La lezione d'amore che è arrivata da una donna di Bergamo
Maria, vorremmo chiamarla così, ha partorito e ha donato un figlio, Pietro, a questo Paese. Lo ha deposto in una culla termica: il piccolo non resterà solo. Ora lasciate in pace questa mamma
La vita. Che cos’è la vita? Quando vale la pena di essere vissuta? Quando va accolta? Può essere anche rifiutata? La fede cristiana – sostenuta dalla ragione - è convinta che fin dal primo istante del concepimento la nostra vita è vita vera e autentica. Nel corso del tempo si trasformerà centinaia di volte. Cambieranno le forme fisiche, la psicologia, il colore dei capelli, la morbidezza del volto e delle mani, la struttura ossea e muscolare. Lentamente si va strutturando l’uomo che siamo oggi. L’ultima grande trasformazione sarà la morte, quando il bruco diverrà farfalla e inizierà a volare per i cieli infiniti, i tempi eterni. Prima della qualità della vita – su cui possiamo a lungo interrogarci - viene la bellezza della vita, di qualsiasi vita.
Da sempre la bramosia per il potere e il denaro hanno approfittato della fragilità dei più deboli, dei più piccoli, dei vecchi, di coloro che non avevano la possibilità di far valere i propri diritti per poterne abusare. Schiavitù fisica, psicologica, sessuale, etnica, economica. Negli ultimi tempi, le guerre fratricide che si combattono in tante parti del mondo, stanno seminando non solo morte e distruzione, ma anche il disprezzo per la concezione stessa della vita. Anche la bugiarda convinzione che la vita nascente, in fondo, non sia vita nel senso pieno del termine ha portato a gettare nella fogna, ogni anno, più di 40 milioni di essere umani. Uno scempio sotto gli occhi di tutti dal quale ci difendiamo con la forza delle leggi da noi stessi elaborate.
In questo macabro scenario si pone il gesto nobilissimo della mamma di Bergamo. Non la conosciamo. Non sappiamo chi sia, che problemi abbia, se viene da vicino o da lontano, se è giovane o avanti negli anni. Sappiamo solo che ha dato all’Italia e al mondo una lezione di amore immenso. L’amore. Che cos’è l’amore? Anche in questo campo abbiamo idee tanto diverse e lontane tra loro da non venirne facilmente a capo. Una cosa è certa: il vero amore si fa da parte per permettere alla persona amata di essere felice. È difficile, lo so. Amore ed egoismo hanno i confini incerti, lo so. Spesso, proprio questa confusione è alla radice di tanti spietati femminicidi che insanguinano le nostre strade. Se il chicco di grano si rifiuta di marcire la spiga non potrà mai sperare di sbocciare. E sarà carestia. E le nostre tavole rimarranno senza pane. I cristiani questa legge la conoscono bene, la loro fede gliela insegna fin dalla più tenera età.
Ma è evidente per tutti, anche per chi non crede, o crede diversamente da noi. La mamma di cui parliamo – e che vorremmo chiamare Maria – ha partorito. Ha donato un figlio a questo nostro Paese sempre più povero di bambini. Non lo ha gettato via. Avrebbe potuto farlo, la legge glielo avrebbe permesso. Non lo ha fatto. Gli ha fatto dono, invece, del bene più prezioso che il mondo conosca. Lo ha accarezzato, lo ha baciato mille volte, lo ha stretto al suo cuore sanguinante. Poi, come una aquila che non può volare, lo ha affidato a noi. Dal biglietto che ha lasciato possiamo immaginare quanto le sarà costato: «Ti auguro tanta gioia e serenità che non siamo in gradi di darti. Ti abbiamo amato fin dal primo istante. Ti amo da morire». E lo ha deposto, novello Mosè, in una culla termica.
Un bambino ci è nato. Già tante coppie si sono fatte avanti per poterlo adottare. Pietro – è stato chiamato così - non resterà solo. Pietro sarà amato e coccolato. Pietro è vivo. E adesso, per favore, lasciate in pace questa mamma. Altre volte, in casi simili, da parte di tante persone, anche in buona fede, arrivarono appelli perché la donna sconosciuta ritornasse sui propri passi. Non lo fate. Il diritto all’anonimato deve essere rispettato, anche per non intimorire, nel futuro, coloro che potrebbero ritrovarsi nelle stesse condizioni. A Maria, invece, vogliamo fare arrivare, tutti insieme, il nostro grazie e nostro affettuoso abbraccio. Grazie per non aver ceduto allo scoraggiamento; per aver permesso a Pietro di potersi incamminare in questa stupenda, unica, irripetibile, straordinaria, incommensurabile avventura della vita. Grazie perché hai accettato di soffrire un dolore devastante pur di permettere a tuo figlio di vivere ed essere felice. Grazie per la lezione che oggi abbiamo imparato da te. Maurizio Patriciello
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