Si fa presto a dire disuguaglianza: i numeri (e i perché) sono importanti

di Carlotta Balestra, Gullaume Cohen e Nell Martin
Le statistiche sui divari sono strumenti essenziali per trasformare l’urgenza morale in azione concreta. Tra reddito, istruzione e opportunità ereditate, i dati possono guidare politiche pubbliche più efficaci, come evidenzia l’Ocse
February 2, 2026
Si fa presto a dire disuguaglianza: i numeri (e i perché) sono importanti
Un senza fissa dimora su un marciapiede chiede l'elemosina a Roma/ ANSA
Nella recente Esortazione Apostolica Dilexi Te, papa Leone XIV richiama il ruolo cruciale dei dati nel rendere visibile la povertà e nel tradurre l’urgenza morale di contrastarla in azione concreta. Le statistiche orientano le decisioni pubbliche e il dibattito civile, ma – come sottolinea lo stesso Pontefice – non possono ridursi a meri conteggi: devono riflettere le condizioni reali e le difficoltà vissute dalle persone.
Comprendere come misuriamo le disuguaglianze è quindi importante. Le statistiche di disuguaglianza sono centrali per comprendere la vita economica e sociale di un Paese: mostrano come le risorse sono distribuite e con quali effetti sul benessere degli individui. Un’ampia letteratura evidenzia che livelli elevati di disuguaglianza minano la coesione sociale, la crescita economica e la mobilità sociale tra generazioni. Anche le percezioni dei cittadini contano: influenzano il consenso verso le politiche redistributive e di inclusione.
Le due domande fondamentali di Amartya Sen
La complessità delle disuguaglianze mal si presta ad essere riassunta in un unico numero. Ogni misura riflette scelte concettuali e metodologiche che ne determinano significato e rilevanza. Per il premio Nobel per l’Economia e filosofo Amartya Sen, tali scelte devono essere guidate da due domande fondamentali: disuguaglianze di cosa? e disuguaglianze tra chi?
La prima ha una forte valenza etica poiché definisce quali aspetti considerare. Tradizionalmente, l’attenzione si è concentrata su reddito, ricchezza, occupazione e condizioni abitative, aspetti fondamentali per comprendere le differenze nel tenore di vita. Oggi, grazie a dati più solidi e comparabili, l’analisi si estende anche a salute, istruzione, qualità dell’ambiente, relazioni sociali e partecipazione civica, offrendo una visione più completa delle disuguaglianze.
La seconda domanda riguarda l’unità di riferimento dell’analisi. Le disuguaglianze possono essere osservate lungo l’intera scala socio-economica (disuguaglianze verticali), o come differenze sistematiche tra gruppi sociali definiti da caratteristiche come genere, età, istruzione o origine migratoria (disuguaglianze orizzontali). Le prime misurano, ad esempio, le differenze tra le fasce estreme di reddito, mentre le seconde colgono disparità come quelle salariali tra uomini e donne a parità di qualifica.
Il contributo dell’Ocse alla comprensione delle disuguaglianze
Da tempo le statistiche dell'Ocse alimentano il dibattito pubblico e politico sulle disuguaglianze, contribuendo a orientare interventi volti a promuovere una maggiore inclusione e prosperità condivisa. In risposta alle riflessioni di Sen, l’Ocse ha compiuto progressi statistici significativi nel rafforzare l’analisi delle disuguaglianze.
Un passaggio chiave è stato l’andare “oltre il PIL“, adottando una visione più ampia del benessere e del progresso sociale. Ciò include non solo le condizioni materiali (reddito, ricchezza, alloggio, lavoro), ma anche dimensioni immateriali essenziali per la qualità della vita (salute, ambiente, reti sociali, partecipazione civica, ecc). Parallelamente, il miglioramento della disponibilità di dati per diverse caratteristiche individuali ha permesso di comprendere meglio per chi le disuguaglianze contano.
L'Ocse ha inoltre sviluppato indicatori su mobilità sociale ed opportunità, aspetti centrali nel dibattito sulle disuguaglianze, confluiti in due rapporti di riferimento: A Broken Social Elevator? e il recente To Have and Have Not. Ne emerge un quadro più articolato delle disuguaglianze, che riflette meglio le specificità nazionali e rafforza la capacità delle politiche pubbliche di rispondere ai bisogni dei cittadini.
La disuguaglianza di opportunità in Italia
In particolare, To Have and Have Not rappresenta un importante passo in avanti. Il rapporto introduce un indicatore di disuguaglianza di opportunità robusto e comparabile a livello internazionale. L’indicatore misura il peso delle circostanze “ereditate” e dei fattori al di fuori del controllo individuale (genere, luogo di nascita e background familiare, ecc.) nel determinare le prospettive economiche.
In Italia, circa il 30% della disuguaglianza di reddito è attribuibile a tali fattori, un valore in linea con la media Ocse: superiore a quello di Paesi europei comparabili come la Francia e la Germania, ma inferiore a quello della Spagna. Il background familiare resta un determinante centrale, con il livello di istruzione e l’occupazione del padre particolarmente rilevanti. L’analisi evidenzia inoltre forti differenze regionali, coerenti con i persistenti divari territoriali nella distribuzione di risorse e servizi.
Ocse WISE - Centre on Well-Being, Inclusion, Sustainability and Equal Opportunity

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