Un marchio storico all'Antico Toscano e alle sigaraie
di Maurizio Carucci inviato a Lucca
Riconosciuta l'eccellenza dei prodotti apprezzati in tutto il mondo grazie anche all'abilità delle circa 40 donne che continuano ad arrotolare le foglie di tabacco a mano

C'è chi arriva a produrre anche 500 "pezzi" al giorno. Sono circa 40, hanno un'età media di 45 anni e arrotolano le foglie di tabacco con una manualità e una maestria che si trasmette da centinaia di anni. Resistono ancora le sigaraie qui alle Mst-Manifatture Sigaro Toscano di Lucca. Tanto che l'Antico Toscano, il sigaro più iconico, è stato di recente riconosciuto dal ministero delle Imprese e del Made in Italy come "Marchio storico di interesse nazionale". L'iscrizione nel Registro, riservata ai brand con oltre 50 anni di utilizzo e radicamento territoriale, proietta l'Antico Toscano tra le eccellenze del made in Italy riconosciute e apprezzate in tutto il mondo. Il riconoscimento ne certifica la tradizione secolare, rafforza prestigio e valore economico e garantisce tutela illimitata dell'autenticità sui mercati internazionali.
Una leggenda, quella del sigaro a marchio Toscano, che affonda le sue radici nel 1815, quando a Firenze un improvviso acquazzone estivo bagnò una partita di tabacco lasciata fuori a essiccare avviando la caratteristica macerazione delle foglie. «Questo riconoscimento rappresenta un traguardo importante per l'Antico Toscano e per noi. È la conferma del valore di una tradizione produttiva che da oltre due secoli unisce territorio, sapere artigianale e qualità, che continua a rendere il Toscano un simbolo del made in Italy apprezzato nel mondo - spiega Stefano Mariotti, amministratore delegato di Mst -. D'ora in poi tutti i pacchetti di Antico Toscano che verranno commercializzati in Italia e nel mondo avranno il marchio storico sulla confezione. In particolare In Italia si fa un'edizione limitata che va a riprendere alcuni pacchetti storici del prodotto».
Prima della nuova sede (che conta 250 dipendenti e vanta 40 marchi), i sigari si producevano in un ex convento di suore al centro di Lucca. Ogni giorno si radunavano lunghe file di ragazzi in attesa del fine turno delle sigaraie. Quelle operaie col posto fisso “di Stato” erano tra le più corteggiate della città. Le poche ad avere un lavoro “sicuro” in grado di mantenere intere famiglie. C'era perfino l'asilo aziendale. Dal 2004 lo stabilimento si è spostato poco fuori le mura, ma le sigaraie sono rimaste il fiore all’occhiello dell’azienda. E nonostante la produzione sia ormai quasi del tutto automatizzata, le ultime 40 sigaraie sono ancora le uniche in Europa a fabbricare a mano i “toscanelli” più ricercati sul mercato. Con loro hanno portato anche le statue di santi, madonne e un crocifisso realizzato con il loro contributo come ex voto per gli scampati bombardamenti nella II Guerra mondiale.
Mst è andata perfino in soccorso della filiera del tabacco (200 imprese e 2mila addetti che coltivano più di 1.300 ettari in Italia, soprattutto in Veneto, Toscana, Lazio e Campania) messa in crisi non tanto dalla pandemia quanto, negli ultimi anni, dalla mancanza di contributi comunitari e dal meteo che ha causato gravi danni alla produzione.
Qualche timore arriva però dai dazi e dai conflitti nel Golfo Persico. Per Mst «è ancora molto presto per valutare le ripercussioni della guerra, ma ovviamente ci stiamo preparando. Noi non abbiamo nessun problema in termini di approvvigionamento di tabacco o di altro. L'unica difficoltà che potremmo avere è quella di un aumento dei costi della logistica, piuttosto che un aumento dei costi del gas». «Dal punto di vista di materia prima non abbiamo - sottolinea l'ad - nessun tipo di problema. Diciamo che noi abbiamo scorte di tabacco per due anni, e anche i nostri distributori hanno stock per sei mesi. È più un problema di aumento dei costi logistici e di produzione, visto che siamo un'azienda "gassivora". Ci preoccupano quindi gli aumenti dei costi logistici e assicurativi delle derrate che viaggiano via nave. Il nostro prodotto più venduto è l'aromatizzato al caffè e questa produzione potrebbe avere un rallentamento sulle rotte navali anche in altre aree del mondo. Sono difficoltà che abbiamo già affrontato ai tempi del Covid e poi con la crisi del canale di Suez. E gli eventi passati ci hanno insegnato a gestire queste situazioni».
