mercoledì 20 marzo 2024
È il programma della Facoltà dell’Università Cattolica del Sacro in collaborazione con il mondo delle imprese, per valorizzare il talento e la leadership femminile e favorire l’inclusione nel lavoro
Assieme alle studentesse Elena Beccalli, la preside della Facoltà di Scienze bancarie, Flavia Mazzarella, presidente Bper Banca, una delle sedici tra banche, assicurazioni e società di gestione e di risparmio che partecipano a “Women in Finance” e Anna Maria Tarantola, alumna dell’Università Cattolica, già dirigente della Banca d’Italia e attualmente presidente Fondazione Centesimus Annus Pro Pontifice

Assieme alle studentesse Elena Beccalli, la preside della Facoltà di Scienze bancarie, Flavia Mazzarella, presidente Bper Banca, una delle sedici tra banche, assicurazioni e società di gestione e di risparmio che partecipano a “Women in Finance” e Anna Maria Tarantola, alumna dell’Università Cattolica, già dirigente della Banca d’Italia e attualmente presidente Fondazione Centesimus Annus Pro Pontifice - Università Cattolica

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Favorire la leadership femminile per far crescere l’inclusione nel mondo professionale e al tempo stesso migliorarlo. È lo scopo del nuovo programma ideato dalla Facoltà di Scienze bancarie, finanziarie e assicurative dell’Università Cattolica del Sacro che si chiama “Women in Finance”.

Si tratta di «un buon esempio di feconda sinergia tra università e mondo del lavoro per creare parità nelle opportunità» secondo la preside di Scienze bancarie, finanziarie e assicurative, Elena Beccalli, proprio perché il progetto vede il coinvolgimento di sedici tra società, banche e assicurazioni: Unicredit, SAS, Mediobanca, Deloitte, Bper Banca, Banco BPM, Banca Popolare di Sondrio, Banca Sella Holding, Amundi Sgr, Mediobanca, Intesa Sanpaolo, Crédit Agricole, Rothschild & Co Italia, Deutsche Bank, Mdotm, Bnl Bnp Paribas.

A disposizione borse di studio per un totale di 35mila euro, alcune delle quali a copertura totale delle tasse, sia per studentesse iscritte sia per quelle che si immatricoleranno. E ancora: premi per stage, finalizzati alla stesura della tesi di laurea, e sostegni economici o logistici per studentesse fuori sede, per seguire nel “day by day” professionisti di grandi aziende, corsi di formazione manageriale per lo sviluppo della leadership femminile e per la parità di genere, project work, percorsi di mentoring, eventi di networking.

Nel ribadire che “Women in Finance” «è aperto anche agli studenti della Facoltà», la preside di Scienze bancarie, finanziarie e assicurative ha ricordato che «prevale tra le ragazze l’attitudine a non proporsi per job application se non sentono di soddisfare tutti i requisiti o i criteri richiesti per ricoprire determinate posizioni. Quindi, l’obiettivo di “Women in Finance” è mettere le nostre studentesse nella condizione di sviluppare una maggiore consapevolezza di se stesse, aiutarle a superare questa reticenza e affrontare con coraggio cambiamenti che possono derivare dall’assumere specifici ruoli professionali», ha continuato la preside Beccalli.

Secondo la pro-rettrice e delegata per le Pari opportunità dell’Ateneo, Raffaella Iafrate bisogna «insistere sull’unicità e sul valore dell’essere donne» per permettere l’apporto del genio femminile in tutti contesti economico-sociali. Del resto, la condotta aziendale può essere influenzata positivamente dalla presenza femminile nei board, come confermato da un corpus crescente di letteratura scientifica. «Una maggiore diversità di genere si associa a una pluralità di dimensioni quali una minore elusione fiscale, frodi meno frequenti e meno gravi oltre che minori sanzioni ambientali. Studi recenti mostrano anche che la diversità di genere accresce l’efficacia del presidio consiliare e quindi la sua capacità di ridurre il rischio di condotta (conduct risk)», ha chiarito Beccalli, citando su tutti uno studio della Bayes Business School relativo al numero delle sanzioni comminate dalle autorità di regolamentazione statunitensi alle banche quotate nella Ue. «Si osserva che una maggiore rappresentanza femminile riduce significativamente la frequenza delle multe per cattiva condotta, equivalenti a un risparmio di 7,48 milioni di dollari all’anno per le banche UE».
In realtà, c’è ancora molto da fare sul versante della parità di genere.

Negli ultimi dieci anni la situazione è migliorata ma restano troppi stereotipi, ha osservato Anna Maria Tarantola, alumna dell’Università Cattolica, già dirigente della Banca d’Italia e attualmente presidente Fondazione Centesimus Annus Pro Pontifice: «Risulta che in Italia nel 2023 il tasso di occupazione femminile si attesta intorno al 52% contro il 69% di quello maschile, quindi 17 punti in meno. Le donne sono sottorappresentate in ruoli di alta responsabilità e la loro presenza in lavori innovativi e remunerativi è inferiore rispetto a quella degli uomini. Permangono pregiudizi che rallentano l’empowerment femminile e la stessa legge Golfo-Mosca, emanata diversi anni fa, non è riuscita a cambiare la cultura». Per invertire la rotta servono agenti di cambiamento che Tarantola ha individuato nell’educazione, nella famiglia e nella comunicazione. «Bisogna intervenire perché, come mostrano studi di Banca d’Italia, Fondo monetario internazionale e Banca mondiale, il raggiungimento della parità di genere comporta un aumento del Prodotto interno lordo. Inoltre, è un bene per le aziende che così vedono migliorare il funzionamento degli organi, la gestione dei rischi, la produttività e anche la quotazione delle azioni. Infine, in questo momento storico caratterizzato da grandi complessità, incertezza, volatilità e ambiguità, il modello di leadership femminile è quello più adatto a governare le crisi attuali e a gestire le due transizioni, ecologica e digitale. In altri termini, un modello di gestione che attiva la competitività cooperativa, una caratteristica propria delle donne».

Flavia Mazzarella, presidente Bper Banca, una delle sedici tra banche, assicurazioni e società di gestione e di risparmio che partecipano a “Women in Finance” ha ragionato su come favorire l’alfabetizzazione finanziaria, dal momento che il 33% di donne non possiede un conto corrente in autonomia e il 18% non lo possiede tout court. Questo nuovo programma in finanza rappresenta un investimento sul futuro, «un futuro dove gli ambienti di lavoro vorremmo fossero più inclusivi e diversificati. La promozione della diversity & inclusion è parte della nostra cultura aziendale e iniziative come questa sono conferma e testimonianza del nostro impegno volto a favorire l’uguaglianza di genere e la diversità in ambito professionale».

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