sabato 6 luglio 2019
«Per crescere servono investimenti, sblocco delle opere, riforma del fisco e assunzioni». La Cisl si ripensa per diventare un «Sindacato di prossimità, vicino ai più deboli»
Annamaria Furlan, segretaria generale Cisl

Annamaria Furlan, segretaria generale Cisl

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«Serve un cambio di passo e di direzione della politica economica, perché così non andiamo da nessuna parte». Annamaria Furlan, segretaria generale della Cisl, apprezza le aperture al dialogo manifestate dal governo, ma chiede che il confronto sia reale e alle parole seguano fatti concreti per crescita, sviluppo e lavoro. Da parte sua, con la Conferenza organizzativa che si aprirà martedì a Roma, lancia la Cisl in una nuova dimensione, quella del «Sindacato di prossimità» che riparte dalle «nostre tante periferie: urbane, del lavoro, esistenziali».
Segretaria, qualche giorno fa avete incontrato il premier Conte e fissato una serie di confronti tematici. È ricominciata la concertazione o si tratta di un mero scambio di informazioni?
Al Presidente del Consiglio abbiamo prospettato ancora una volta quelle che per noi sono le priorità riguardo a crescita, sviluppo e lavoro. Confortati, oltretutto, dalla grandissima partecipazione registrata nelle iniziative confederali e negli scioperi di categoria. Il premier anche questa volta ha dato la disponibilità ad aprire tavoli tematici su infrastrutture, previdenza, scuola, crisi industriali e riforma del fisco. Speriamo seguano fatti concreti e il confronto sia reale e non di facciata.
Per il 15 luglio siete stati convocati pure al Viminale. È quantomeno inusuale: secondo lei ci sono due governi o almeno due centri decisionali diversi?
Questo lo vedremo quando ci confronteremo. Il ministro dell’Interno le ha definite "Giornate di ascolto e di proposta": bene, purché sia vero ascolto e si possa impostare un cambio di passo e di direzione della politica economica...
Perché adesso non va bene?
No, che non va bene. Abbiamo la crescita economica a zero e, nonostante gli ultimi dati indichino un lieve incremento dell’occupazione generale, quello che registriamo ogni giorno è l’impoverimento della struttura produttiva del Paese. Ogni settimana si annuncia una nuova crisi e addirittura si riaprono quelle faticosamente risolte in precedenza. Penso alla vicenda Ilva, in cui per le minacce del governo e le scelte unilaterali dell’azienda, si rischia non solo il lavoro e il futuro di 11mila dipendenti, ma di dare un colpo mortale per la capacità imprenditoriale dell’Italia. Per non parlare di Alitalia, per la quale siamo in attesa da mesi di un progetto e di una soluzione credibili.
La procedura d’infrazione europea è stata scongiurata, ma i margini per la legge di bilancio paiono comunque molto ristretti, su quali priorità vorreste che agisse il governo?
Sblocco reale delle grandi e medie opere infrastrutturali a partire dal Sud. Investimenti su formazione, ricerca e innovazione di cui abbiamo enorme bisogno. Ancora, garantire servizi pubblici degni in tutto il Paese, senza serie A e serie B. E per questo assumere, senza ritardi non più accettabili, tutto il personale necessario nel Pubblico impiego, in particolare nella sanità e nella scuola. Rinnovare i contratti pubblici per garantire il potere d’acquisto dei lavoratori, ma soprattutto avviare una profonda riforma del fisco.
La Flat tax proposta dalla Lega può essere uno strumento valido?
Non credo, ma bisogna capire come intendono attuarla. Per noi occorre rendere più "pesanti" le buste paga dei lavoratori e le pensioni. Per ragioni di equità e per far ripartire i consumi interni. Insomma, guardare prioritariamente a lavoratori e famiglie con figli. Spero che nei confronti annunciati se ne possa discutere concretamente.
Martedì aprirete la vostra Conferenza organizzativa nazionale. Con quali obiettivi?
