Il 2026 per le startup parte in salita: pausa forzata dal sistema delle detrazioni

L’appello di Italian Tech Alliance affinché venga prorogata dalla Ue la norma introdotta dieci anni fa Il direttore Cerruti: misura essenziale, chiediamo che sia garantita la retroattività
January 22, 2026
Il 2026 per le startup parte in salita: pausa forzata dal sistema delle detrazioni
Un 2025 all’insegna del consolidamento ma con il fiato sospeso per l’incertezza normativa. Il mercato del Venture capital (vale a dire gli investimenti a lungo termine in startup e pmi) è considerato dagli analisti un indicatore prezioso non solo dello stato di salute della nostra economia, ma anche della sua capacità e propensione all’innovazione e, di conseguenza, alla crescita. Giovedì 22 gennaio sono stati presentati i dati relativi all’ultimo trimestre dell’anno appena concluso da Italian Tech Alliance, l’associazione italiana del Venture capital. «Si tratta di dati che evidenziano una sostanziale stabilità rispetto al 2024» spiega il direttore generale Francesco Cerruti. Le aspettative però erano elevate e sono andate in buona parte deluse.
Nel 2025 gli investimenti in startup e imprese innovative in Italia hanno raggiunto 1,735 miliardi di euro, distribuiti in 436 round d’investimento. L’anno appena concluso si colloca come il secondo migliore di sempre per ammontare investito, subito dopo il 2022 e, se si escludono i mega round, diventa il migliore di sempre.
A preoccupare nell’immediato futuro è la mancata proroga, a dieci anni dall’avvio, della norma che consentiva alle persone fisiche di detrarre il 30% degli investimenti e alle persone giuridiche di dedurre il 30% dell’imponibile Ires rispettivamente per un milione e 1,8 milioni di euro. Una misura essenziale per rendere più forte l’ecosistema dell’innovazione italiana che è ancora esile rispetto ad altre realtà europee. «Si sapeva da tempo che questa norma era in scadenza ma il governo considerava il rinnovo era una semplice formalità. Alla fine sono emerse difficoltà in Europa anche per colpa dei soliti “furbetti” che abusavano della misura – spiega Cerruti –. Ad oggi non è stata notificata la richiesta, c’è un dialogo aperto con la Ue ma di fatto l’Italia gioca in difesa e la situazione non è chiara. Noi non dubitiamo del lavoro di Mimit e Mef ma immaginiamo un processo lungo e chiediamo che il via libera sia accompagnato dalla retroattività».
A conti fatti dal 2015 al 2025 la raccolta di fondi è cresciuta in maniera esponenziale. Era soltanto di circa 100 milioni dieci anni fa, nel 2020 è passata 536 milioni per poi assestarsi su 1,5 miliardi. Merito soprattutto di grandi “round” che hanno trainato il mercato. La parte del leone la fanno gli investitori pubblici a partire da Cdp e dal suo corrispettivo europeo ELTIa. In Spagna il mercato è di 2 miliardi, in Francia di 7,7 miliardi in Inghilterra di 15 miliardi. Il ritardo italiano è strutturale ma la buona notizia è la crescita maggiore negli ultimi anni rispetto ad altri Paesi.
La preoccupazione però è che possa esserci un passo indietro. Il 2025 era iniziato con grandi aspettative e promesse di sostegno reale al settore. Da una parte la prospettiva di un aumento degli investimenti da parte di casse previdenziali e assicurazioni che in Italia sono storicamente assai timidi, grazie ad una norma all’avanguardia che aveva come obiettivo appunto attirare questi investitori istituzionali che rappresentano appena il 5%. Ma i risultati sono stati nulli, con una quota di investimenti stabile. La seconda novità era l’introduzione di norme europee specifiche per uniformare le regole. In questo senso, dopo i pronunciamenti di Letta e Draghi, si era espressa anche la presidente Von der Leyen. L’idea era quella di realizzare un regime unico, il 28simo regime dell’Ue, per consentire alle startup di operare in tutti i Paesi. «Purtroppo ad oggi non c’è nulla di concreto. Anzi si parla di una direttiva e non più di un regolamento e la differenza è considerevole visto che quest’ultimo rimanda agli Stati membri che dovranno poi deliberare – commenta Cerruti – . Insomma tra il dire e il fare in questo caso c’è di mezzo il mare».
Unico elemento positivo è stata la maturità dei founder con alcune realtà italiane che hanno attirato investitori internazionali. Il mercato è stato trainato da pochi, potentissimi round che hanno focalizzato l’attenzione e la maggior parte del capitale. Dall’unicorno Bending Spoons, specializzato in app di successo, ad Exein (Cybersecurity), AAVantgarde Bio NanoPhoria (Life sciences) e Generative Bionics (Deep tech). Tra i settori in forte crescita ci sono appunto il Deep tech (tecnologie basate su scoperte scientifiche o innovazioni ingegneristiche), l’Health & Life Science e Software & Digital Services.
«Avevamo a disposizione tanti fattori positivi per fare del 2025 un anno di grande crescita, c’erano grandi aspettative, si parlava anche dell’ipotesi di creare un testo unico dedicato alle startup che potesse diventare “la casa” in cui custodire e mette in ordine le tante regole che ci sono oggi. Ma invece di fatto sono stati fatti dei passi indietro» sottolinea Cerruti.

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