Basta armi: lo chiedono i bambini

Testimonianze e disegni raccolti in un libro
February 28, 2026
Una bimba palestinese in fuga
Una bimba palestinese in fuga
Le loro voci arrivano da Gaza e dall’Ucraina, dalla Repubblica Democratica del Congo, dal Myanmar e dal Sud Sudan, dove i cieli sono attraversati da missili e droni, le case si sbriciolano sotto le bombe, la gente viene arrestata e uccisa per strada. Parlano lingue diverse ma le voci delle bambine e dei bambini che vivono nei Paesi in guerra quando raccontano dei conflitti che vivono sono cariche delle stesse paure, esprimono uguali emozioni e persino gli stessi sogni. Perché lo spettacolo di morte e devastazione cui assistono non conosce bandiere. Sono tanti ad averlo descritto e persino disegnato con una somiglianza che sconcerta in tante lettere spedite ai più grandi fabbricanti di armi del mondo e raccolte in un volume curato da Arnoldo Mosca Mondadori, Cristina Castelli e Anna Pozzi, intitolato “Lettere dei bambini ai fabbricanti di armi” (Il Battello A Vapore; 15,50 euro). Sono testimonianze dure e coraggiose, intrecciate al sogno di pace che le loro voci disarmate e disarmanti possano essere ascoltate. E tutto possa cambiare.

Il mondo in macerie di chi sa cos'è la guerra

«Quando è scoppiata la guerra siamo fuggiti in un altro villaggio. Ho perso mio papà, un fratello più grande e altri parenti»; «Le nostre case e la nostra vita sono state distrutte»; «Abbiamo lasciato tutto a causa dei bombardamenti. Un giorno siamo tornati e abbiamo trovato solo macerie»; «Sono molto arrabbiata con chi produce armi perché ci sono tanti bambini che continuano a morire». Rebecca, Marian, Fuad, Anastasia e tanti altri sono una piccola goccia nel mare degli oltre 500 milioni di bambine e bambini che vivono in territori di guerra. Con le loro lettere, che vogliono arrivare sui tavoli di chi conta, bambine e bambini chiedono ascolto e interrogano le coscienze degli adulti. Oltre al libro i loro messaggi sono confluiti anche in un sito, con lo stesso nome, destinato a diventare un movimento di opposizione alla guerra.

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