Il Cnel approva la riorganizzazione dell'Archivio dei Ccnl

Ciò consente per la prima volta di disporre di una base informativa trasparente, accessibile e strutturata per settori Ateco, con schede contratto dettagliate e verificabili sui contenuti normativi e retributivi effettivamente applicati nelle imprese
April 21, 2026
Il Cnel approva la riorganizzazione dell'Archivio dei Ccnl
Villa Lubin, sede del Cnel a Roma
La commissione dell’Informazione del Cnel-Consiglio nazionale dell'economia e il lavoro ha approvato all’unanimità, dopo la fase sperimentale avviata dall’11 aprile 2025, la completa riorganizzazione dell’Archivio nazionale dei contratti e degli accordi collettivi di lavoro, che consente per la prima volta di disporre di una base informativa trasparente, accessibile e strutturata per settori Ateco, con schede contratto dettagliate e verificabili sui contenuti normativi e retributivi effettivamente applicati nelle imprese.
«Con la riorganizzazione dell’Archivio dei contratti collettivi viene data priorità al loro reale radicamento in termini di lavoratrici e lavoratori coperti - spiega il presidente del Cnel Renato Brunetta -. È su questo criterio che ora possiamo individuare con precisione i contratti leader sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative». Brunetta sottolinea come i dati adesso disponibili vadano a «ridimensionare nettamente il problema quantitativo del dumping contrattuale, perché circa 99 Ccnl sottoscritti da Cgil, Cisl e Uil coprono oltre il 97% dei lavoratori del settore privato, mentre circa 800 contratti riconducibili a sigle minori si applicano a poco più del 2%, pari a circa 350mila lavoratori. Con questa riorganizzazione l’Archivio diventa uno strumento essenziale per monitorare con rigore il fenomeno del dumping e per supportare, anche nell’ambito del Codice dei contratti pubblici, valutazioni oggettive di equivalenza contrattuale da parte delle stazioni appaltanti e degli operatori economici. Ringrazio tutte le parti sociali presenti al Cnel per questo risultato, frutto di un lavoro paziente e largamente condiviso avviato su solide basi metodologiche sin dall’inizio della XI consiliatura. Da oggi non si potrà più dire che al Cnel sono depositati oltre mille contratti collettivi per indicare un cattivo funzionamento del sistema: abbiamo finalmente separato ciò che conta davvero da ciò che esiste solo sulla carta. Si tratta di un passaggio decisivo per il Paese e per aggredire la questione salariale perché dimostra che le istituzioni, assieme alle parti sociali, possono costruire strumenti affidabili e condivisi: il Cnel restituisce al sistema delle relazioni industriali e ai decisori politici una base informativa solida, che supera definitivamente letture superficiali e restituisce la reale struttura della contrattazione collettiva italiana».
La nuova organizzazione dell’Archivio nazionale dei contratti introduce un criterio oggettivo di selezione dei contratti collettivi, fondato sul loro effettivo radicamento nel sistema produttivo, misurato attraverso i dati amministrativi Inps (Uniemens): potranno essere collocati nella sezione dei contratti nazionali di settore solo i Ccnl applicati ad almeno il 5% dei dipendenti di una divisione Ateco o al 3% in almeno una divisione nel caso di contratti multi-settoriali. Si supera così definitivamente la logica meramente formale del deposito dei contratti, introducendo un principio di rilevanza sostanziale che consente di individuare i contratti realmente rappresentativi e applicati e di distinguere in modo trasparente tra contrattazione effettiva e contrattazione marginale.
La riforma dell’Archivio si completa con l’introduzione delle schede contratto standardizzate, già operative per i principali contratti nazionali del terziario di mercato che coprono circa cinque milioni di lavoratori, costruite sulla base delle voci retributive e normative previste dal Codice dei contratti pubblici. Le schede, integrate da note comparative, costituiscono uno strumento tecnico innovativo che consente a operatori e stazioni appaltanti di valutare in modo oggettivo l’equivalenza tra contratti collettivi, rafforzando la trasparenza del sistema e rendendo concretamente verificabile il fenomeno del dumping contrattuale nei diversi settori economici.

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