Tavoli di crisi, 41 attivi al 31 dicembre

Nel solo 2025 si sono svolte 208 plenarie che, insieme con numerosi incontri di natura tecnica, hanno portato al raggiungimento di 27 intese e salvaguardato 14mila posti
January 6, 2026
Tavoli di crisi, 41 attivi al 31 dicembre
Palazzo Piacentini, sede del Mimit-Ministero delle Imprese e del Made in Italy/ WEB
Al 31 dicembre 2025, i tavoli di crisi attivi sono 41. In calo rispetto ai 55 del 2022, con 34.802 lavoratori coinvolti, a fronte degli oltre 80mila di tre anni fa. Lo scorso anno si sono svolti 208 tavoli plenari che, insieme con numerosi incontri di natura tecnica, hanno portato al raggiungimento di 27 intese. Ci sono inoltre 30 tavoli di monitoraggio, con circa 23.840 lavoratori coinvolti, a testimonianza dell'attenzione che il Mimit-Ministero delle Imprese e del Made in Italy dimostra di avere anche nelle fasi successive alla gestione attiva. Il crescente numero di richieste di intervento da parte di organizzazioni sindacali, imprese e territori - anche oltre i casi che per natura e dimensioni rientrerebbero nel perimetro dei requisiti ordinari per l'apertura di un tavolo nazionale a Palazzo Piacentini - conferma per il ministero «il ruolo centrale e unanimemente riconosciuto al Mimit nella gestione delle relazioni industriali, svolta fin dall'inizio in modo efficace e con risultati concreti, condivisi dagli stessi lavoratori». 
Da La Perla a Beko, da Coin a Riello, passando per Diageo e Adriatronics: sono alcune delle imprese più note le cui vertenze sono state risolte. E che si sono tradotte in altrettanti accordi di reindustrializzazione e in percorsi strutturati di rilancio produttivo. A trarre il bilancio dell'attività dei tavoli di crisi lo scorso anno è lo stesso Mimit, che ricorda come questi accordi abbiano consentito la tutela o la stabilizzazione di oltre 14.260 lavoratori.
Ma la Cgil allarga l'orizzonte e lancia piuttosto l'allarme sul fatto che i tavoli di crisi e monitoraggio al Mimit sono più che raddoppiati negli ultimi due anni e si avvicinano a quota 100, coinvolgendo oltre 120mila lavoratori. Per il ministro Adolfo Urso, la risoluzione delle crisi portata a compimento lo scorso anno rappresenta «un traguardo significativo». E spiega che il risultato è stato raggiunto nonostante le vertenze fossero particolarmente complesse, spesso irrisolte da anni e ad alto impatto occupazionale. Tutto questo anche grazie al «dialogo costante e responsabile tra istituzioni, imprese, lavoratori e organizzazioni sindacali». Il Mimit indica tra i risultati più positivi il rientro in Italia di asset industriali di valore storico e simbolico, come Diageo con lo storico stabilimento Cinzano, nonché il consolidamento di realtà strategiche quali Riello, recentemente entrata nel perimetro del gruppo Ariston. Tutti i dati sulle vertenze sono per altro pubblicati e consultabili sul sito dello stesso ministero.
La Cgil però punta il dito non tanto su quello che è accaduto nel solo 2025, ma sull'evoluzione della situazione delle crisi aziendali in Italia, che ha visto i tavoli aperti passare dai 49 di due anni fa ai 96 di ottobre. La maggior parte delle vertenze, oltre il 50%, secondo l'analisi del sindacato, riguarda il settore metalmeccanico, a partire da siderurgia e automotive. Segue tutta la filiera di chimica, energia e sistema moda. Ma di recente le difficoltà si sono estese dall'industria al commercio e alla distribuzione e la Cgil cita come ultimo caso quello di Woolrich, con l'azienda che ha dichiarato una perdita del 30% del fatturato e disposto il trasferimento a Torino di 139 lavoratori da Bologna e Milano.
Il Mimit sottolinea gli interventi che hanno «consentito di ritirare centinaia di licenziamenti unilaterali, favorendo una gestione concertata degli esuberi e sostenendo percorsi di riorganizzazione e rilancio industriale, come nelle vertenze Berco e Yoox, ricondotte a un confronto strutturato tra le parti orientato alla tutela occupazionale e alla prospettiva industriale» e le vertenze di «particolare complessità, destinate a costituire un riferimento anche sul piano metodologico, come La Perla, caratterizzata da quattro procedure concorsuali, di cui una extra-Ue e con finalità differenti». Sono state inoltre individuate soluzioni a crisi industriali nel Mezzogiorno, con il coinvolgimento di imprese radicate nel territorio, come il Gruppo Dema, già risolta, e AC Boilers, in fase di finalizzazione. «Le intese raggiunte - si legge infine nella nota - confermano la proattività del Dicastero e il riconoscimento del Mimit quale sede istituzionale di riferimento per la definizione di soluzioni industriali e occupazionali. A queste intese si affiancano ulteriori accordi di continuità produttiva e di salvaguardia occupazionale nei principali settori della manifattura e dei servizi, frutto di un confronto costante e responsabile che ha visto il Mimit svolgere un ruolo di regia tra istituzioni, imprese e parti sociali.

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