condividere semplicemente le esperienze vissute cercando di essere fedeli al messaggio del Vangelo. La “parola d’ordine” che viviamo tutti insieme e che ci ha aiutato sempre è stata quella di “ricominciare” dopo ogni caduta, consapevoli che non smetteremo di sbagliare, ma possiamo sempre più accelerare il tempo per rimetterci nell’amore.
Enza e Mauro: Il nostro sforzo di essere piccola chiesa domestica viene alimentato soprattutto dalla preghiera di coppia, in particolare al mattino con un momento davanti alla Parola del giorno, non particolarmente lungo ma con il cuore disposto ad ascoltare ciò che Dio vuole dirci, per aiutarci ad avere uno sguardo diverso su ciò che accadrà. La fine della giornata invece, come è abitudine per i membri delle END, è caratterizzata dalla recita del Magnificat.
Esiste quindi secondo voi quindi una via specifica alla spiritualità e alla preghiera che parte proprio dall’amore di coppia?
Maria e Gianni: Vorremmo evidenziare che il primo giorno del Triduo Pasquale è il Giovedì santo, nel quale celebriamo la festa dell’amore reciproco, chiesto da Gesù ai discepoli, ma anche a tutti noi! L’Eucarestia è il dono che Gesù fa di sé e che ci sostiene in questa chiamata all’amore vicendevole. La famiglia è certamente il luogo ideale per vivere questa dimensione: è la naturale palestra dove si imparano valori come il servizio, il dono di sé, la gratuità dell’amore, il perdono, l’accoglienza delle differenze e il superamento dei conflitti. Siamo convinti che la famiglia che vive i valori del Vangelo possa essere una grande risorsa per la società e, a maggior ragione in questi tempi di guerra e di violenza, pensiamo che sia molto importante portare avanti innanzitutto in famiglia questa vita del Vangelo. Per questo la Pasqua è l’evento più forte di speranza che Dio ci ha regalato e che oggi è attualissimo e può darci gli occhiali giusti per leggere la nostra contemporaneità: sentiamo che occorre una conversione dei cuori a cominciare dal nostro; attraverso il nostro piccolo e perseverante contributo di amore evangelico vissuto nel quotidiano come famiglie, possiamo far “deflagrare il bene”, intravedendo intorno a noi quel qualcosa di nuovo e di buono che nasce, cresce e ci regala speranza per il futuro.
Enza e Mauro: Le Equipes Notre Dame sono nate nel 1939 e il loro primo obiettivo è stato proprio quello di approfondire il significato del sacramento come cammino di santità per la coppia, sostenendolo con una specifica spiritualità. Per noi che oggi godiamo ancora dei frutti di quell’ispirazione, è innegabile che ogni aspetto dell’amore di coppia è gradito a Dio e che attraverso una spiritualità fatta di cura, dialogo, ascolto e preghiera, l’amore umano santificato dal sacramento diventa una testimonianza, concreta e gioiosa, della Risurrezione.
© RIPRODUZIONE RISERVATA






