Gli aeroporti europei lanciano l’allarme:
«A corto di carburante entro 20 giorni»

di Corrado Garrone, Bruxelles
Gli aeroporti europei rischiano carenze «sistemiche» di carburante se lo Stretto di Hormuz non verrà stabilmente riaperto entro fine mese, ha scritto alla Commissione Ue il Consiglio internazionale degli aeroporti europei (Aci Europe)
April 10, 2026
Gli aeroporti europei lanciano l’allarme:
«A corto di carburante entro 20 giorni»
Ancora tre settimane di autonomia, e poi si potrebbe rimanere a terra con il motore spento. Gli aeroporti europei rischiano carenze «sistemiche» di carburante se lo Stretto di Hormuz (da cui transita circa il 40% delle forniture mondiali) non verrà completamente e stabilmente riaperto entro fine mese, ha messo nero su bianco in una lettera alla Commissione Ue il Consiglio internazionale degli aeroporti europei (Aci Europe, nell’acronimo inglese), l’associazione di categoria degli scali che riunisce oltre 600 aeroporti in 55 Paesi e “copre” quasi la totalità dei voli commerciali operati nel Vecchio continente. In una missiva indirizzata al commissario europeo ai Trasporti, il greco Apostolos Tzitzikostas, e visionata dal Financial Times, Aci Europe ha avvertito che le riserve di combustibile per aerei (prodotto derivato dal petrolio) si stanno esaurendo, mentre «l’impatto delle attività militari sulla domanda» sta mettendo ulteriormente sotto pressione le forniture. Non solo. Ad aumentare le preoccupazioni c’è anche l’avvicinarsi della stagione estiva, «quando il traffico aereo alimenta l’intero ecosistema turistico da cui dipendono molte economie» dell’Unione, prosegue la lettera. Se non una risposta vera e propria, perlomeno un primo segnale politico di coordinamento potrebbe arrivare tra 10 giorni, alla riunione straordinaria in videoconferenza dei ministri dei Trasporti dell’Ue che Cipro, alla presidenza di turno del Consiglio dell’Unione, ha convocato per la mattina del 21 aprile con un unico punto all’ordine del giorno: discutere delle conseguenze del conflitto nel Golfo per il settore. Si tratta del secondo appuntamento d’emergenza di questo tipo: il 31 marzo era toccato ai ministri dell’Energia vedersi online per uno scambio sugli effetti sulle bollette di famiglie e imprese. Ma prima di allora, sarà la volta della squadra di commissari presieduta da Ursula von der Leyen: lunedì è in programma, infatti, un dibattito di orientamento sulle implicazioni che, nonostante la fragile quanto temporanea tregua, la guerra in Iran sta avendo su un ampio ventaglio di dossier, dall’energia ai conti pubblici, dalla migrazione ai trasporti.
Nella sua lettera a Tzitzikostas, Aci Europe ha chiesto un monitoraggio a livello Ue delle forniture per mettere il settore in condizione di definire una posizione comune, visto che al momento «non esiste una mappatura della produzione e della disponibilità di carburante per aerei». «Una crisi dell’offerta - denuncia l’alleanza degli scali - interromperebbe gravemente le operazioni aeroportuali e la connettività aerea, con il rischio di pesanti impatti economici per le comunità coinvolte e per l’Europa in caso di una carenza sistemica». Il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin ha detto di condividere le preoccupazioni, poiché «una gran parte della produzione arriva dal Golfo Persico» e ha portato «ad alcune situazioni di criticità». «Prima di adottare qualsiasi misura, è necessario coordinarci», aveva affermato all’inizio della settimana la Commissione europea a proposito dei velivoli a secco di combustibile, ricordando come le scorte nazionali includano non solo il greggio ma pure i derivati. Oggi, intanto, è attesa in arrivo a Copenaghen l’ultimo carico di cherosene passato da Hormuz poco prima della guerra.
L’allarme degli aeroporti europei arriva in particolare dopo che, nei giorni scorsi, prima negli scali di Milano Linate, Venezia, Treviso e Bologna, e poi in quelli di Brindisi, Reggio Calabria e Pescara, sono state introdotte delle limitazioni nel rifornimento degli aeromobili a causa della disponibilità ridotta di carburante, poi revocate. Anche i vettori sono in allerta, con la possibilità di cancellazioni sul tavolo, soprattutto in partenza o arrivo dagli scali minori, oltre che di aumento dei prezzi dei biglietti. «Al momento i nostri fornitori possono garantire approvvigionamenti fino a metà-fine maggio», ha annunciato di recente Ryanair. La low cost irlandese sta, tuttavia, valutando uno stop al 10% dei voli, mentre Lufthansa pensa a un fermo temporaneo dai 20 ai 40 aerei (pari al 5%), sulla scia di quanto fatto già dalla scandinava Sas, che ha cancellato mille partenze ad aprile.
Finora, nei tavoli tecnici che ha riunito questa settimana per esaminare la sicurezza delle proprie forniture energetiche, Bruxelles ha invitato alla prudenza e ha escluso immediati rischi per gli approvvigionamenti di petrolio e gas. A pesare, semmai, è l’effetto complessivo del blocco dello Stretto sui mercati globali, con significativi rincari energetici che, stando alle stime dell’esecutivo Ue, «non saranno di breve durata». I prezzi di riferimento del carburante per aerei nell’Europa nord-occidentale hanno chiuso giovedì a 1.573 dollari a tonnellata rispetto ai circa 750 dollari a tonnellata prima dell’inizio della guerra in Iran, secondo l’agenzia di rilevazione dei prezzi Argus Media, citata dall’Ft. L’Asia è la regione che sta pagando il conto più salato, con +163%, seguita dall’Europa con +138%.

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