martedì 31 marzo 2020
L'economista Giulio Sapelli autore di “2020 Pandemia e Resurrezione”: non c’è più dialogo tra le classi sociali, al governo manca una visione
L'economista Giulio Sapelli

L'economista Giulio Sapelli - Ansa

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In '2020 Pandemia e Resurrezione', un breve saggio che Giulio Sapelli ha appena pubblicato per Guerini, l’economista indica nell’assenza di «comunicazione conoscitiva» tra governanti e governati uno dei principali problemi sulla nostra reazione alla crisi sanitaria.

Che cosa significa?
Non c’è più comunicazione tra le classi sociali. Sono cresciuto in una di quelle che una volta si chiamavano “case miste”, dove famiglie come la mia che avevano il bagno in condivisione vivevano a fianco dei medici e degli avvocati. Persone di classi diverse avevano tanti luoghi di incontro, a partire dai partiti di massa, che li rappresentavano tutti. Avevamo intellettuali come Pasolini capaci di parlare a tutta la popolazione. Oggi le città si sono gentrificate e non c’è più alcun dialogo tra le classi sociali. A Milano uno che vive a Citylife non ha idea di che cosa pensi uno che vive a Inganni.

Questo come influisce sulla pandemia?
È l’ambiente ideale per far sì che in un momento critico come questo il governo, che rappresenta la classe dirigente, si muova senza essere capace di intercettare gli umori della gente, senza una conoscenza dell’universo economico e sociale nei confronti del quale vuole agire.

Che cosa non la convince nell’azione del governo?

Intanto si è mosso molto tardi e se aspettiamo altri 15 giorni per Coronabond o simili finiremo per perdere il 15% del Pil, tante piccole imprese e non so quanti posti di lavoro. Occorreva creare fin da subito un comitato unico di comando che tenesse assieme medici, sociologi e tecnologi, un gruppo che condividesse il sapere e definisse l’azione. Questo approccio ha fatto la forza della Corea del Sud. Bisognava poi tornare alla Protezione Civile di Zamberletti e Bertolaso, un’organizzazione con poteri forti per agire con la rapidità che l’emergenza richiede. Servivano idee nuove ma proprio per quell’assenza di dialogo tra classi non abbiamo più l’inventiva istituzionale che servirebbe.

Non ci resta che aspettare l’Europa?
L’Europa non fa nulla. Priva di una Costituzione e di una Banca centrale che abbia una vera la libertà d’azione, l’Unione Europea oggi non è altro che un gruppo di Stati uniti da trattati internazionali dove comanda chi è più forte, per ora solo economicamente.

In questo quadro si sta facendo spazio la Cina.

Pechino si è “comprata” tutta la nostra classe dominante, sia dal punto di vista monetario che ideologico. Questa pandemia nasce da una globalizzazione a base di bassi salari, con la Cina che fa convivere imprese ad alta tecnologia con popolazioni in condizioni paleolitiche, che mangiano animali macellati senza nessuna regola elementare di igiene. Credo che un certo tipo di globalizzazione ora rallenterà, diminuirà la delocalizzazione delle produzioni e si riscoprirà che è più profittevole avere fornitori vicino a casa.

Da dove potremo trovare la forza per ripartire?
Continuo a pensare che la nostra salvezza non può che venire dagli Stati Uniti, come è sempre stato nella nostra storia recente. Qualcuno diceva che il Mediterraneo è un “Lago Atlantico”: le sorti del mondo continuano a decidersi tra le due sponde dell’Atlantico e chi domina l’Atlantico, per fortuna, sono ancora gli Stati Uniti. Ma se gli Stati Uniti non si risvegliano l’aggressivo imperialismo cinese sarà ancora più forte.

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