martedì 26 settembre 2023
Snalv Confsal si oppone alla normativa che nega il diritto di lavorare nel corso della Cig e manda un interpello al ministero
La ministra del Lavoro Marina Calderone

La ministra del Lavoro Marina Calderone - Imagoeconomica

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Confsal e la sua federazione di categoria, Snalv Confsal difendono il diritto di lavorare durante la Cassa integrazione e trasmettono un’istanza di interpello al ministero del Lavoro, chiedendo un urgente chiarimento sulla compatibilità tra attività lavorativa e integrazione salariale. La normativa in materia è stata modificata nel 2022, prevedendo la perdita o la sospensione del trattamento per i lavoratori che svolgono un’altra attività lavorativa. Secondo il nuovo articolo 8 del d.lgs. 148/2015 «il lavoratore che svolga attività di lavoro subordinato di durata pari o superiore a sei mesi nonché di lavoro autonomo durante il periodo di integrazione salariale non ha diritto al trattamento per le giornate di lavoro effettuate. Qualora il lavoratore svolga attività di lavoro subordinato a tempo determinato pari o inferiore a sei mesi, il trattamento è sospeso per la durata del rapporto di lavoro». Lo Snalv aveva già segnalato la questione al ministero del Lavoro, con una nota del 23 marzo 2023 in cui chiedeva alla ministra Marina Calderone di ripristinare la disciplina precedentemente in vigore, in base alla quale sarebbe possibile cumulare il trattamento di integrazione salariale con i compensi derivanti dalla seconda attività lavorativa. «Il rischio palesato allora è, oggi, diventato realtà: alcune sedi Inps stanno negando l’integrazione salariale ai dipendenti che svolgono un altro lavoro, anche se part-time e per poche ore settimanali - dichiara Maria Mamone, segretaria nazionale della Snalv Confsal -. Una situazione assurda: invece di premiare i lavoratori che si attivano durante il periodo di integrazione salariale, la normativa attuale sembrerebbe punirli, facendogli perdere il diritto al trattamento». La normativa si pone, inoltre, in netto contrasto con il consolidato orientamento della Corte di Cassazione, secondo cui «lo svolgimento di attività lavorativa remunerata, sia essa subordinata o autonoma, durante il periodo di sospensione del lavoro con diritto all'integrazione salariale comporta non la perdita del diritto all'integrazione per l'intero periodo predetto, ma soltanto una riduzione dell'integrazione medesima, in proporzione ai proventi di quell'altra attività lavorativa». Per Snalv Confsal, la situazione potrebbe risolversi mediante l’applicazione della circolare Inps n. 130/2010, che circoscrive i casi di compatibilità tra Cig e attività lavorativa. «Si attende adesso un riscontro celere del ministero, anche al fine di evitare applicazioni difformi sul territorio nazionale, come purtroppo già avvenuto», conclude Mamone.

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