Leone XIV: papa Francesco, dono per la Chiesa e per il mondo intero
di Giacomo Gambassi, inviato sul volo papale
Nel volo verso la Guinea Equatoriale, Prevost ha ricordato il predecessore nel giorno della morte. La «vicinanza» ai più fragili, la «fraternità universale» e la «misericordia» le sue principali eredità. E richiama il “no” al proselitismo su cui insisteva Francesco e il “sì” al coraggio dell’annuncio del Vangelo

Sono la «vicinanza» ai più fragili, la «fraternità» e la «misericordia» le principali eredità di papa Francesco, secondo Leone XIV. Il Papa ricorda il primo anniversario della morte del suo predecessore sull’aereo che dall’Angola lo porta in Guinea Equatoriale, ultimo dei quattro Paesi al centro del suo viaggio apostolico in Africa. È il giorno in cui scompariva papa Bergoglio. E per Leone XVI l’anniversario cade nella tappa conclusiva della sua terza visita internazionale. Non è a Roma per quella coincidenza che ha fatto slittare ad aprile il suo “tour” africano, in realtà «primo viaggio» che Prevost avrebbe voluto compiere, come lui stesso ha rivelato.
Davanti ai giornalisti al seguito, sul volo verso Malabo, Leone XIV definisce Francesco un Pontefice che «ha lasciato e donato tanto alla Chiesa e al mondo intero, con la sua vita, la sua testimonianza, le sue parole, i suoi gesti». E cita alcuni esempi. Anzitutto, la prossimità «ai più poveri, ai piccoli, ai malati, ai bambini, agli anziani», tiene a far sapere il Papa. Poi sottolinea l’impegno infaticabile per «la fratellanza universale» promuovendo «un autentico rispetto per tutti gli uomini e le donne». È quel continuo appello a «essere fratelli e sorelle tutti», spiega Leone XIV richiamando l’enciclica di papa Bergoglio. Del resto, chiarisce, è questo «il messaggio che troviamo nel Vangelo». E ancora: la misericordia. Il Papa fa riferimento al primo Angelus ma soprattutto alla Messa a Sant’Anna che «ha celebrato ancora prima dell’inizio del pontificato il 17 marzo 2013 quando ha parlato con cuore aperto della misericordia di Dio, dell’amore, del perdono». Una dimensione che Francesco «ha voluto condividere con tutta la Chiesa anche grazie alla bellissima intuizione di un Giubileo straordinario della misericordia», aggiunge. E l’invito: «Preghiamo affinché lui stia godendo della misericordia del Signore».
Leone XIV cita ancora il predecessore rispondendo alle domande dei giornalisti dell’Angola, quando sollecita il «coraggio» e la «chiamata all’evangelizzazione» che «non è proselitismo, come diceva tante volte papa Francesco». Perché ciò che conta è «l’attrazione della fede e la gioia dei credenti che rappresenta una delle migliori vie per diffondere il Vangelo», afferma papa Leone. Sempre dialogando con i cronisti, confida che è «sempre una gioia scoprire luoghi del mondo dove la Chiesa sta crescendo» mentre «ce ne sono altri in cui succede il contrario», proseguire con un filo di rammarico. Ecco, quindi, l’esortazione a «continuare ad annunciare il Vangelo». Poi l’accenno a un possibile Concistoro per la creazione di nuovi cardinali. In «molti vorrebbero sapere» quando si terrà, sorride il Papa. Ma «non è ancora deciso». E anche sull’eventuale provenienza delle nuove porpore il Pontefice osserva che «bisogna valutare la questione a livello globale», ossia con un auspicabile “equilibrio” di rappresentanza fra i continenti all’interno del Collegio cardinalizio. Tuttavia non esclude ulteriori berrette «per l’Africa e anche magari per l’Angola seppur non in un futuro prossimo». Altro tema affrontato con la stampa è il rapporto fra la Chiesa e le autorità civili. Il Papa auspica che sia opportuno «lavorare insieme per il bene di tutto il popolo» benché «da prospettive differenti». E una delle «responsabilità» che ha la comunità ecclesiale è quella di contribuire a «promuovere i diritti universali»
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