venerdì 29 settembre 2017
Lezione del professor Corrado Clini dedicata al gigante asiatico e a come si sta preparando al futuro.
Smog a Pechino (Ansa)

Smog a Pechino (Ansa)

È in corso a Sarzana (da venerdì 30 settembre a domenica 1 ottobre) il Festival Salotto Sarzana.

Riportiamo alcuni stralci della lezione del professor Corrado Clini, docente di Scienze ambientali alla Tsinghua University di Pechino e già ministro dell’ambiente, in programma sabato 30 settembre.

Energia e ambiente: la Cina protagonista delle nuove sfide

Assicurare entro il 2050 l’elettricità necessaria al pianeta con l’energia prodotta dal sole e dal vento: questo è l’obiettivo indicato nel 2010 dal documento strategico della State GridCorporation of China (SGCC), la più grande compagnia elettrica del mondo. Nel 2015 l’obiettivo della SGCC è stato presentato all’Assemblea generale delle Nazioni Unite dal presidente cinese Xi Jinping come “vision” della Cina sul futuro dell’energia: la “Global Energy Interconnection” è il progetto proposto alla comunità internazionale per realizzare entro il 2050 l’interconnessione su scala globale delle reti elettriche al fine di ottimizzare l’uso dell’elettricità prodotta dalle fonti rinnovabili. Insomma, la sfida è creare “l’Internet dell’energia”: un’infrastruttura mondiale che consenta di rendere l’elettricità prodotta a Pechino o a Mosca subito disponibile a Parigi, New York, Roma.

Ciò sarà reso possibile attraverso lo sviluppo, da un lato, delle linee “supercritiche” (“Ultra High Voltage”-UHV) per la trasmissione veloce e a lunga distanza dell’elettricità e, dall’altro lato, delle reti intelligenti (“smart grids”) per l’efficienza degli usi finali dell’energia. Una sfida possibile, considerati sia i grandi passi avanti della tecnologia sia il vantaggio economico nel medio lungo periodo. Le perdite di energia dalle linee elettriche tradizionali variano tra il 6% all’anno negli Stati Uniti al 21% in India (per citare due economie del G20), con costi annuali dell’ordine di decine di miliardi, mentre le perdite dalle reti UHV a lunga distanza sono contenute tra il 2 e 3%.

Secondo il progetto, l’interconnessione può essere la spina dorsale della decarbonizzazione dell’economia del pianeta, attraverso la valorizzazione delle tecnologie “pulite” e del potenziale delle fonti rinnovabili.

La continuità delle reti UHV, associata allo stoccaggio dell’energia prodotta dall’acqua, dal sole o dal vento, consentirà infatti di veicolare e distribuire l’elettricità prodotta dalle rinnovabili anche se generata in località remote o prodotta in eccesso nei mercati locali. L’elettricità prodotta dalle fonti rinnovabili in Tibet o nel Sahara, in Pakistan o in Brasile, potrà sostituire progressivamente quella prodotta con i combustibili fossili in Europa o in Cina e “accendere la luce” nelle zone del pianeta dove tre miliardi di persone hanno accesso precario o non hanno accesso all’elettricità.

L’Internet dell’energia rappresenta una grande opportunità per l’Italia. Va ricordato che un’impresa italiana, in collaborazione con ENEA, ha messo a punto (sfruttando un’invenzione di Carlo Rubbia) la più avanzata tecnologia oggi disponibile per la valorizzazione dell’energia solare negli impianti a concentrazione. L’interconnessione Sicilia-Tunisia e la promozione del solare a concentrazione sono due buoni motivi per una partecipazione attiva dell’Italia al progetto. Anche perché State Grid Corporation of China ha il 35% di Terna, il gestore della rete elettrica italiana.

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