Darci gli strumenti operativi a sostegno del progetto di costruire un «Sindacato di prossimità». Con al centro la tutela del lavoro a partire dalle sue tante "periferie": lavoro precario, discontinuo, sottopagato, insicuro, senza contratto. Vogliamo essere presenti con uno sforzo organizzativo notevole nelle "periferie", urbane e non, in cui la prima assenza è quella dello Stato. Perché crediamo che rappresentare il lavoro possa contribuire non solo a garantire legalità, ma a creare speranza per il futuro. Vogliamo riscattare il tanto lavoro "povero" attraverso una contrattazione della quale i lavoratori siano protagonisti attivi. Intendiamo impegnarci perché a tutti i cittadini, anche nei territori più difficili, siano garantiti i diritti di cittadinanza.
In concreto che cosa farete?
Apriremo sedi Cisl nei quartieri più difficili di Napoli, Palermo, Roma, nel Sud abbandonato ma anche a Milano e nel Nord in cui si nascondono forme di sfruttamento dei lavoratori. E rafforzeremo il nostro impegno direttamente nei luoghi di lavoro.
La precedente conferenza organizzativa, 4 anni fa, fu segnata dalle polemiche sugli stipendi e le pensioni dei sindacalisti. La riforme dello Statuto e dell’organizzazione che avete introdotto hanno funzionato?
La Cisl ora è più trasparente, più “leggera” nella struttura e vicina ai luoghi di lavoro. Gli emolumenti e i dati di bilancio sono consultabili sui siti internet confederali e di categoria. Gli iscritti e i lavoratori possono controllare e giudicare. Noi, ora, rinnoviamo e rilanciamo il nostro impegno: vogliamo essere appunto un «Sindacato di prossimità».
È un passo anche nella direzione dell’unità con Cgil e Uil?
L’unità si può costruire veramente solo dal basso. E ricentrare sulle periferie, sul lavoro debole e sui diritti di cittadinanza l’impegno del sindacato è certamente il terreno più adatto per costruire una vera unità.
Ha nominato spesso le "periferie", una parola particolarmente cara a Papa Francesco...
Abbiamo tratto molta ispirazione dalle parole che ci aveva rivolto, due anni fa, in occasione del nostro congresso confederale. Il Santo Padre, in un’udienza particolare con i delegati, ci aveva incoraggiato ad occuparci delle periferie esistenziali, le nuove frontiere della fraternità, dove la dignità delle persone è messa in discussione ogni giorno. Quello che vogliamo realizzare è proprio un rinnovamento della missione della Cisl. Ogni giorno migliaia di delegati sindacali, persone meravigliose me lo lasci dire, si impegnano – a volte in maniera davvero eroica, e comunque sempre in controtendenza rispetto al generale disimpegno e agire interessato – a favore dei lavoratori. Noi vogliamo, oggi, non solo rilanciare questo impegno, ma metterlo sempre più a favore innanzitutto dei più deboli, dei lavoratori indifesi, dei cittadini abbandonati da tutti e in tutto. Oggi c’è bisogno di un’azione sindacale che riparta da qui, di una rappresentanza che unisca e crei comunità proprio dove, invece, la politica tende a dividere per confondere e dominare.
Qualcuno potrebbe dire: sono solo belle parole, il sindacato faccia il suo mestiere...
Non saranno solo parole: è, e sarà sempre più, "presenza". Nei luoghi di lavoro, nei territori periferici. Per fare proprio ciò che è nella natura di un sindacato: rappresentare e contrattare, difendere e trovare soluzioni che facciano avanzare la condizione di lavoratori e cittadini. Noi dobbiamo fare ancor meglio il nostro mestiere di sindacalisti, di delegati. Anche per ricostruire la nostra comunità a partire dalla dignità del lavoro e dalla centralità della persona. Alla narrazione della paura, dei muri, dei porti chiusi, dell’ognuno pensi a se stesso... noi vogliamo contrapporre una solidarietà operosa che faccia del lavoro, della sua dignità, il perno attorno al quale ricostruire il senso di comunità, la capacità di essere accoglienti, di integrare, di includere e promuovere tutte le persone rendendole protagoniste del cambiamento e non spettatrici disarmate. Noi vogliamo essere "prossimi" ai lavoratori indifesi e ai cittadini più deboli. E questo sarà anche il nostro contributo alla crescita del Paese. Noi vogliamo esserci, anzi ci siamo: la Cisl c’è.

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