Mst vende, secondo dati del 2024, mediamente 244,7 milioni di sigari l'anno per 137 milioni di euro di fatturato. Oltre il 45% della produzione viene esportato per un valore che rappresenta il 33% del fatturato. A incrinare questa corsa, almeno temporaneamente, sono anche gli attacchi in corso negli aeroporti dei Paesi del Golfo: «Il mercato del Duty free di Dubai e Abu Dhabi per noi è stato fondamentale - continua Mariotti - mentre il mercato di sbocco per l'export di prossimità è sempre la Turchia. C'è un business aeroportuale che ovviamente in questo momento potrebbe essere colpito, però il flusso dei passeggeri internazionali non è un trend in calo ma anzi in ripresa. Ha ripreso alla grande dopo il Covid. E sicuramente saprà recuperare anche questa volta. Tuttavia Dubai è un crocevia importante anche da un punto di vista logistico-distributivo in altri Paesi, che però non mi sembra che in questo momento sia assolutamente a rischio. Nessun distributore, in questo momento, ci ha dato dei segnali di allarme e, purtroppo o per fortuna, le vendite dell'aeroporto di Dubai non sono ancora sviluppate come vorremmo, Quindi in questo momento perdiamo poco. Purtroppo perché volevo vendere dieci volte di più». Sul fronte dei costi dell'energia, «ci auguriamo che il gas rimanga sotto controllo. Però se dovesse prendere una direzione come quella intrapresa qualche anno fa, quando i rincari furono più del triplo, ci dovranno essere sicuramente delle attività di supporto alle aziende manifatturiere. Mst ha investito per l'autosufficienza e ha un impianto fotovoltaico che garantisce oltre il 40% del fabbisogno e per quanto riguarda l'energia viene utilizzato un impianto di cogenerazione».
I sigari aromatizzati sono invece una tendenza in crescita e, per soddisfare la domanda, Mst ha sul tavolo un progetto di espansione dello stabilimento toscano, che prevede un investimento di circa cinque milioni di euro e nuovi posti di lavoro. «Abbiamo un'altra manifattura a Cava de' Tirreni, nel Salernitano, che occupa 200 persone e produce sigari aromatizzati, mentre a Lucca finora produciamo solo sigari naturali. Abbiamo difficoltà a trovare meccatronici e operai specializzati. Stiamo pensando di creare un'Academy, anche per le sigaraie». A Cava si lavora già 29 sabati su 52 e su tre turni. Ma non basta: «Dobbiamo ampliare la capacità produttiva. Gli aromatizzati sono un prodotto di punta dell'export, che trova nella Turchia il primo mercato. I dazi Usa sono ancora oggi un grosso punto interrogativo per il sigaro toscano, passato nell'ultimo anno - come altre eccellenze del made in Italy - da zero dazi al 10%. Io non penso che, dopo la recente sentenza della Corte Suprema, noi riceveremo mai indietro quel 10%, ma devo dire che abbiamo apprezzato la posizione dell'Europa che non ha reagito in maniera, diciamo così, aggressiva facendo controdazi, perché in questo caso saremmo stati penalizzati il doppio». Mst è anche importatore di tabacco americano, e la scelta dell'Ue ha evitato costi aggiuntivi sugli acquisti di tabacco degli Stati Uniti. «Nel 2025 - precisa Mariotti - il costo aggiuntivo che abbiamo avuto, lo abbiamo assorbito proprio perché il Sigaro Toscano ha avuto un grosso sviluppo negli States. Per i brand iconici del made in Italy c'è una richiesta talmente alta che il consumatore americano continuerà ad acquistare, nonostante l'aumento del prezzo». Il mercato americano, il primo al mondo in volumi per i sigari, storicamente è un mercato con una cultura completamente diversa rispetto al Toscano. «Noi stiamo entrando nel mercato Usa con un sigaro diverso per gusto e performante e anche proprio per esperienza di consumo. Stiamo entrando e stiamo crescendo molto bene. È un mercato con enormi potenzialità - conclude l'ad -. Gli Usa rappresentano il 5% del 40% dell'intero export, il che equivale a qualche milione di fatturato, ma ha un grosso potenziale perché è il primo mercato al mondo per consumo di sigari. Gli americani sono abituati al sigaro caraibico. Ma noi stiamo entrando e crescendo bene».
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