Ricetta Ocse per l'Italia: più donne al lavoro e più ricerca

Le performance economiche del Paese sono migliorate negli ultimi 10 anni, ma c'è ancora molto da fare, anche sul fronte della formazione, della burocrazia e del fisco
April 9, 2026
Ricetta Ocse per l'Italia: più donne al lavoro e più ricerca
Giovani restauratrici in formazione alla Scuola di restauro di Botticino/ IMAGOECONOMICA
Se l’economia italiana vuole crescere, alcune riforme non si possono più rimandare. Occorre amplificare la partecipazione alla forza lavoro di donne e giovani, rafforzare gli investimenti del settore privato per stimolare la produttività, e un piano fiscale in grado di ridurre il debito pubblico e sostenere la crescita nel lungo termine. 
A dirlo è il nuovo report Ocse “Foundations for Growth and Competitiveness", curato nella sua prima edizione dall’italiano Stefano Scarpetta, che da aprile ha assunto l’incarico di capo economista dell’Ocse dopo oltre tre decenni all’interno dell’organizzazione. Il volume ha un obiettivo: fornire alla politica gli strumenti per affrontare il deterioramento delle prospettive economiche che da tempo affligge tutti i 38 paesi membri dell’Organizzazione. Peggioramento dovuto principalmente al rallentamento della crescita della produttività del lavoro, a sua volta causato dal calo degli investimenti delle imprese, dall’invecchiamento della popolazione e dalla carenza persistente di manodopera e competenze. 
Nonostante la situazione di ciascun paese sia unica, le principali sfide individuate dal report riguardano l’istruzione e il capitale umano, ma anche le normative sui mercati dei prodotti, che necessitano di maggior dinamicità e apertura alla concorrenza.  
Per quanto riguarda l’Italia, dopo il 2010 l’andamento economico è migliorato, trainato soprattutto dall’aumento dell’occupazione. Ma nonostante questo, la produttività del lavoro si è indebolita. Tra i principali problemi che rallentano l’economia del paese, un rapporto debito pubblico/Pil che, avvicinandosi al 150%, è tra i più elevati dell’Ocse. Una percentuale che a sua volta ha determinato un aumento degli spread sui tassi di interesse e dei costi di finanziamento per gli investitori, mettendo sotto pressione il sistema finanziario e limitando il margine di manovra fiscale necessario per investire nel capitale umano e nelle infrastrutture. 
Lacune individuate tra l'Italia e i paesi Ocse per quanto riguarda il rapporto debito/Pil, la spesa in ricerca e sviluppo a carico del governo, le barriere in entrata nel settore dei servizi e gli ostacoli alla concorrenza e alla proprietà pubblica. Fonte: Foundations for Growth and Competitiveness 2026
Lacune individuate tra l'Italia e i paesi Ocse per quanto riguarda il rapporto debito/Pil, la spesa in ricerca e sviluppo a carico del governo, le barriere in entrata nel settore dei servizi e gli ostacoli alla concorrenza e alla proprietà pubblica. Fonte: Foundations for Growth and Competitiveness 2026
Anche i tassi di occupazione rimangono inferiori rispetto alla media Ocse, principalmente per la bassa partecipazione delle donne e dei giovani nel mercato del lavoro. Un vuoto, spiegato in parte dalla carenza di politiche familiari adeguate, in parte dalla scarsità di incentivi al lavoro per i più giovani e dal mancato allineamento dei programmi di studio alle esigenze del mercato. 
A lasciare indietro l’Italia rispetto agli altri, anche la spesa per la ricerca e lo sviluppo, che in percentuale rispetto al Pil resta ben al di sotto della media. Un dato che in parte si deve al grande numero di piccole e medie imprese, che non hanno le capacità economiche per destinare risorse all’innovazione come le grandi imprese. 
Infine, nonostante l’attività nel settore dei servizi abbia registrato una crescita superiore a quella dell’economia in generale, a causa di normative che limitano a concorrenza, l’aumento della produttività è particolarmente debole.  
La ricetta che dovrebbe seguire l’Italia, suggerisce il report, dovrebbe allora comprendere un pacchetto di riforme da attuare in maniera organica. Miglioramento dell’amministrazione fiscale, anche attraverso la promozione dei pagamenti digitali, ampliamento della copertura dell’istruzione della prima infanzia e del congedo di paternità, investimenti nella qualità della formazione e dell’orientamento, rafforzamento dei legami tra gli istituti di ricerca pubblici e il settore privato, attuazione di riforme in materia di concorrenza per poter ridurre le barriere all’ingresso nel settore dei servizi. Solo così, si potrà avere una crescita sostenibile, innovativa ed inclusiva.

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