L'accordo su TikTok negli Usa lascia molti dubbi sulla gestione dell'algoritmo

L'azienda ha venduto le quote a una joint venture americana per sopravvivere negli Stati Uniti, ma non è chiaro chi controllerà i contenuti sul social network
January 23, 2026
L'accordo su TikTok negli Usa lascia molti dubbi sulla gestione dell'algoritmo
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La conferma ufficiale è giunta in Italia l’altra notte: gli Stati Uniti non spegneranno TikTok. La sopravvivenza del social network in terra americana era minacciata da una legge, approvata dal Congresso sotto la presidenza di Joe Biden nell’aprile del 2024, che imponeva al colosso cinese ByteDance di trovare al più presto un acquirente statunitense, pena il divieto di lavorare nel suo mercato più importante: attualmente oltre 7,5 milioni di imprese e 200 milioni di cittadini risultano iscritti. Per aggirare l’ostacolo, la proprietà cinese ha venduto l’80% delle quote alla neonata TikTok Usds Joint Venture, a maggioranza americana: i principali investitori gestori, che possiedono una quota del 15% ciascuno, sono Silver Lake, Mgx e Oracle, il cui cofondatore Larry Ellison è tra gli imprenditori più vicini a Donald Trump. Il presidente, a pochi minuti dall’annuncio, si è subito preso i meriti della sopravvivenza di TikTok sul suo social network, Truth: «Sono contento di aver aiutato a salvare TikTok», ha scritto, aggiungendo di voler «essere ricordato in futuro da chi usa e ama» la piattaforma. Nello stesso messaggio, Trump ha ringraziato il suo omologo cinese Xi Jinping «per aver approvato l’accordo con gli Stati Uniti».
I timori degli Stati Uniti, quando obbligarono di fatto ByteDance a staccare il cordone ombelicale da Pechino, erano legati a possibili operazioni di spionaggio da parte del governo cinese ai danni degli utenti americani. Ma, nel tempo, la guerra digitale tra Washington e Pechino si è concentrata sul dominio dell’algoritmo: chi lo controlla decide anche cosa vedono oltre 200 milioni di americani sui propri schermi. Lo stesso Donald Trump, che nel primo mandato era favorevole alla cacciata di TikTok dagli Stati Uniti, ha cambiato idea dopo che il social cinese ha giocato un ruolo fondamentale nella sua ultima, vincente, campagna elettorale. Esattamente un anno fa, a pochi giorni dal suo secondo insediamento alla Casa Bianca, il tycoon ha interrotto il primo (e finora ultimo) spegnimento della piattaforma cinese negli Stati Uniti, durato complessivamente 24 ore, trovando un accordo con la proprietà cinese.
Eppure, il fatto che ByteDance abbia ceduto le proprie attività a investitori non cinesi non significa che abbia automaticamente rinunciato anche alla paternità dell’algoritmo negli Stati Uniti. Trump, dal canto suo, pare avere fiducia nei nuovi proprietari di TikTok: «Sono un gruppo di grandi americani patrioti e investitori», ha commentato su Truth. A guidare come Ceo la nuova joint venture sarà Adam Presser, già responsabile delle operazioni e della sicurezza di TikTok, che presiederà un consiglio di amministrazione composto da sette membri: sei statunitensi e uno cinese, il Ceo di TikTok Shou Chew. Il primo comunicato del nuovo Cda di TikTok Usa pare voler rassicurare i cittadini statunitensi proprio sulle regole dell’algoritmo. «La joint venture – si legge in una nota – riaddestrerà, testerà e aggiornerà l’algoritmo di raccomandazione dei contenuti sui dati degli utenti statunitensi. L’algoritmo di raccomandazione dei contenuti sarà protetto nell’ambiente cloud statunitense di Oracle». Nonostante la presenza di Chew nella nuova direzione, dunque, il controllo dell’algoritmo potrebbe essere passato in mano statunitense.
Secondo quanto appreso da Reuters i due Governi, cinese e americano, avrebbero firmato un accordo per cui ByteDance manterrebbe la proprietà delle attività commerciali di TikTok negli Stati Uniti, ma in cambio cederebbe a Washington il controllo dell’algoritmo e dei dati. In particolare, le informazioni degli utenti statunitensi – spiega la neonata TikTok Usds in una nota – «saranno ora protette dalla joint venture nell’ambiente cloud sicuro di Oracle, dentro agli Stati Uniti». Anche questa, però, non è una novità: già nel 2019 TikTok, difendendosi da accuse di censura da parte del Congresso Usa, aveva dichiarato di «conservare tutti i dati degli utenti americani dentro agli Stati Uniti» aggiungendo che i data center della piattaforma «si trovano interamente al di fuori della Cina senza essere soggetti alla legge cinese».

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