
L’Europa tenta la carta di un reset commerciale con la Cina ma si prepara già alle contromisure. La portata della questione, e il senso di urgenza che si registra a Bruxelles, è fotografata da un numero: oltre un miliardo al giorno. Tanto vale il disavanzo commerciale registrato l’anno scorso con la Repubblica popolare; una condizione di «squilibrio macroeconomico» che riguarda tutti i 27 Paesi dell’Ue, nessuno escluso. È con questo dato in mente che il commissario europeo al Commercio Maroš Šefcovicč sarà oggi e domani a Pechino per il secondo round di colloqui con l’omologo Wang Wentao dopo quello iniziale di giugno. Molti osservatori descrivono l’appuntamento come un momento della verità per le relazioni con la Cina, segnate da imponenti volumi di importazioni a basso costo e da eccessi produttivi che - foraggiati da sussidi pubblici e da una moneta deprezzata - Bruxelles accusa di mettere alle strette l’industria manifatturiera del Vecchio continente. Il proposito è ottenere impegni «tangibili e misurabili» da parte dei cinesi quanto alla limitazione del loro export, da presentare poi tra una settimana al prossimo summit ai leader dei Paesi Ue. Sarebbe il primo tassello di una possibile tregua commerciale.
Il nodo principale riguarda l’automotive, il “grande malato” industriale d’Europa, tra la chiusura di stabilimenti produttivi e i tagli al personale. Due anni fa, l’Ue ha imposto dazi fino al 35,3% sulle auto elettriche provenienti dal gigante asiatico (ulteriore rispetto al balzello del 10% già esistente su tutte le vetture importate). La stretta commerciale, tuttavia, non si applica alle ibride, che combinano batteria e tradizionale motore a combustione interna e la cui vendita nell’Unione è di conseguenza in costante crescita. I marchi cinesi valgono ormai un quarto delle vendite di auto ibride in Europa. Un mese fa, Bruxelles aveva chiesto a Pechino di limitare volontariamente le esportazioni: in assenza di un segnale in questo senso, la Commissione (che in materia commerciale agisce per tutti i 27) avrebbe segnalato di essere pronta a introdurre un sistema di quote. In concreto, verrebbe fissata una soglia quantitativa oltre la quale scatterebbero i dazi.
Le auto ibride, secondo indiscrezioni citate da Bloomberg, offrirebbero così un caso pratico per testare l’approccio Ue. Se questo esperimento dovesse avere successo, il meccanismo del tetto alle importazioni libere da dazi potrebbe essere replicato in altri ambiti - come farmaceutica o macchinari industriali - in cui l’Europa rileva ci sia un’eccedenza di volumi in provenienza dalla Cina. Ad aggiungere pressione perché si trovi un qualche punto di caduta nel negoziato, a inizio settimana è arrivata anche una lettera congiunta con cui il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Friedrich Merz chiedono alla Commissione europea di mettere a punto un meccanismo in grado di limitare rapidamente l’accesso al mercato unico europeo ai prodotti cinesi. Per Berlino, che tradizionalmente ha difeso i rapporti con Pechino, si tratta di una svolta non di poco conto, che la avvicina alle posizioni di Parigi, classicamente ispirate invece a istanze di maggior protezionismo. Proprio ieri, inoltre, il governo federale ha vietato per motivi di sicurezza l’acquisizione dell’80% dell’azienda logistica Zippel da parte di Cosco, il colosso statale cinese delle spedizioni marittime. Anche l’Europarlamento ha detto la sua, in una risoluzione sulle relazioni con la Cina che al dialogo affianca la necessità di usare fermezza davanti alle pratiche sleali e allla vicinanza alla Russia. Compatto a favore il centrodestra italiano con i liberali, mentre hanno detto no M5S e FnV; astenuti Pd e Avs.
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